CONSIDERAZIONI SULLA RU 486 - Intervista a Don Francesco Martino, Direttore UPS di Trivento | Diocesi di Trivento

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CONSIDERAZIONI SULLA RU 486 - Intervista a Don Francesco Martino, Direttore UPS di Trivento

CONSIDERAZIONI SULLA RU 486 - Intervista a Don Francesco Martino, Direttore UPS di Trivento

La Ru 486 è stata oggetto di dure critiche da parte della Chiesa, che ha minacciato la scomunica a chi ne fa uso.
“Innanzitutto, sulla RU 486 è necessario ragionare in termini assolutamente scientifici e laici, senza minacciare scomuniche che hanno valore solo per il mondo cattolico, ma chiudono automaticamente il discorso con chi, pur non essendo credente, può essere aperto ad un discorso di salvaguardia e tutela della vita umana”.

Perché siete contrari alla pillola contraccettiva Ru 486?
“La Ru 486 è una pillola di vecchia conoscenza, già lanciata in Francia negli anni 80. Si configura come un mezzo chimico di controllo della fertilità umana. Essa è chiaramente una pillola abortiva, perché interviene dopo il concepimento con un meccanismo definito “contragestatorio” (contro – gestazione) nel senso che causa il distacco dell’embrione, già annidato, dalla parete dell’utero.

La pillola del giorno dopo è però già da anni in commercio…
“La Ru 486 è diversa dalla pillola del giorno dopo, perché quest’ultima crea nell’endometrio una situazione non favorevole all’annidamento dell’embrione, che viene espulso, e, essendo anch’essa in una buona percentuale dei casi abortiva, perché espelle l’embrione, è detta “intercettiva”. Tale pillola o è ad alto contenuto di estrogeni, o è composta di estrogeni combinati con Levonogestrel (progestinici), o di progestinici (levonogestrel) : il primo tipo va assunto per 5 giorni, il secondo e il terzo tra le 2 e le 12 ore, e provoca una situazione identica al periodo di mestruazione, con contrazioni forti dell’utero”.

Che differenza c’è con la pillola del giorno dopo?
“La Ru 486 ha un principio attivo, il mifepristone, un antiprogestinico, cioè un antagonista dell’ormone che mantiene in una donna la gravidanza : ne interrompe la produzione (sintesi), interviene abbassando il livello di quello circolante, e blocca i recettori dello stesso a livello periferico. Il blocco del progesterone causa “la morte” delle cellule del tessuto che dovrebbe accogliere e nutrire l’embrione, causa ritmiche contrazioni uterine e crea una situazione di “maturazione della cervice uterina” che diventa elastica come quando si sta per espellere il feto: questo fatto è favorito e amplificato dall’assunzione di prostaglandine, che infatti vengono associate al mifepristone : così mentre il mifepristone favorisce il distacco dell’embrione, le prostaglandine ne favoriscono l’espulsione”.

Detto in termini più semplici?
“Di fatto la Ru 486, entro 49 giorni dalla fecondazione (ecco perché le 7 settimane, dopo che il suo uso può essere estremamente pericoloso, dato lo sviluppo del feto), altera l’endometrio, il collo dell’utero e il miometrio, e andrebbe somministrata in dose unica, e quindi, dopo 36-48 ore, andrebbe associata alle prostaglandine, che causano l’espulsione dell’embrione dopo 4 ore”

In che senso la Ru 486 è un contraccettivo?
“Va anche detto che la RU486, secondo gli studi clinici, è stata usata anche come contraccettivo quando si sta sviluppando il follicolo che dovrà mettere in circolazione l’ovulo, in dose singola o ripetuta, con crollo dell’ormone LH e quindi impedimento dell’ovulazione, e come intercettivo, immediatamente dopo rapporto sessuale a rischio, in dose unica, determinando l’alterazione dell’endometrio uterino, il mancato impianto o distacco dell’embrione, e la sua eliminazione”

