Relazione sul convegno “Femminismo e post-femminismo: epoche a confronto” | Diocesi di Trivento

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Relazione sul convegno “Femminismo e post-femminismo: epoche a confronto”

Il 7 marzo, vigilia della festa della donna, l’Amci Diocesana di Trivento ha tenuto un convegno dal titolo “Femminismo e post-femminismo : epoche a confronto“.

Nella prima parte dell’incontro si è parlato del movimento femminista dal punto di vista storico, della lotta per la conquista della parità dei diritti da parte delle donne, della stagione di progresso civile, culturale, politico e giuridico che ha rappresentato per la società.

Nella seconda parte si è parlato del post-femminismo, vale a dire dei tempi attuali, caratterizzati da condizioni di parità acquisite da parte delle donne ma, nel contempo, anche da elementi di criticità per una “controcultura“ dilagante e pervasiva che investe l’intera società, senza distinzioni di genere e di età.

Si è sottolineato allora la necessità di riandare a tematiche, apparentemente acquisite e superate dai tempi, come quella appunto del femminismo, per fornire alle nuove generazioni elementi conoscitivi discriminanti, per recuperare da quelle esperienze gli elementi dell’ impegno, la capacità di visione critica della società, l’ autocoscienza , l’ autodeterminazione, la coscienza civile e politica; cose che oggi il sistema riesce a rendere sempre più inattuali. Si è riflettuto sugli attuali modelli di identificazione, proposti in modo estensivo e pressoché univoco dal circuito dei mass-media e dall’ industria della cultura, basati prevalentemente su uno stereotipo decadente, su una concezione edonistica, su una trasgressione normalizzata, puramente estetica e modaiola; in cui l’ elemento pregnante è sempre più l’oggetto di consumo, il consumare, il consumismo.

In nome di quel consumismo, è stato detto, siamo invasi e pervasi dalla pubblicità, una pubblicità più che mai imperniata sulla figura femminile, sul corpo delle donne ( così come del maschio), diventato sempre più strumento di seduzione, di induzione al consumo, veicolo di un modello giovanilista deresponsabilizzante protratto senza limiti temporali.

Quali effetti distorcenti e disvaloriali, ci si è chiesto, può produrre tale clima “culturale”, plagiato dal “ mercantilismo “ , sulle nuove generazioni, inesperte, prive ovviamente di memoria storica, ma con grandi esigenze di identificazione e capacità, nel contempo, di assimilazione di modelli culturali, valoriali, esistenziali, comportamentali ?

La conclusione unanime: dobbiamo auspicare una grande rivoluzione culturale fondata su un nuovo umanesimo, che attui una economia etica, che muova un sistema rispettoso dell’uomo, della sua dignità, dei suoi veri bisogni, dei suoi valori, della sua fede.Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali - Comunicato StampaTrivento (CB), 6 aprile 2010

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