E' morto Mons. Marco Franceschino Di Giacomo, Parroco emerito di S. Nicola di Bari in Castiglione di Carovilli | Diocesi di Trivento

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E' morto Mons. Marco Franceschino Di Giacomo, Parroco emerito di S. Nicola di Bari in Castiglione di Carovilli

Il giorno 2 maggio, alle ore 13.00, nella città di Isernia si è spento serenamente Mons. Marco Franceschino Di Giacomo, Parroco emerito di S. Nicola di Bari in Castiglione di Carovilli.
Le esequie religiose si sono tenute nella chiesa parrocchiale di Castiglione di Carovilli, sabato 3 maggio alle ore 16.00, e sono state presiedute dal Vescovo di Trivento S. E. Rev.ma Mons. Domenico Angelo Scotti.


Don Marco era nato a Carovilli il 26 febbraio 1922. Dopo gli studi ginnasiali presso il Seminario Vescovile di Trivento aveva frequentato i corsi liceali e teologici presso il Seminario Regionale di Chieti, con una piccola interruzione per motivi di salute. Mons. Epimenio Giannico lo aveva ordinato presbitero il 29 giugno1947 e lo aveva lasciato nella sua parrocchia di origine come coadiutore dell’anziano zio sacerdote don Pasquale. A questi era poi succeduto come parroco dopo pochi mesi, al momento della morte del benemerito parroco, ideatore e realizzatore della bellissima e comoda chiesa, intorno alla quale poi si è sviluppato l’arredo urbano della contrada nel l’immediato dopoguerra, quando la gente vi si è trasferita, una volta abbandonate le piccole, scomode e disagiate abitazioni poste in cima alla collina.

Il ricordo della sua amicizia è sincero e vivo, struggente e incancellabile. Il rimpianto delle sue belle qualità sacerdotali è forte ed universale. Il vuoto che don Marco lascia nei suoi compaesani e tra il clero diocesano è veramente, profondo e incolmabile. Infatti egli è stato parroco del piccolo, attivo e meraviglioso borgo dell’alto Molise interrottamente per oltre cinquant’anni, fino alla sua rinuncia per motivi di salute, allorquando si era ritirato presso la casa di riposo per anziani allocata nella bellissima struttura annessa al Convento del Sacro Cuore, in Isernia.

Per ben diciassette anni è stato anche vicario foraneo della zona di Carovilli. Non c’è parrocchia di quella forania che non lo abbia avuto protagonista come sostituto nei periodi di interregno: era sempre lui che prestava generosamente la sua preziosa opera di apostolato, confortando e consolando i fedeli per l’assenza del titolare e preparandoli spiritualmente ad accogliere il nuovo parroco. L’anno scorso, il 19 luglio, aveva celebrato presso il Santuario di Castelpetroso, in modo riservato ed intimo, il sessantesimo di sacerdozio, con il massimo della discrezione e del raccoglimento insieme ad altri due suoi cari confratelli: mons. Elreo Petti e mons. Giovanni Cerio.

Don Marco è stato un vero maestro, l’educatore per eccellenza. Quanti affermati professionisti sono stati preparati agli esami della scuola e quanti operai ed emigranti sono stati aiutati e formati ad affrontare la durezza della vita da lui, da lui sempre disponibile a spiegare, a correggere e ad incoraggiare? Per lui l’educazione aveva a che fare sì con la verità, ma con la verità dell’uomo nella sua interezza e nella sua complessità. E nel far conoscere la verità preparava i suoi fedeli ad essere veri uomini pronti alla vita e al suo Mistero immenso che la costituisce. Mistero di una vita cristiana in cui infinito e limite si intrecciano, dove gioia e dolore convivono, vita e morte si incontrano, e alla fine c’è il trionfo della fede e della grazia per chi è vissuto nella speranza: è proprio in virtù allora di questa speranza che chi crede nel Risorto ha già la vita eterna e la proposta di fede diventa proposta di una vita da salvato.

Don Marco ha aiutato noi suoi confratelli a capire chi è e cosa può fare il sacerdote, come umile profeta, in un territorio interno, periferico e purtroppo marginale: guardare e far guardare sempre ad un futuro gonfio di speranze, ricco di attese, senza restare mai affranti dalle sconfitte momentanee o dal disfattismo generale, per conservare e diffondere il coraggio di lottare, per costruire una società migliore, senza essere mai un perdente tra gli uomini sia pur in mezzo alle tortuosità di un cammino arduo e in salita, per far capire sempre che un male minore, anche se tollerato, rimane un male e che bisogna far di tutto per allontanarsi dall'orlo dell'abisso in cui a ogni istante le nuove e le vecchie generazioni rischiano di precipitare.

Don Marco ha saputo conservare sempre ottimi rapporti interpersonali con tutti, professionisti, operai, impiegati e contadini, grazie al suo saper mettere ognuno a proprio agio, grazie ad una grande capacità comunicativa nel riuscire subito, già dalle prime frasi di convenevoli, a stabilire profonde e durature amicizie.

E, pur essendo diventato anziano, don Marco è rimasto sempre giovanile nel volersi sentire partecipe e responsabile di tutto quanto avveniva intorno a lui, rinnovandosi negli interessi, nei metodi e nella tecnologia. E’ stato il primo esperto di computer, ha scritto le memorie storiche della sua contrada in uno splendido e corposo volume, ha visitato a più riprese gli emigrati in America, ha contribuito con l'ottimismo e con la preghiera a diffondere la gioia e il coraggio, a guardare con fiducia al mondo in trasformazione, senza troppi rimpianti sul passato. E la sua uscita dall'attività è stata come un felice tramonto di sole, avendo avuta viva e penetrante la percezione e la consapevolezza del destino di gioia che gli era preparato e verso il quale si era incamminato, fin dal primo giorno di vita.

Ora, nel momento in cui è entrato nella casa del Padre, si possono mettere sulle sue labbra le parole de L'invito alla festa, di Rabindranath Tagore: “Ho ricevuto il mio invito alla festa di questo mondo; la mia vita è stata benedetta. I miei occhi hanno veduto, le mie orecchie hanno ascoltato. In questa festa dovevo soltanto suonare il mio strumento: ho fatto come meglio potevo la parte che mi era stata assegnata. Ora dico: è venuto alfine, il momento di entrare e guardare il Tuo volto e offrirTi il mio silenzioso saluto. Aiutami, Signore!”.

E siamo sicuri che il nostro don Marco, conservando intatto il suo bel sorriso, il suo grande calore umano, la sua inconfondibile simpatia e la sua inarrestabile cordialità, continuerà ad aiutarci implorando da Dio pace e benedizioni per i numerosi parenti, per gli innumerevoli amici, per il Vescovo Scotti, che proprio domenica scorsa gli ha portato il conforto dell’Olio degli infermi, e per tutti noi che certamente non lo dimenticheremo mai.

Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali - Comunicato StampaIsernia, 4 maggio 2008

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