Quaresima: come strapparla al lungo sbadiglio dell’arida noia | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Quaresima: come strapparla al lungo sbadiglio dell’arida noia

Quaresima: come strapparla al lungo sbadiglio dell’arida noiaSiamo a metà della Quaresima: ma quanti tra noi costatano, purtroppo, che nulla sta cambiando nella loro vita, anzi dicono che nulla potrà mai cambiare intorno a noi.

Ciò che davvero conta sono i valori spirituali: la preghiera, l’amicizia, la famiglia, l’amore, la vita.
Invece… il possesso, le ricchezze, il piacere materiale, ci affascinano così tanto da mettere tutto il resto in un angolo. Così sprechiamo il nostro tempo dimenticando: “Il tesoro dello Spirito".
Viviamo in un mondo complesso, con tanti problemi e sofferenze, ingiustizie e violenze che fanno vittime innocenti, anche tra i più piccoli ed indifesi....

Eppure ci professiamo bravi cristiani, tutti credenti e, in certo qual modo, anche praticanti!

A rischio di essere considerato sorpassato, ammiro ancora la storia e mi dissocio da tutti coloro che la snobbano solo perché vogliono liberarsi del passato e ritengo che, pur essendo vero che la storia non si ripete mai, date le infinite variabili che la compongono, questi lo fanno anche perché il passato li tormenta, il presente sfugge ad essi e soprattutto l’avvenire li spaventa. La storia in sé resta la grande testimone dei tempi e la splendida luce di verità, infatti essa ridà vita alla memoria, è maestra di vita in quanto è custode gelosa dell’antichità e annunciatrice di progresso.

Mi piacciono però anche le storie umili, le piccole storie, i singoli fatti presi dalla semplice cronaca quotidiana, soprattutto quando essi ci parlano, ci interrogano, ci stupiscono, ci formano.

Mi ha colpito positivamente questa storia
“La siccità si faceva ogni giorno più dura. Persino i forti, vecchi alberi, che affondavano le radici nelle profondità della terra, persero le foglie. Tutte le fontane e le sorgenti erano esaurite. Ruscelli e fiumi erano inariditi. Solo un piccolo fiore era rimasto in vita, perché una piccolissima sorgente dava ancora un paio di gocce d'acqua. Ma la sorgente si disperava: "Tutto è arido e assetato e muore. E io non posso farci nulla. Che senso hanno le mie due gocce d'acqua?". Lì vicino c'era un vecchio, robusto albero. Udì il lamento e, prima di morire, disse alla sorgente: "Nessuno si aspetta da te che tu faccia rinverdire tutto il deserto. Il tuo compito è tenere in vita quel fiorellino. Niente di più". Siamo tutti responsabili di un fiorellino. Ma ce ne dimentichiamo spesso per lamentarci di tutto quello che non riusciamo a fare”.

La fede cristiana è per ognuno di noi una ricca esperienza di vita, una trama di accadimenti intessuta di episodi di rara bellezza e di grande valore spirituale, ma come ogni tela di valore per esser apprezzata da noi e dagli altri deve essere fissata su un robusto telaio e racchiusa da una artistica cornice, a sua volta fornita di un gancio sicuro. Il dipinto della nostra vita sia sempre fermo sul telaio della preghiera, sia pur racchiuso tra gli intagli della cornice della sofferenza, resti ogni giorno agganciato su una valida esperienza di fede. Fuori di ogni metafora, sono questi i faticosi impegni e i veri valori fondamento della Quaresima (preghiera, digiuno-penitenza ed elemosina) proprio quelli elementi che la vita moderna cerca di eliminare con tutte le forzate strategie dell’egoismo e del relativismo religioso, e quando non vi riesce li gabella subito e li circonda artatamente di ogni biasimo e di tanta derisione.

Ricordo che, negli anni ottanta, in un vecchio appartamento di Firenze moriva una anziana, povera zitella assistita da un maturo e squattrinato nipote. Al ritorno del funerale il padrone di casa si affrettò a dare all’erede, diseredato dalla pensione della congiunta, i canonici otto giorni prima dello sfratto. Questi raccattando le poche cose rimastegli, in un angolo dell’armadio nella camera da letto dell’amata zia, trovò un dipinto su una tela impolverata, arrotolata e ben legata con un po’ di spago. Ne parlò e la mostrò ad un suo amico, studente dell’Accademia, il quale subito ne fu conquistato per la bellezza espressiva delle linee e per la sobrietà dei colori e gli consigliò di farla vedere e stimare da un esperto. E così si venne a sapere che era una tela di un importante pittore fiorentino del Rinascimento ritenuta ormai smarrita. Il nipote si ritrovò così, vendendola, con una somma grandissima che gli cambiò la vita e gli concesse la fortunata possibilità di comprare addirittura l’appartamento.

S. Agostino ha descritto il Creatore di fronte alla sua creatura che Egli ricrea mediante la sua fatica e la sua Passione: "È per te che Gesù è stanco del cammino. Noi troviamo in Gesù forza e debolezza; Egli ci appare insieme potente e annientato. È potente perché: in principio era il Verbo e il Verbo era Dio, in principio era Dio. Vuoi sapere qual'è la potenza del Figlio di Dio? Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. Che vi è di più forte di Colui che ha fatto tutte le cose senza sentire stanchezza? E vuoi conoscere la sua debolezza? Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. La potenza di Cristo ti ha creato; la debolezza del Cristo ti ha ricreato. La potenza del Cristo ha dato l'essere a ciò che non esisteva; la debolezza del Cristo gli ha impedito di perire. Con la sua forza Egli ci ha creato; con la sua debolezza è venuto alla nostra ricerca".

Ecco perché ritengo opportuno non concludere, ma ripartire con slancio, ammaestrato dalle parole prese da Pie Charts, perché, se defraudati della libertà interiore, ci ritroviamo con la nostra vita trasformata in un pugno di cenere.

“Signore, la nostra fede è come cenere, tiepida e inconsistente! La nostra speranza è come cenere:
leggera e portata dal vento. Il nostro sguardo è come la cenere: grigio e spento. Le nostre mani sono come la cenere: quanta polvere! La nostra comunità è come la cenere: quanta dispersione! Signore Dio nostro, ti ringraziamo perché, nel cammino di quaranta giorni che stiamo percorrendo, il soffio del tuo Spirito accenda di nuovo il suo fuoco che cova sotto le nostre povere ceneri”.

Amen

Don Mimì Fazioli

di don Mimì FazioliTrivento (CB), 18 marzo 2009

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