Avete parlato anche di pericolosità per l’uso della RU 486…
“I problemi dell’uso della RU 486: presenta un rischio di mortalità di 1 caso ogni 100.000 somministrazioni (la IVG chirurgica è inferiore), ha una percentuale di successo del 95-98%, mentre nel 2-5% dei casi è necessaria “revisione chirurgica” e nell’1-3% dei casi intervento chirurgico per emorragia. Nell’1,1% dei casi la gravidanza continua, con una percentuale del 0,1% di malformazioni fetali, A parte la nausea (37%), la diarrea (8-23%), il mal di testa , il vomito, i capogiri, le vertigini (12-13%), la febbre o i brividi (4%), le emorragie e le infezioni susseguenti sono i problemi più gravi da fronteggiare: i decessi accertati sono stati 29, di cui circa 10 per setticemia e altrettanti per emorragia massiva. Sembra che sia responsabile il batterio Clostridium Sordelli, un batterio anaerobico che in genere vive senza far danni nell’intestino delle persone. In 4 donne tale setticemia si è sviluppata in seguito di ingestione di 200 mg di mifepristone per via orale e 800 mg di misoprostolo (prostaglandine) per via vaginale, per cui è teoricamente proprio esatto quello che dice il ginecologo Silvio Viale, che cioè il problema si verifica solo se il farmaco viene assunto per via vaginale, perché non si sa se è stato il mifepristrone o il misoprostolo a rendere “forte ed invincibile” il Clostridium Sordelli”. Il guaio è che l’infezione non si manifesta con febbre e presenza del batterio nel sangue, ma polso accelerato, abbassamento della pressione sanguigna e notevole abbassamento di globuli rossi e bianchi nel sangue”.

Secondo i fautori, essa è utile per rendere meno traumatico l’aborto…
“E’ questo il quadro di riferimento su cui è necessario riflettere. Vorrei riportare le parole dei signori Patterson, californiani, che hanno visto morire la loro figlia Holly dopo l’uso della RU 486: “La RU486 non dovrebbe nemmeno costituire un’occasione di divisione tra “Pro Choice” e “Pro Life”, tra chi è per la vita e chi è per la scelta: il primo problema dovrebbe essere la salute e il benessere dei nostri figli e delle giovani donne. Oltre ai pericoli connessi al farmaco, crediamo che le strutture sanitarie non siano pienamente preparate a valutare e trattare i pazienti in situazioni di emergenza dovute a complicanze da pillola abortiva. Holly è stata due volte in ospedale ed è morta 20 minuti prima dell’appuntamento con i medici previsto dalla IPPF. Abbiamo perso nostra figlia, Holly, ma crediamo di poter almeno aiutare ad evitare che terribili tragedie come la nostra colpiscano altre famiglie. La memoria e lo splendore di Holly vive nei nostri cuori, tra i familiari e gli amici, e nel nostro impegno”.

Allora, quali sono le sue valutazioni?
“Innanzitutto, sia la pillola del giorno dopo che la RU 486 rendono urgente rivisitare la legge sull’aborto, per tutelare l’obiezione di coscienza : è di pochi mesi fa la notizia che la Regione Marche, tramite la Direzione Generale Competente, ha respinto l’obiezione di coscienza alla prescrizione della pillola del giorno dopo in base alla legge 194, anche se essa è abortiva, perché non vi è traccia nella legge, mentre ciò sarebbe possibile solo in base all’art. 22 del Codice di Deontologia Medica : Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento”. E’ però un dato debole, in quanto, essendo la pillola del giorno dopo abortiva, è necessario prevedere la possibilità di Obiezione di Coscienza nella 194/1978 anche per i farmacisti. Inoltre, va prevista l’obiezione di coscienza in merito alla RU 486 con le stesse modalità. Sempre in merito all’obiezione di coscienza, essa va circoscritta alle procedure dirette alla pratica abortiva, specificandole, mentre va chiaramente stabilito che non ha valore in merito alle pratiche consultoriali, dove si devono esplorare “nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.” (art. 5)
In secondo luogo, va disciplinato nella 194 l’aborto con la RU 486, per la tutela della salute della donna : sarebbe opportuno che vi sia un articolo che obblighi ad effettuare tutto il procedimento mediante ricovero ospedaliero, non prevedendo la possibilità di dimissione se iniziato con la somministrazione del mifepristone, ed emanando linee guida serie che prevedano protocolli terapeutici e diagnostici stringenti, soprattutto per prevenire le conseguenze post aborto, setticemia ed emorragie. Di conseguenza, il DRG relativo dovrebbe essere di 5-6 giorni.
Sempre in merito alle procedure, ci deve essere un comma chiaro all’art. 4 della legge che equipara la procedura consultoriale dell’IVG chirurgica alla procedura con RU 486, per evitare che l’aborto divenga un “problema clandestino” o che significhi un ritorno alla solitudine e all’abbandono della donna a se stessa..

