"Chiesa e Mezzogiorno”, l'analisi della CEI | Diocesi di Trivento

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"Chiesa e Mezzogiorno”, l'analisi della CEI

E’ appena uscito un documento della CEI sul grave problema “Chiesa e Mezzogiorno” avente per titolo «Sviluppo nella coesione» e che riparte da quello altrettanto famoso e programmatico del dopo Palermo 95 «Il Paese non crescerà se non insieme».
(Scarica e leggi il documento della CEI)

A ribadirlo sono i Vescovi italiani: «È indispensabile che l’intera nazione conservi e accresca ciò che ha costruito nel tempo», a partire dalla consapevolezza che «il bene comune è molto più della somma del bene delle singole parti».

La Cei ritiene che al Sud le classi dirigenti siano inadeguate: o meglio la politica usa il Mezzogiorno per i voti e ne trascura lo sviluppo

I Vescovi suggeriscono che, per risolvere la questione meridionale, è necessario far crescere il senso civico di tutta la popolazione, bisogna ricostruire la "necessaria solidarietà nazionale", come pure è estremamente urgente "superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti".

L'attuale crisi politica e sociale è sotto gli occhi di tutti, ma il suo frutto peggiore e venefico è che il Sud dell'Italia rischia di essere "tagliato fuori" dalla ridistribuzione delle risorse, e ridotto ad un "collettore di voti per disegni politici ed economici estranei al suo sviluppo".

Il documento affronta anche altri argomenti:
  • il conclamato federalismo diventerà una sconfitta per tutti se accentuerà le distanze e non sarà del tipo " solidale, realistico e unitario" che "potrebbe invece rappresentare un passo verso una democrazia sostanziale". Solo "un tale federalismo rafforzerebbe l'unità del Paese".
  • Ci si deve liberare dalle catene della mafia: questa è un vero e proprio cancro. I Vescovi italiani fanno riferimento alla criminalità organizzata, "rappresentata soprattutto dalle mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l'economia, deformano il volto autentico del Sud". Le mafie, aggiunge la Cei, "sono la configurazione più drammatica del male e del peccato".
  • La mafia non detti economia e politica mentre lo Stato resta esautorato: vale a dire che la mafia "non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell'economia e della politica meridionali, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese, perché il controllo malavitoso del territorio porta di fatto a una forte limitazione, se non addirittura all'esautoramento, dell'autorità dello Stato e degli enti pubblici".
  • Si deve superare l’atavica mentalità inoperosa e rinunciataria: tutte le risorse "preziose" del Sud "stenteranno a sprigionarsi fino a quando gli uomini e le donne del Sud non comprenderanno che non possono attendere da altri ciò che dipende da loro". Scrivono in proposito i nostri Vescovi: "Va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo". "Una mentalità inoperosa e rinunciataria può rivelarsi un ostacolo insormontabile allo sviluppo, più dannoso della mancanza di risorse economiche e di strutture adeguate", e insistono "per le comunità cristiane e per i singoli fedeli un atteggiamento costruttivo rappresenta lo spazio spirituale entro cui progettare e attivare ogni iniziativa pastorale per crescere nella speranza".
  • Concludono gli eccellentissimi nostri vescovi: "Vorremmo consegnarvi quel tesoro di speranza e di carità che è già all'opera per la potenza dello Spirito nelle nostre Chiese, contrassegnate da una ricchezza di umanità e di ingegno, cui deve corrispondere una rinnovata volontà di dedizione e un più convinto impegno".
Conferenza Episcopale ItalianaRoma, 25 febbraio 2010

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