Riappropriarsi del diritto di sovranità | Diocesi di Trivento

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Riappropriarsi del diritto di sovranità

Riappropriarsi del diritto di sovranitàNon so, amici lettori, se lo sconcerto che proviamo accostandoci all’informazione appartenga anche alle vostre coscienze.
In questi giorni ci sono temi di politica che regnano sovrani sulle prime pagine dei giornali.
Berlusconi aveva sentenziato che la crisi economica era ormai alle spalle e chi ancora la sentiva era solo un inguaribile pessimista di una sinistra catastrofista che doveva essere accompagnato verso una visione più ottimista degli eventi.

Credo fermamente che il suo governo non abbia avuto fino in fondo il polso totale della situazione e che, a parte alcuni provvedimenti tampone, non sia stato fin qui capace di predisporre un piano di uscita dal tunnel e di rilancio del processo produttivo.

Oggi, dopo averlo negato per mesi, Tremonti per far quadrare i conti, sollecitato dall’Unione Europea dopo il crack greco e le preoccupazioni per lo spettro della recessione, annuncia per giugno una bella manovra aggiuntiva di cui le linee sono davvero ancora vaghe, ma indirizzate verso nuovi condoni edilizi e già, come sembra, dirette a colpire il lavoro dipendente ed il ceto medio.
Questo, però, per la nostra classe politica non è il problema fondamentale del Paese, perché un altro tema è al centro dell’agenda politica del parlamento su richiesta di un partito che dice di stare tra la gente e di conoscerne le esigenze.

Si discute allora di un federalismo funzionale solo agl’interessi dei Leghisti e dei loro elettori e lo si fa, come abbiamo più volte scritto, con scarsi presupposti logici, sociali, politici ed economici.
Il decreto legislativo sul federalismo demaniale, licenziato dalla Commissione Bicamerale presieduta da Enrico La Loggia, purtroppo con l’astensione del PD ed il voto favorevole dell’ IDV, è l’ennesima dimostrazione dei pasticci che si stanno raffazzonando sull’assetto dello Stato italiano immaginato dalla Lega.
Beni demaniali agli enti locali con possibilità anche di alienazione significano indebolimento della credibilità patrimoniale dello Stato agli occhi dei risparmiatori più avveduti con il rischio di rendere possibile per tale via la privatizzazione di beni comuni fondamentali quali ad esempio sorgenti o aree agricole demaniali.

Come se non bastasse, il governo si avvia ad un black out sull’informazione con il testo di legge sulla limitazione delle intercettazioni.
È sicuramente una legge anticostituzionale che, oltre ad ostacolare le indagini, limita la libertà di stampa; eppure l’opposizione non la combatte alla radice, ma si muove per modifiche parziali.
Noi abbiamo una doppia paura: che la politica possa essere ad uno stato di confusione mentale o che blandamente la classe dirigente ci stia portando ad una forte involuzione democratica.
A livello locale nel nostro Molise le acque sono agitate sul rientro dal deficit sanitario predisposto da Iorio e bocciato dal governo nazionale e dalla ventilata chiusura della Scuola di Polizia a Campobasso.

Sulla questione sanitaria ci siamo già espressi qualche settimana fa ed abbiamo evidenziato il pressappochismo con cui si stava agendo per risolverne i problemi.
Ora Tremonti nega soldi al Molise per appianare i debiti e, come se non bastasse, si annuncia la chiusura della Scuola di Polizia nel capoluogo regionale.
Sul godimento dei diritti sociali nella nostra regione, a partire da quello sul lavoro per finire agli altri sulla salute e sull’istruzione, sembra di essere veramente giunti al capolinea.
Iorio rifiuta ancora di assumersi le responsabilità e dai microfoni del TG3 parla di “nuove guerre sannitiche contro Roma”.

Secondo noi ha provato ingenuamente con il governo nazionale ad avanzare un potere contrattuale che sa di non avere.
Il governatore è consapevole che a breve per i Molisani ci saranno provvedimenti fiscali da lacrime e sangue ed ovviamente teme gli effetti di tali misure sui risultati delle prossime elezioni regionali.
Nonostante tale disastro economico e sociale in regione, pagato umanamente dai più poveri, la cosa preoccupante è l’incapacità dell’opposizione di organizzare la popolazione per una risposta partecipata ad un tale modo fallimentare di amministrare da noi la cosa pubblica.

Ci si limita a comunicati stampa e richieste di dimissioni per Iorio, confondendo protesta con proposta.
Noi vogliamo ricordare che fin qui le manifestazioni di malcontento sulla questione sanitaria e per una sua soluzione razionale non hanno avuto la massiccia partecipazione di base che ci si sarebbe aspettata e lungo le strade di talune città molisane più che folle numerose di cittadini abbiamo visto dispiegarsi capziosamente lunghe lenzuola tenute spesso da poche decine di persone.
Forse in Molise molti nodi della convivenza stanno venendo al pettine e la cittadinanza deve uscire allo scoperto ed impegnarsi nella soluzione dei problemi comuni.
Le strategie di rivendicazione dei propri diritti, poi, vanno studiate insieme e non possono certo ridursi alle dimostrazioni di piazza.

A livello nazionale i provvedimenti sopra citati stanno riducendo gli spazi della democrazia e dello Stato di diritto, così come nel Molise la discussione in consiglio del nuovo Statuto Regionale non lascia sperare in un rafforzamento del potere decisionale dei cittadini.

È giunta l’ora di una presenza attiva di tutti nella gestione della cosa pubblica in ogni momento, perché non possiamo ridurre il nostro spazio politico di cittadini alla celebrazione degli stanchi e spesso inutili riti delle tornate elettorali, dove il nostro diritto di sovranità popolare è purtroppo ridotto al lumicino.

L’obiettivo principale allora dev’essere quello della riappropriazione del diritto reale di sovranità.di Umberto BerardoTrivento (CB), 25 maggio 2010

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