Le idee di Gesù di Nazaret sull’uomo e sulla società | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Le idee di Gesù di Nazaret sull’uomo e sulla società

Le idee di Gesù di Nazaret sull’uomo e sulla societàQualunque cosa facciamo ogni giorno trae origine da una serie di concetti, valori e principi che abbiamo acquisito negli anni attraverso lo studio, l’educazione e le relazioni interpersonali.
L’organizzazione della nostra vita in altre parole ci viene fondamentalmente da un’antropologia che abbiamo scelto come la più valida tra le tante elaborate nel corso della civiltà umana da intellettuali, profeti, politici e tanti maestri di vita di diverso orientamento culturale.

Noi siamo convinti che un’idea ottimale sulla conduzione della vita umana e sull’organizzazione sociale derivino da una ricerca costante e sempre aperta capace di portarci progressivamente verso una collettività costruita per la realizzazione del bene comune.

Siamo anche persuasi che i tasselli di una tale ricerca possano venire da un lavoro di sintesi derivante dal confronto tra le diverse proposte di carattere culturale, religioso, scientifico e politico, anche se tra esse ce n’è una che costituisce la base della struttura etica della nostra personalità.
Quella che abbiamo assunto noi deriva dagli insegnamenti di Gesù di Nazaret che per fede consideriamo figlio di Dio, ma del quale vogliamo parlare qui nella sua vicenda umana come maestro di vita, analizzandone il magistero relativo all’organizzazione esistenziale nel comportamento rispetto alla vita su questa Terra.

Non ci occuperemo allora a livello escatologico del cammino della salvezza, che pure per un cristiano è fondamentale, ma dei suggerimenti di Gesù su come vivere in questo mondo.
Qualche studioso ha parlato di insegnamenti politici.
Noi saremmo più cauti e preferiremmo parlare piuttosto di lezioni etiche; è difficile, infatti, trovare nelle pagine dei Vangeli qualche affermazione legata alla indicazione di una forma di governo della società, non solo a motivo del fatto che Gesù propone il suo insegnamento in un’epoca storica definita, ma anche perché è evidente che Egli intende lasciare alla libertà ed alla ricerca creativa dell’umanità il sistema politico più adatto alla realizzazione di una vita cristiana autentica secondo i principi da Lui proposti.

Il Cristianesimo storicamente è stato anche piegato alla costituzione di regni o imperi teocratici, ma nell’insegnamento di Cristo non vi è alcun intento teso ad orientare i suoi discepoli verso forme precise di struttura politica; c’è da dire pure che questa religione ha su tale questione un grande rispetto della libertà dell’uomo.
Non vi è passaggio più chiaro in tal senso del brano del vangelo di Matteo in cui Gesù, tentato dai Farisei sulla liceità del tributo a Roma, risponde loro: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio”.

Con lo sviluppo della civiltà gli uomini hanno maturato il concetto e la struttura di democrazia moderna che sembra il miglior mezzo per la realizzazione dell’uguaglianza nella libertà, idea di fondo quest’ultima del messaggio evangelico rispetto alla vita terrena che corrisponde al tema di cui vogliamo qui occuparci.
Il discorso della montagna rappresenta sicuramente il compendio dell’insegnamento etico e sociale di Gesù, il quale, dopo aver affermato con chiarezza che non è venuto al mondo per abolire la Legge ed i Profeti, ma per dare pieno compimento ad essa, elenca le condizioni per le beatitudini e la realizzazione della giustizia sulla Terra.

I beati sono per Lui i poveri in spirito, quelli che sono nel pianto, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia, quelli oltraggiati, insultati e perseguitati a causa del suo insegnamento.
È un rovesciamento, come si vede, dei valori della cultura e della società del tempo che metteva al centro della vita dell’uomo il potere, la ricchezza ed il prestigio anche a costo di discriminare gli altri fino a ridurli alla schiavitù.

Più che di precetti, come si vede, nel discorso della montagna troviamo un elenco preciso di gruppi di persone che con il loro comportamento dovrebbero costruire non una vita individuale, ma una comunità fondata sulla buona volontà, sull’uguaglianza e sulla consapevolezza che il desiderio di giustizia personale può essere realizzato solo se viene soddisfatto in modo che l’equità si realizzi per tutti gli altri esseri umani.
D’altronde la stessa preghiera del “Padre nostro” non è al singolare, ma al plurale, perché in essa non invochiamo Dio per noi, ma per tutta l’umanità.
Di precetti poi intesi a dare agli uomini indicazioni per rendere giusta la loro vita i Vangeli e gli Atti degli apostoli sono pieni e non staremo qui a farne l’elenco.

L’amore per l’altro, il perdono e la riconciliazione con i fratelli, relazioni di maggiore uguaglianza tra i sessi, l’esortazione ad amare i nemici come capacità di esercitare l’amore al di là della comunità di appartenenza, un atteggiamento di altruismo disinteressato, il distacco dalla ricchezza materiale e la capacità di allargare la cerchia delle relazioni fraterne ci pare siano i principi essenziali e basilari posti da Gesù a fondamento della vita.