Dal punto di vista etico?
Da questo punto di vista, innanzitutto io sarei dell’opinione di congelare la decisione dell’AIFA, per esplorare con attenzione con nuove ricerche il perché della mortalità dovuta al Clostridium Sordelli per setticemia e il come prevenire l’emorragia massiva, che sarebbe legata all’azione antagonista del mifepristone sui recettori dei glucocorticoidi dei fagociti presenti nella decidua uterina dopo l’aborto. Questo perché vi sia maggior sicurezza e tutela per la salute della donna.
Sicuramente, la cultura contemporanea può vedere la RU 486 come il mezzo più facile e sbrigativo per rendere l’aborto “più leggero”, “più facile”, “più incosciente”: prescindendo dai rischi per la salute della donna, va fatto comprendere a chi ricorre a questo mezzo chimico la verità e la gravità della procedura che sta attuando. Nei dibattiti per l’introduzione della Legge 194 i proponenti hanno sempre affermato che essa era per risolvere la drammatica piaga dell’aborto clandestino, che l’aborto non era certo un bene, e che la legge non doveva portare al concetto di “aborto” come contraccettivo. Credo che questa linea vada riaffermata eticamente, con una corretta, serena e vera informazione sulla RU 486 e sulla pillola del giorno dopo: essa è aborto, non è contraccezione.
Entrando in un discorso più ecclesiale, la scelta educativa della Chiesa Italiana in questo decennio deve portare noi tutti a non urlare e protestare con livore e come se tutta la società fosse cristiana, piangendoci addosso per questi eventi, che ovviamente come cattolico sono per me dolorosi, bensì deve portare tutti noi a non aver paura della verità, della corretta comunicazione scientifica, del rispetto di chi non la pensa come noi, portando a non manipolare, non sottacere o non nascondere dei dati, per mancanza di fiducia nell’uomo tentato di scegliere la strada più facile: ma avere il coraggio della corretta comunicazione della verità scientifica senza nascondere nulla o manipolarla o forzarla, senza rinunciare a presentare minimante la nostra posizione che discende dal nostro specifico, la verità che viene dalla nostra fede, in clima di dialogo e di rispetto: perché le due verità discendono dall’unica Verità. Quindi, credo sia necessario scendere in campo aperto, non avere paura di scendere nell’arena, confrontandosi con rispetto con chi non la pensa come noi.

La Chiesa di Trivento cosa può fare in questo contesto?
Oggi noi scontiamo un grosso problema : il problema dell’ignoranza e della superficialità, dovuto ad una cultura dell’informazione superficiale che purtroppo invade anche la Chiesa, la Scuola, la Società Civile. Già da un paio d’anni, per stimolare il territorio, stiamo organizzando Corsi di Bioetica per Laici e per Sacerdoti con l’UCSC, per entrare in questi problemi. Come Ufficio per la Pastorale della Salute, costatando purtroppo la sostanziale ignoranza su questi temi anche nella scuola, proporremo agli Insegnanti di Religione una serie di incontri con esperti su Affettività e Relazionalità, Aborto, Contraccezione, Ru 486, Salute riproduttiva, Gravidanza e Gestazione, in un quadro sereno e aperto, di servizio alla verità scientifica e alla verità umana e teologica, senza rinunciare a presentare il nostro punto di vista di un’etica forte, quella personalista: perché l’ignoranza, la mancanza di educazione e formazione, e di riflessione, è il primo danno che si fa al Vangelo della Vita.

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di Francesco BottoneTrivento (CB), 6 agosto 2009

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