Sull'ospedale di Agnone risposte ambigue | Diocesi di Trivento

Segnalazioni

Sull'ospedale di Agnone risposte ambigue

La Diocesi di Trivento, e questo dicastero, si permettono di parlare unicamente per il bene comune e le situazioni di particolare difficoltà che affrontano e devono affrontare i cittadini viventi nel loro territorio, avendo unicamente a cuore la sorte della loro gente, senza secondi fini. Ovviamente, ogni realtà umana presenta segni di ambivalenza, ma non si può ignorare per questo il problema posto in essere. Compito della Chiesa locale è quello di illuminare, far prendere coscienza, motivare gli amministratori e i responsabili della cosa pubblica a comprendere gli effetti che talune decisioni possono causare nel territorio, lasciando poi loro l’autonomia e la responsabilità democratica, politica e civile delle loro decisioni, a cui nessun potere o presunto potere religioso può sostituirsi.

Perché non vi sia disinformazione, ma ogni uomo di buona volontà conosca appieno la situazione, questo ufficio vuole precisare che cosa è scritto in materia nella Bozza di Piano Sanitario Regionale.

Dopo aver stabilito che all’Ospedale Civile di Agnone competono 44 posti letto in ragione della popopolazione (3,5 posti letti per mille abitanti) ed aver affermato che ne sarebbero garantiti 80 (cosa apparentemente da far tirare un sospiro di sollievo), si afferma che:
“ I servizi di diagnostica (radiologia e laboratorio analisi), di anestesia e di farmacia sono garantiti dagli Ospedali della zona 2:
- laboratorio di analisi: l’Ospedale sarà dotato delle attrezzature necessarie per gli esami di urgenza;
- radiologia: l’Ospedale sarà dotato di sistema di lettura a distanza degli esami radiologici effettuati in assenza di medico”.

Tutti coloro che vivono ed operano negli ospedali sanno che un Ospedale, per esistere, ha bisogno di questi due servizi essenziali: la loro mancanza, soppressione o riduzione, compromette la vita dello stesso presidio. In concreto, rimarranno dei tecnici e alcune attrezzature per i laboratori, scompariranno i profili medici: ad Agnone, dove ogni giorno si fanno in media 70 prelievi, non sarà più possibile fare le analisi del sangue per gli esterni, ed è messa in forse anche per i ricoverati la possibilità, in quanto si parla di “esami di urgenza”. Inoltre, scomparirà il Centro di Raccolta del Sangue, messo su con abnegazione dai medici e dai tecnici del posto in collaborazione con l’AVIS, che raccoglie, come sezione di Agnone e Alto Molise, circa 500 donatori, anche extra regionali, in grado di produrre annualmente circa €. 450.000,00 di sangue, utilizzato soprattutto ad Isernia, per cui la Regione perderebbe, per il piano sangue, questa entrata e sarebbe costretta ad acquistare il sangue altrove. In Radiologia, si parla di un futuristico sistema di “lettura a distanza degli esami radiologici” che effettivamente non si sa quanto potrà funzionare in realtà e nei fatti. Potrebbe succedere così che per una diagnosi urgente occorrerà aspettare giorni… Di fatto, per il cittadino esterno sarebbe un calvario fare esami di tale tipo ad Agnone, e di conseguenza non converrà a nessuno recarsi presso il nosocomio a fare prelievi ed esami radiologici per le cui risposte occorreranno giorni e giorni, a causa del previsto aumento dei carichi sulle strutture della Zona 2. Per non considerare la crisi dell’attività ospedaliera, in quanto i medici dei reparti non potrebbero fare tempestivamente diagnosi e predisporre piani terapeutici efficaci per i ricoverati, cosa che creerebbe sofferenza indicibile ad operatori e pazienti e consiglierebbe di ricoverarsi altrove anche per semplici patologie.

E’ quindi scritto:
“La presenza di una equipe autonoma di chirurgia generale viene mantenuta in via transitoria, per tenere conto dell’attuale livello di attività, anche in mobilità attiva…anestesia e rianimazione: in occasione degli interventi chirurgici sarà garantita la disponibilità di un pl tecnico di rianimazione”.
Il reparto Chirurgia è quindi “sub iudice” e transitorio. Buona è l’idea del posto letto di rianimazione. Ma è quando si va ad analizzare la composizione dei “presunti” 80 posti letto, che si scoprono altri aspetti drammatici. Semplificando la tabella riportata, la situazione per il San Francesco Caracciolo è la seguente:

AREESPECIALITA’PL
Or
WH DH
AREA MEDICA

CARDIOLOGIA

2
MEDICINA GENERALE17
LUNGODEGENZA8

AREA CHIRURGICAOCULISTICA 2
ORL 11
ORTOPEDIA 42

CHIRURGIA GENERALE

14 2
AREA MATERNO - INFANTILEOSTETRICIA E GINECOLOGIA 82
PEDIATRIA 2
RIABILITAZIONERIABILITAZIONE8 2
TOTALI 471320

Dove PL Or sta per Posti letto Ordinari, WH per Week Hospital e DH per Day Hospital. In realtà vengono attivati 3 posti letto ordinari in più alla dotazione prevista, mentre i Week Hospital sono posti letto che funzionano soltanto dal lunedì al venerdì per 24 ore.

Che cosa concretamente succede: praticamente non sarà più possibile operare un femore, e l’ortopedia funzionerà solo per piccoli interventini, quali ad esempio le piccole ernie del disco e i ginocchi, ma la patologia più frequente, data l’anzianità della popolazione, dovrà essere trasferita altrove.

