A proposito di regole nell’economia di mercato | Diocesi di Trivento

Riflessioni

A proposito di regole nell’economia di mercato

A proposito di regole nell’economia di mercatoDurante questi mesi già troppo lunghi della crisi economica che stiamo attraversando abbiamo sentito più volte ripetere come in una litania che la causa fondamentale della stessa è da ricercare nella carenza di regole.

Fondamentalmente la speculazione, finanziaria e commerciale, avrebbe impedito la realizzazione della giustizia sociale e del bene comune.
L’analisi non è nostra, ma dei più importanti economisti ed uomini politici che si occupano della governance internazionale.

Di conseguenza giù tutti a chiedere che si diano delle regole chiare al sistema dell’economia di mercato e che l’etica torni al centro delle relazioni tra gli uomini.
È un’esigenza ribadita, almeno formalmente, nel recente G 8 de L’Aquila e sulla quale credo abbiamo il dovere di tenere alto il controllo in attesa di costruire finalmente un sistema economico capace di garantire a tutti un’esistenza libera e dignitosa.

Rispetto alle operazioni di borsa, il cui impianto francamente ci lascia del tutto perplessi in relazione alle regole che lo sottendono, dopo i vari crack speculativi che hanno messo in ginocchio tanti risparmiatori, uno si aspetta che davvero, con le dichiarazioni cui accennavamo, finalmente le norme vadano nella direzione desiderata.
Raccontiamo quello che sta accadendo ai risparmiatori in possesso di azioni Alitalia per introdurre i lettori su un giudizio relativo all’eticità dell’operazione in questione.
Molti hanno acquistato alcuni anni fa delle azioni Alitalia convinti da qualcuno che quell’operazione sarebbe stata un buon investimento per i loro risparmi.
La speculazione fa scendere prima il titolo, poi la società procede ad un raggruppamento delle stesse.

Gl’investitori, magari per mediare, comprano altre azioni, ma la crisi di Alitalia porta le stesse sempre più in basso fino al fallimento della società con la sospensione della relativa quotazione in borsa.
La speranza è che lo Stato, che è stato dietro la costituzione della nuova Alitalia, si faccia garante del titolo per cercare di far tornare tanti cittadini quantomeno ad una quota decente del proprio risparmio investito in quelle azioni.

Da poco è giunta, invece, una lettera della banca con la quale, in virtù dell’art. 7 – octies del D. L. 10/ 02 / 09 N. 5 , convertito in legge il 9 /04/09 N. 33, modificato dall’art. 19 del D.L. 78 del 1 / 07 / 09, viene attribuito loro “ il diritto di cedere al Ministero dell’economia e delle Finanze le proprie azioni per un controvalore determinato sulla base del prezzo medio di borsa dell’ultimo mese di negoziazione, ridotto del cinquanta per cento, pari ad euro 0,2722 per azione, in cambio di titoli di stato di nuova emissione, senza cedola, con scadenza 31 / 12 / 2012”.
Il valore medio di ogni azione posseduta da tanti è anche superiore ad € 6,00, mentre lo Stato ne offre 0,2722 e per giunta con un titolo di nuova emissione senza cedola ed in scadenza nel 2012.

Oltretutto, siccome il taglio minimo del nuovo titolo è di € 1.000 e molti non possiedono che poche azioni, dovrebbero riscuotere il titolo nel 2012 e riversare allo Stato la differenza.

A noi pare chiaramente un’operazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze intesa a lavarsi la coscienza di fronte ai risparmiatori con una offerta che ha del ridicolo, se non fosse che interessa tanti cittadini che magari in buona fede hanno creduto a talune forme di investimento che, invece, si sono dimostrate veri ami per vendere fumo a tanti sprovveduti.

L’intervento dello Stato per il cosiddetto “salvataggio di Alitalia” è apparso estremamente discutibile sul piano economico, politico ed etico. In ogni caso la divisione di Alitalia in Best e New Company ha sicuramente penalizzato i piccoli risparmiatori, favorendo, invece, in maniera incomprensibile i soci di C.A.I. che non risulta stiano davvero lavorando per un rilancio serio della compagnia aerea.

Ancora una volta nell’amministrazione del denaro pubblico un governo sceglie di favorire i ricchi e di penalizzare i poveri.
Ora questa proposta di scambio, di cui parlavamo sopra, appare l’ennesima beffa per chi ha creduto che le operazioni finanziarie potessero avere delle garanzie di controllo degli organi preposti dallo Stato, come ad esempio la Consob.

Cosa suggerireste voi ai risparmiatori interessati a questa vicenda?
Noi non abbiamo dubbi!

In linea generale per il futuro si sforzino di individuare investimenti a basso rischio, sulla questione specifica, invece, dovrebbero cercare azioni legali, se ancora possibili, e comunque rinunciare all’elemosina proposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, perché davvero sa di grottesco.di Umberto BerardoTrivento (CB), 31 luglio 2009

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