Ricordo di Romeo Lesti e Padre Eduardo Miranda | Diocesi di Trivento

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Ricordo di Romeo Lesti e Padre Eduardo Miranda

La sera del 12 agosto in largo Vittoria Frosolone ha ricordato, per iniziativa degli “Amici di Romeo”, due figli esemplari il dott. Romeo Lesti e Padre Eduardo Miranda.

Premesse
1. Importanza del Ricordare: non si possono tacere le cose belle e grandi del passato.
2. Ricordarle è importante perché come vale la pena Volere, per valere qualcosa oggi bisogna lottare, lottare, lottare, come alcuni prima di noi hanno saputo fare.
3. Ricordare è quindi come riprendere petali colorati e profumati e spargerli intorno.
4. Nel caso particolare di Romeo e padre Eduardo si potrebbe parlare di due self made man con il vizio e la libertà di Prometeo.

Padre Eduardo
Padre Eduardo, ha vissuto per 33 anni, ininterrottamente e con alterne vicende, missionario in India.
La sua scheda biografica: figlio di Alfonso e Michelangela Vitolone viene battezzato dal parroco musicista don Giuseppe trillo il 24 settembre 1910 nella chiesa di San Pietro Apostolo in Frosolone; l’arcivescovo Pasquale Berardi gli conferisce la Cresima il 12 agosto 1926. Il 6 gennaio 1929 dal vescovo di Teramo Antonio Micozzi riceve la prima tonsura presso il Seminario Regionale di Chieti. Il 1930 si incardina presso il Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano. Il giorno 11 settembre 1932 nella cappella domestica di Duronia riceve il Diaconato dall’arcivescovo Berardi, dietro permesso del Vescovo di Trivento Giovanni Giorgis. Il Presbiterato gli viene conferito a Roma il 17 dicembre 1932 sempre per mano dell’arcivescovo Berardi. Nel 1968 ritorna in Italia e muore a Frosolone nel settembre del 1979.

Padre Eduardo era animato da autentico spirito missionario, si avvicinava agli indiani con amore autentico, non faceva distinzione di censo, di ruolo o di credo religioso.
La sua missione è stata quella di diffondere la speranza, infatti affermava che “la Chiesa non lavora per far valere il suo potere o il suo dominio, ma solo per servire l'umanità, specialmente i poveri”. Il suo desiderio è sempre stato quello di esprimere “una testimonianza più profonda della nostra missione come discepoli di Cristo”, dare una coraggiosa testimonianza di Cristo, visto che non c'è un sostituto alla Buona Novella di Cristo per la felicità. Era convinto che nessuna ricchezza e nessun piacere in questo mondo possono dare la gioia profonda e duratura che dà Cristo.

Padre Eduardo è stato non solo messaggero ma messaggio vivo di un'autentica sequela di Cristo: né Gesù Cristo, né la Chiesa cattolica aggiungeva può costringere nessuno a convertirsi, ed è necessario respingere l'intolleranza nei confronti della fede altrui.
Affermava che quello di Gesù Cristo è un messaggio di pace e amore per tutti il mondo, e non per un unico gruppo etnico, linguistico o regionale. La consistenza numerica della Chiesa in India è piccola rispetto ad altri gruppi religiosi, ma il suo servizio che si estende a tutti i settori della popolazione, con un particolare impegno nei confronti dei poveri, è sempre stato un grande ed importante contributo alla Nazione.

Oggi nel cuore di molti credenti è sorta recentemente la paura nascosta che, a differenza dell´insegnamento cristiano che è ben accolto in Asia, la persona di Cristo sia un ostacolo.
Ma gli evangelizzatori hanno il compito di far comprendere che il cristianesimo è più di un interesse collettivo di una società o civiltà. Significa l'incontro con Dio. Significa una vita impegnata. Richiede uno stile di vita evangelico. Un evangelizzatore è veramente efficace solo quando egli stesso si libera dai sentimenti di offesa, sia personali che storici. Fa parte infatti della missione dell'evangelizzatore guarire le memorie di ferite storiche della società in cui vive. L'unica via verso il futuro è il perdono.
Don Eduardo Miranda come portatore del Vangelo non si è mai sentito straniero, perché non si è mai allontanato dalla semplicità, sincerità e immediatezza del Vangelo. È Cristo che in effetti risponde agli anèliti degli antichi pensatori dell'Asia. Il Mahatma Gandhi, nel suo primo incontro con il Discorso della Montagna, sentì confermati tutti gli insegnamenti avuti da bambino. Non lo ricevette come un messaggio straniero. Egli sentì che il messaggio del Vangelo gli era più intimo e naturale di molti altri insegnamenti che aveva fatto suoi nel corso degli anni.

Nei suoi discorsi padre Eduardo ha rivelato, piuttosto, Cristo per quello che è veramente. Come egli è presentato nelle Scritture. Questo è sufficiente. È già abbastanza se non oscuriamo la visione della gente. Lasciamoli cercare da soli. Lasciamo che siano loro i giudici. "Venite e vedete" disse Gesù ai discepoli di Giovanni Battista (Gv 1, 39). Un detto simile al "conoscete da voi stessi" del Buddha.