Egli esplicita i suoi precetti attraverso la narrazione delle numerose parabole che sono l’approfondimento dei temi fissati nel discorso della montagna.
Sono norme etiche sintetizzate poi nella formula “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Matteo 7,12). È un insegnamento noto come la regola d’oro.
Gesù ci invita a diffidare dai falsi profeti e ci dice che riconosceremo quelli veri dai loro frutti.

Non poteva parlare con più chiarezza un maestro di vita come lui che non si è limitato a predicare, ma a dare coerente testimonianza di vita sui valori posti alla base dell’esistenza.
Il rifiuto per sé di qualsiasi forma di proprietà, la scelta della condivisione totale anche nell’esperienza del miracolo, come nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, la predilezione per i poveri e l’indicazione della giustizia come fondamento della comunità sono elementi che trasmettono di questo maestro un insegnamento assolutamente accettabile.
Crediamo sia soprattutto per questo che Egli mette in guardia dall’ipocrisia di chi accetta in teoria i suoi precetti, ma li rifiuta dentro di sé e non li pone in pratica.
“Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti” è scritto in Matteo 23,13.

Una cosa è certa: proprio perché Gesù non ritiene la ricchezza un valore fondante dell’esistenza, indica come stile di vita la condivisione dei beni e l’amore per gli altri.
Purtroppo ancora oggi la miseria di gran parte dell’umanità non è diversa da quella di due millenni fa, quando Egli predicava in Palestina.
I rapporti annuali di Caritas e fondazione Zancan ce la descrivono ed attestano che è soprattutto l’indifferenza e l’assuefazione per la sofferenza degli altri e per l’ingiustizia a generare il male nella società e nella storia.

Oggi sono tanti quelli che chiamiamo “atei devoti” o “cattolici non credenti”, i quali nella cultura e nell’economia occidentale provano a distorcere il messaggio evangelico per giustificare leggi e comportamenti che nulla hanno più a che fare con esso.
Sono intellettuali, economisti e politici che creano una società ingiusta e che vorrebbero si chiamasse cristiana, manipolando a tal punto l’opinione pubblica fino a volerla convincere ad esempio che le regole attuali dell’economia e del commercio mondiale possano dirsi giuste o che si possano ingoiare come enormi rospi leggi sul tipo di quelle che affermano il “reato di clandestinità” per esseri umani che non sanno come e dove difendersi dalle persecuzioni e dalla miseria.

È difficile per noi poterci definire seguaci di Gesù di Nazaret se ci accorgiamo dei poveri solo quando tsunami o terremoti sconvolgono la loro misera esistenza fino a seppellirla.
L’amore per gli altri non può essere l’effetto di un’emozione momentanea, ma ha necessità di abitare nel profondo della nostra sensibilità.
“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” si legge in Giovanni 8,32, ma questa conoscenza della verità proposta da Gesù è un cammino continuo di ricerca e di adesione che bisogna fare per vincere gli ostacoli derivanti dall’individualismo che tendono ad allontanarci da essa.

La vita pubblica di Gesù di Nazareth, durata al massimo tre anni, si conclude in maniera violenta a Gerusalemme nella forma più umiliante con la morte in croce.
Sembrerebbe un fallimento ed invece, come scrive Hans Kung nel saggio “Dalla nascita del mondo alla morte di Gesù”, “ nonostante questa morte umiliante, si è giunti alla formazione di un movimento di Gesù ed addirittura alla fede in Gesù come figlio di Dio…”.

Nel suo volume “La vita autentica”, pubblicato da qualche mese, Vito Mancuso scrive “La libertà si compie solo nella misura in cui ci si dedica a qualcosa di più grande di sé o, meglio, del sé: una grandezza che il pensiero umano nomina in vari modi, di cui i principali sono giustizia, bene, verità. Io sostengo che l’uomo autentico è l’uomo giusto, è l’uomo che vive per attuare il bene dentro e fuori di sé, è l’uomo che ama sopra ogni cosa la verità”.

Crediamo che in questo passo Mancuso abbia colto il senso più profondo dell’insegnamento di Gesù, ma che lo faccia soprattutto quando afferma che “la vita si esprime come ininterrotta ricerca di relazioni e …che la relazione per eccellenza, unitaria, totalizzante, è l’amore”.
Aggiungiamo, per concludere, che la proposta di vita indicata nei Vangeli è talmente importante per Gesù che non la collega solo alla possibilità di consentire l’ingresso nel “regno dei cieli”, ma la ritiene il fondamento dell’esistenza nella comunità su questa Terra, quando dice in Matteo 7,24 : “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà simile ad un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.”

Non sappiamo se oggi i cristiani siano obbedienti al vangelo o se, come ha scritto di recente Enzo Bianchi, “il peccato abita la Chiesa come abita il mondo”.

Di sicuro c’è la necessità che chi si sente vicino agli insegnamenti di Gesù si attivi con sapienza per iniziative di giustizia e di amore. di Umberto Berardo - direttore dell'ufficio Diocesano per i problemi sociali e del lavoroTrivento (CB), 9 luglio 2010

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