Mese di maggio 2008 - MARIA DI NAZARETH E DI GERUSALEMME | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Mese di maggio 2008 - MARIA DI NAZARETH E DI GERUSALEMME

Mese di maggio 2008 - MARIA DI NAZARETH E DI GERUSALEMME

Le stelle sono angeli e gli angeli sono tutte stelle. E Maria? Lei è il Cielo di Dio, perché infinita umiltà, la sola capace di contenere l’immenso. Di questo cielo sconfinato, insegna la tradizione spirituale, non si dirà mai abbastanza. Non è mariologia impertinente, questa, né devozione cattolica che potrebbe mostrarsi ruvida al dialogo con i cristiani delle altre confessioni, ma limpida contemplazione della Madre di Dio alla quale davvero compete il purissimo possessivo:Gesù è suo.
C’è commozione e pace nell’essere altrettanto consapevoli che noi siamo suoi, perché lei è Madre nostra.
Il tempo scandito dalla fede e dalla preghiera, il calendario della Chiesa e le ore coi rintocchi di campana, sono pieni di Maria e del suo ricordo. Forse può esserci chi non ricorda le parole del Padre Nostro, ma nessuno l’Ave Maria.
Tanta umiltà non annichilisce la creatura, ma l’esalta perché Maria è tutta rivestita di Parola. Il Verbo di Dio è il suo manto. E se il Verbo è lo splendore del Padre, allora Maria, che ne è rivestita, è tutta bellezza. Incomparabile bellezza.
Non c’è parola di Maria che non sia eco della Parola rivelata. Il suo Magnificat è la lettura più sapiente dell’Antica Alleanza perché coglie i tratti essenziali, decisivi, dell’intervento di Dio in mezzo al labirinto delle vicende umane. Dove chiunque si smarrisce, lei trova la strada, perché il suo sguardo è in alto, e da lì le viene la direzione. Il Magnificat è una successione di frasi della Scrittura. Maria era così abituata ad Essa che, quando parla, usa le stesse espressioni.
Anche il Rosario, preghiera mariana per eccellenza, è tutto un percorso all’interno della Parola e delle opere di Dio. Nei misteri della gioia, del dolore, della gloria e della luce sono racchiusi gli eventi decisivi della salvezza e della redenzione.
Maria li ha vissuti tutti questi eventi, da protagonista. E chi prega, tutti li ricorda, li contempla, sull’esempio della preghiera di Maria, li rivive davvero. Rimarranno sempre scolpite queste espressioni di Giovanni Paolo II:
Il contemplare di Maria è innanzitutto un ricordare… nel senso biblico della memoria (zakar), che attualizza le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La Bibbia è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro culmine in Cristo stesso. Questi eventi non sono soltanto un ieri; sono anche l’oggi della salvezza. Questa attualizzazione si realizza in particolare nella Liturgia: ciò che Dio ha compiuto secoli or sono non riguarda soltanto i testimoni diretti degli eventi, ma raggiunge con il suo dono di grazia l’uomo di ogni tempo. (…) Se la liturgia, azione di Cristo e della Chiesa, è azione salvifica per eccellenza, il rosario, quale meditazione su Cristo con Maria, è contemplazione salutare. L’immergersi infatti, di mistero in mistero, nella vita del Redentore, fa sì che quanto egli ha operato e la liturgia attualizza venga profondamente assimilato e plasmi l’esistenza” (Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, cf nn. 12 e 13).
Non si vuole forzare il discorso del Papa, ma par di capire che il Rosario, memoria mariana e cristologica, è quasi un atto liturgico, così come parte integrante della liturgia è la Parola di Dio. E qui non solo non si compromette l’ecumenismo, ma lo si esalta perché anche i fratelli separati saranno felici di riscoprire Maria tutta rivestita di Parola.
Il legame di Maria con la Parola per eccellenza, il Vangelo, è tanto più chiaro se la si accosta e comprende come la perfetta discepola del Figlio, quella che davvero “fa la volontà del Padre” anche quando tutto sembra contraddittorio e assurdo. Così dinanzi alla profezia di Anna e Simeone, così nello smarrimento di Gesù nel Tempio; così a Cana, così sul Calvario. Maria c’è anche dopo la croce; presente nel Cenacolo, testimone della risurrezione, essa stessa risorta e assunta in cielo.
Il Concilio ecumenico di Efeso, nel 431, definì verità di fede la divina maternità di Maria e la proclamò Theotokos. La conseguenza fu una esplosione di venerazione verso la Madre di Dio che non venne meno mai più, né in Oriente né in Occidente, e che si tradusse in feste liturgiche, icone, inni e nella costruzione di moltissime chiese a lei dedicate, tra le quali Santa Maria Maggiore a Roma.
Efeso, secondo la tradizione, è la città dove è vissuta Maria, insieme a Giovanni, dopo l’ascensione di Gesù. L’apostolo amato dal Signore, scambiato come figlio dal Figlio crocifisso, vive con la Madre alcuni anni di indicibile intimità. Giovanni è l’autore dell’Apocalisse, l’ultimo libro della Scrittura. Anche qui Maria ha il suo posto ed è centrale.
Un angelo aveva accompagnato Giovanni nel deserto per vedere la grande prostituta, coperta di nomi blasfemi; lo stesso angelo, alla fine della visione, lo porta su un monte altissimo per contemplare la città santa, la nuova Gerusalemme. Le due città, Babilonia e Gerusalemme, l’una l’opposto dell'altra: una contro Dio, l'altra discende da Dio.
La città è santa, è nuova; scende dal livello di Dio, è perfetta, è sposa: può osare di amare Cristo di un amore paritetico, tipico di due sposi. E’ una prospettiva vertiginosa. La città è il popolo diventato universale, al di là di ogni barriera. Le porte della città-popolo saranno aperte in tutte le direzioni. La città, in quanto immagine della Chiesa, è Maria.
E’ bella in modo ineffabile la nuova Gerusalemme: ha l'oro trasparente come cristallo e le pietre preziose ne sono il materiale di costruzione. La sua architettura ha l’idea della completezza, della definitività e dell'armonia. Dodici è il numero della pienezza.
Giovanni non sta descrivendo una città, ma il volto della comunità salvata e purificata da Dio. Sono cadute le contraddizioni della convivenza, la frammentarietà, la disarmonia, la provvisorietà. Ora, invece, vi è armonia, trasparenza, preziosità, splendore (non di gioielli, ma della gloria di Dio, della sua presenza): la città è in comunione con Dio, direttamente, senza veli. Dio è incontrato faccia a faccia (il grande sogno dell'uomo, l'ansia di ogni ricerca). Caduti i veli, Dio è di fronte.

Giovanni parla della Chiesa, ma ha in mente, nel cuore e negli occhi Maria.

don Angelo Sceppacerca

di don Angelo SceppacercaTrivento (CB), 1 maggio 2008

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