Riflessione semiseria dopo il recente voto politico. | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Riflessione semiseria dopo il recente voto politico.

Riflessione semiseria dopo il recente voto politico.

I giochi sono ormai fatti: scheda che vince, scheda che perde e di nuovo palla a centro.

Ora c’è chi ride e c’è chi piange, chi gioisce e chi si rammarica, chi si gongola soddisfatto e chi piange sul latte versato. Ecco che senti ripetere anche, in modo paradossale e contraddittorio, se non addirittura sfacciato, "ho perso sì, anzi no, perché moralmente ho vinto io".

Ma allora, cosa è praticamente successo il 13/14 aprile 2008?

Vale la pena rallegrarci prima con una delle tante barzellette dei carabinieri, in questo caso emblematica.

Una caserma di carabinieri decide di prendersi una vacanza e tutti insieme partono con un autobus a due piani!! C'è chi sale sopra, c'è chi si mette sotto e l'autobus parte!!! Sotto tutti i carabinieri scherzano, ridono, fanno casino e sopra sono tutti zitti, attaccati al loro sedile, preoccupati... tutto questo per metà del viaggio, fino a quando un carabiniere di sotto sale e vedendoli tutti zitti dice: "Ma che è questo mortorio, sotto cantiamo, scherziamo e voi qui sopra siete tutti in silenzio..." e un carabiniere di sopra: "E certo che scherzate, voi l'autista ce l'avete!!!"

L’Italia ha una guida vera o si è affidata ciecamente, si è buttata tra le braccia di chi pensa prima e anzitutto a risolvere i propri interessi personali?

Ai vincitori, oltre che i rallegramenti e gli auguri di buon lavoro, mi andrebbe di ricordare due o tre cose molto serie, che mi derivano da una certa lettura sociologica della realtà. Vista la grande esterofilia che c’è in giro, si badi bene di non trasformare l’esercizio del potere in modo da rendere vero il pensiero di Augustin Acosta Lagunes, e cioè che “In politica tutti gli amici sono falsi e tutti i nemici sono veri”. Ne tanto meno ci si deve ispirare a quel che dice Louis Dumur: “La politica è 1'arte di servirsi degli uomini facendo loro credere di servirli”. Meglio sarebbe ispirarsi alla genuina tradizione italiana che Cesare Cantù sintetizzava nell’espressione: “La politica studia i modi, acciocché un popolo sia ricco per 1'industria, savio per 1'educazione, potente per il numero, forte per 1'unione, felice per la pace”.

Naturalmente chi ha vinto esulta e si rallegra, mentre gli altri farebbero bene ad avviare immediatamente una riflessione sulle cause della sconfitta, che in parte sono rintracciabili nel bipartitismo forzato imposto dalla esecrabile attuale legge elettorale, ma in gran parte esse affondano le radici soprattutto in una certa esperienza negativa dei due anni di governo e della linea politica che si è voluta seguire in questo periodo di campagna elettorale, troppo spettacolare ed epidermica nelle apparenze e meno seria, incisiva ed immediata nei contenuti.

William Shakespeare, nell’Enrico VI, ha scritto: “Non ogni nube porta tempesta”.

La sfida più grande comincia adesso: mettere in atto le facili ed istrioniche promesse elettorali per chi ha vinto, ed iniziare una nuova fase, quella di una lunga marcia della sinistra nella società, sinistra che va unita dal basso, nelle lotte e nei movimenti, perché a questo punto sono evidenti i limiti di una costruzione solo dall'alto, essenzialmente basata sulla proiezione mediatica e istituzionale. Si è troppo sognato, anzi si è sognato di sognare e il risveglio è stato brusco, repentino e amaro.

Quelli che hanno perso parlano oggi di sconfitta inattesa, e, pur accettando il risultato delle urne, non si sanno capacitare di essere stati messi fuori dalla corsa, non riescono in altre parole a riconoscere né i pochi meriti dell'avversario né i tanti demeriti propri. I silenzi o le giustificazioni di maniera di oggi sono proporzionati all'incapacità di ieri, quella stessa di ascoltare la gente, quella di farsi capire dagli elettori mettendo sul tavolo proposte concrete e programmi seri ed oggettivi per fronteggiare l'offensiva del malcontento diffuso, del distacco e del disinteresse dalla politica.

Si parla tanto della scomparsa di una rappresentanza di sinistra nel nuovo Parlamento. E’ un dispiacere, un rimpianto, ma è esagerato dire una tragedia, senza aggiungere poi che se tragedia è, era sicuramente una tragedia annunciata e allo stesso tempo prevista e temuta da molte voci critiche provenienti dal suo stesso interno. A sinistra c’era chi coltivava sogni e chimere e chi, con i piedi per terra, avvertiva le sabbie mobili della novità e della mancata assimilazione da parte della gente delle nuove proposte. Si deve riflettere spassionatamente sul fatto che si è imboccata una strada pericolosa. Avvertiamo tutti il pericolo della compressione della rappresentanza, cosa che ci deve preoccupare non poco sul piano democratico, infatti osserviamo che molte fasce sociali non hanno più propri delegati in parlamento perché, avendo sacrificato il proprio voto sull’altare del cosidetto "voto utile", hanno affidato le loro istanze a partiti e persone che possiedono una visione della società completamente diversa dalle loro attese, arroccati ancora su pregiudizi ideologici e preconcetti di classe più tenaci e resistenti dello stesso ormai diruto muro di Berlino.

Se si son visti uomini precipitare da una posizione eminente non è che siano caduti a causa di quegli stessi difetti che ve li avevano fatti salire?

In conclusione, facciamo in modo che “nessun dorma!”, proprio come scriveva Ludwig Wittgenstein, in Pensieri diversi, “Riposare sui propri allori è altrettanto pericoloso che riposare su una slavina. Ti appisoli, e muori nel sonno”.

don Mimì Faziolidi don Mimì FazioliTrivento (CB), 18 aprile 2008

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