L’area materno infantile praticamente scompare: scomparendo le culle e scomparendo il reparto di fatto, con la presenza della WH, già non possono essere assicurati più i DRG del parto e del parto cesareo, ed un eventuale partoriente il venerdì dovrà essere trasferita altrove, e non vi è più possibilità, se non a costo di operare il lunedì e dimettere o trasferire il venerdì in condizioni precarie, di compiere interventi più complessi, come la isterectomia, ad esempio, o i tumori del collo dell’utero. Al massimo, si può rischiare il raschiamento e l’IVG. Inoltre, essendoci solo posti in DH per la Pediatria, e nessuno ordinario, il pediatra sarà in ospedale solo dalle ore 8.00 alle ore 20.00 e non assicura reperibilità: si ridurrà ad assicurare le prestazioni ambulatoriali e una donna che dovesse ricorrere al Caracciolo a causa delle doglie del parto dalle ore 20.00 alle ore 8.00 del giorno successivo, oppure di sabato e domenica, dovrà essere trasferita, con tutti i rischi del caso, d’urgenza ad altro Ospedale, in quanto non si può partorire in assenza di Pediatra. Di conseguenza, ciò costituisce uno spreco di risorse pubbliche, perché imprigiona un equipe medico-chirurgica limitandone le possibilità concrete di intervento in una struttura inadeguata a fare praticamente nulla e a produrre nulla. Con la conseguenza che chi dovrà partorire o fare qualche intervento serio si guarderà bene dal venire ad Agnone, ed emigrerà dove si sentirà più sicura e protetta. Si perderà anche qui la mobilità extra regionale in essere, probabilmente vi sarà mobilità passiva in aumento e chi vive nelle nostre zone interne sconterà più disagi.

E’ vero, appare la riabilitazione, ma praticamente che funzionalità avrà una Chirurgia privata di molti strumenti diagnostici e sub iudice? E così la Medicina, che dovrà fare, qualora ad esempio si debba accertare una patologia infettiva – come è accaduto spesso ultimamente – che richiede un pronto intervento in ospedali specialistici?

Si può comprendere allora il nostro rimanere sconcertati quando si afferma che comunque il Nuovo Ospedale si farà: non è, in base a quanto si vuol fare, uno spreco di denaro pubblico? In Diocesi abbiamo spesso assistito a questo: si costruisce una nuova Pretura e si chiude la Pretura, si costruisce un carcere e rimane abbandonato… allora, si costruisce un nuovo Ospedale per chiudere l’Ospedale? Non è questa programmazione socio – sanitaria…

Non si vuole negare la necessità di far rientrare il Deficit Sanitario, ma abbiamo ragione ad essere seriamente preoccupati, e lo dovrebbero essere tutti gli amministratori locali. La popolazione vivente nell’area è di 13.474 residenti, e ha diritto a 47,159 posti letto ordinari (cosa praticamente fatta con la bozza di PSR nonostante le chiacchiere). Tuttavia, l’altro corpo mortale alla Diocesi è la scomparsa del Distretto di Trivento, e non si parla più qui di Ospedale di Comunità. In base ai parametri nazionali, la soluzione sarebbe quella di creare un unico Distretto Sanitario di Agnone – Trivento, con gli accorpamenti di Montefalcone del Sannio (Zona 3), Civitanova del Sannio, Bagnoli del Trigno, Chiauci e Pescolanciano (Zona 2), dando vita ad un distretto di 25.232 abitanti, e designare il Caracciolo come Ospedale del Nuovo Distretto Montano di Agnone – Trivento, con posti letto ordinari pari a 88,312 posti letto: e in questo modo dare senso e dignità sia al Distretto che all’Ospedale Territoriale, salvando i servizi sanitari nella zona e nell’area e garantendone una funzionalità integrata. Infatti si darebbe vita ad un distretto più equilibrato per popolazione e per area geografica, con servizi più vicini ai cittadini e probabilmente efficienti e giustificati, cosa che richiede poi il potenziamento dei collegamenti con le sedi oggetto di prestazioni socio-sanitarie.

Tutto questo però richiede che gli amministratori di questo territorio trovino la forza di sedersi ad un tavolo comune, di assumersi le loro responsabilità, di superare posizioni campanilistiche e di proporre con forza soluzioni alternative a questo PSR come formulato alla Regione Molise, per non far cadere nel vuoto l’appello di Sua Santità Giovanni Paolo II ad Agnone il 19 marzo 1995 : “Non arrendetevi di fronte alle difficoltà del momento presente e non rinunciate a progettare il futuro”.

Questo Ufficio si appella a loro, al Consiglio Regionale, ai cittadini, a tutti perché se la Regione deve vivere, può vivere solo insieme, altrimenti se muore la sua montagna, morirà anche lei. Voler bene alla propria terra richiede coraggio e forza, ed anche sacrificio di interessi di parte o di bottega, da parte di tutti, anche di noi che viviamo ed operiamo in questo amato e difficile territorio.

La nostra Chiesa locale, per volontà del Vescovo, il 3 novembre 2007 incontrerà gli amministratori di questo territorio per parlare della Dottrina Sociale della Chiesa: si spera che in quella data ci siano da parte di chi ha la responsabilità di amministrarci risposte chiare e positive per il bene dell’area.

Porgendo distinti e fraterni saluti,
Don Francesco Martino

Ufficio Diocesano - Pastorale SanitariaAgnone (IS), 30 ottobre 2007

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