Alleluja, Alleluja, Alleluja: è la settimana di Pasqua, della Pasqua di Risurrezione | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Alleluja, Alleluja, Alleluja: è la settimana di Pasqua, della Pasqua di Risurrezione

Alleluja, Alleluja, Alleluja: è la settimana di Pasqua, della Pasqua di RisurrezioneSabato santo: era stata una giornata fredda, con tanto vuoto dentro e il bisogno di un conforto; non sapevo cosa chiedere... cosa cercare, tanti sguardi tristi... tutto così difficile da nascondere…con i pensieri che si affollavano e si rincorrevano nell’ampio cortile della mente, segnato da tanto freddo e da troppo silenzio …e così io restavo sospeso nel mio vuoto interiore, tutto confuso e stordito in un silente abbraccio di malinconia...

Ci sono ricordi nella mia memoria che ancora mi appartengono tanto e ancora troppo mi feriscono: perché son fatte di sorrisi gelidi, di parole cancellate, di emozioni rinnegate, impastate a tratti di sguardi rubati e rivestite di solitudini velate...

Ci sono emozioni dentro ognuno di noi che ci fanno ancora soffrire: sono quei frammenti di ricordi così vivi che, come uno sciame continuo e sussultorio, sono causa di un dolore che, forse, non ha nemmeno più lacrime...

Ci sono cose intorno a noi che non si vedono: non hanno più nessun colore, nessun sapore, nessun rumore... eppure continuano a ferire!

Ma se chiudo gli occhi e penso a Cristo, al Risorto a Colui che è vivo… allora sento tutto un mondo di grazia che parla intensamente di Lui, di tenerezza, di luce, di gioia, di pace...

E continuo a pregare il mio Dio e il mio Signore che è veramente risorto.

Egli è vivo, presente nella mia vita, sempre operante con la sua grazia. Ogni volta che leggo il Vangelo, mi sembra di sentire le parole di Gesù che ripete proprio per me: “Lazzaro vieni fuori… Alzati prendi il tuo lettuccio e cammina…Vuoi tu guarire? Effatà... Apriti, apri i tuoi occhi…”

Quando queste e altre simili parole risuonano in me, mi fanno vibrare in una risonanza di commozione e di amore, di fiducia e di coraggio, e diventano creatrici di una vita nuova, mi scuotono tutto, perché si aprono le porte chiuse del cenacolo della mia coscienza e mi proiettano verso nuovi, immensi orizzonti.

Perché ciò avvenga è necessaria la fede, ecco perchè io ripeto spesso, insistentemente: “Signore, aumenta la mia fede!”.

Nella nostra vita sul discriminante di chi ha fede e di chi non ha fede, si ripete un po’ l’esperienza che è raccontata ne La Pianta Segreta di Piero Gribaudi, ne Il Libro della Saggezza Interiore, Gribaudi Editore. Un uomo duramente provato dalla vita, il quale aveva saputo mantenere sempre integra la sua serenità e il suo coraggio, sentendo avvicinarsi la fine chiamò intorno a sé i figlioli, le nuore, i nipoti e i pronipoti e disse loro: "Voglio svelarvi un segreto. Venite con me nel frutteto".
Tutti lo seguirono con curiosità e tenerezza, poiché sapevano quanto il vecchio amasse le piante. Con le poche forze rimaste e rifiutando ogni aiuto, l'uomo cominciò a zappare in un punto preciso, al centro del giardino. Apparve un piccolo scrigno. Il vecchio lo aprì e disse: "Ecco la pianta più preziosa di tutte, quella che ha dato cibo alla mia vita e di cui tutti voi avete beneficiato".
Ma lo scrigno era vuoto e la pianticella che l'uomo teneva religiosamente fra le dita era solo una sua fantasia. Ciononostante nessuno sorrise. "Prima di morire", proseguì l'uomo, "voglio dare ad ognuno di voi uno dei suoi inestimabili semi". Le mani di tutti si aprirono e finsero di accogliere il dono. "È una pianta che va coltivata con cura, altrimenti s'intristisce e chi la possiede ne è come intossicato e perde vigore. Affinché le sue radici divengano profonde, bisogna sorriderle; solo col sorriso le sue foglie diventano larghe e fanno ombra a molti. Infine, i suoi rami vanno tenuti sollevati da terra; solo con l'aiuto di molto cielo diventano agili e lievi a tal punto da non farsi nemmeno notare".
Il vecchio tacque. Passò molto tempo. Nessuno si mosse. Il sole stava per tramontare, quando il figlio maggiore disse per tutti: "Grazie, padre, del tuo bellissimo dono; ma forse non abbiamo capito bene di che pianta si tratti". "Sì che lo avete capito. Mentre mi ascoltavate e mi stavate intorno, ognuno di voi ha già dato vita al piccolo seme che vi ho consegnato. È la Pianta della Fede".

Signore dona anche a me una Fede paziente e una pazienza… sempre ricca di fede.

Don Mimì Fazioli

di don Mimì FazioliTrivento (CB), 17 aprile 2009

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