La parola "conversione" ha acquisito a volte una connotazione negativa in molti paesi dell'Asia, perché associata a un cambiamento di religione fatto sotto pressione, adescamento o inganno. Padre Eduardo si adoperava per la conversione spontanea, che è qualcosa di diverso. Perché secondo lui è legittimo pretendere che ogni persona abbia il diritto di scegliere la propria religione, è anche giusto che abbia la libertà di partecipare ad altri la propria fede. Lui proponeva sempre un incontro autentico con Cristo, cosa che è molto più di una semplice pretesa di privilegi, di diritti costituzionali o umani. È l'esperienza di Dio. Quando Natanaele incontrò per la prima volta Gesù, egli cadde in uno stato di resa completa. Egli poté solo esclamare, "Tu sei il Figlio di Dio! Tu sei il Re di Israele" (Gv 1,49).

Un'altra icona dell’apostolato di padre Eduardo in India è quella dell´apostolo Filippo e l´etiope. Era abbastanza sorprendente che un alto ufficiale dell'Etiopia fosse in visita a Gerusalemme per adorare Dio; ma era molto più straordinario che egli tornasse a casa leggendo il profeta Isaia e fosse pronto ad accettare l´apostolo Filippo come compagno di viaggio e guru. "Come posso io capire se nessuno mi istruisce?" (At 8,31). Questo è ciò che chiedono gli indiani, come allora l'etiope. È essenziale che qualcuno possa istruire. Come potrà la gente credere "senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza che uno lo annunzi?" (Rm 10,14). "Filippo cominciò a parlare; e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù" (At 8,35). L'etiope fu battezzato.

Pertanto, la prima cosa importante è stata che padre Eduardo si è reso presente con la sua dolcezza, la sua affabilità, le sue opere di carità. Poi è diventato qualcuno che ha spiegato il valore di questa presenza ed è diventato anche l'evangelizzatore partendo dal punto in cui si trovava colui che domanda: il suo problema nella vita, il suo stato d'animo, il livello del suo apprendimento, le aspirazioni del suo cuore, la natura della sua cultura, le limitazioni del suo orizzonte e della sua visione.
La forza di padre Eduardo è la stessa forza del Vangelo: solo il Vangelo può sollevare coloro che hanno fatto del male e coloro che l'hanno sofferto. È il Vangelo che permette loro di voltare le spalle alla miseria e al passato, di proseguire oltre con fiducia, di prendere il futuro nelle proprie mani. Oggi più che mai anche noi siamo persone in attesa di riscoprire questo aiuto dal Vangelo.
Rientrato in patria, ormai anziano e cagionevole di salute, nel 1969 e stato in Italia gli ultimi dieci anni della sua vita.

Molti frosolonesi non l’hanno proprio conosciuto, altri l’hanno già dimenticato, ma gli indiani non lo dimenticano e recentemente hanno dedicato al suo nome una cappella additandolo ai giovani come modello di dedizione, di impegno civile e di correttezza morale.

Dott. Romeo Lesti
Non è facile per me che ho goduto della sua amicizia sincera trovare ora le parole giuste per ricordare come ha sempre attivamente partecipato alla vita associativa della squadra di pallavolo, con grande passione e professionalità.

Romeo ha operato sempre e comunque con tenacia, costanza, entusiasmo, passione e serietà.

Il nostro ricordo non è quello di un semplice paziente del Dott. Romeo, anche se alcuni di voi mai hanno avuto medico migliore di lui, mai hanno trovato in altri la capacità di far sentire al centro dell'interesse professionale, ma soprattutto umano, chi gli stava di fronte.

Romeo non lo voglio ricordare per la sua grandezza professionale, lo possono e lo devono fare questo i suoi colleghi e i suoi pazienti, io voglio che non si dimentichino le sue battaglie per la salute, la sua lotta contro ogni forma di prevaricazione e ingiustizia sociale.

Lo voglio ricordare per il suo affetto vero e sincero verso i pazienti, per la sua meravigliosa abitudine di chiamarli con il loro nome di battesimo con l'intenzione di abbattere quella barriera che c'è sempre istintivamente fra medico e paziente..

Secondo me Romeo è stato una persona positiva, allegra, spiritualmente serena e intellettualmente versatile. Aveva un carattere forte e tenace: quando si attaccava a qualcosa non mollava facilmente.

Quante volte gli altri gli dicevano: ma come fai a fare tutte quelle cose? Ma chi te lo fa fare? Sinceramente forse aveva un orologio interno che girava per conto suo, oppure lui veniva da Marte. Tanto per farvi un esempio, la sua giornata lavorativa iniziava alle 8:00 e terminava non si sapeva né come né quando.

Romeo era a me, a noi tutti, una persona molto cara per le sue grandissime doti umane, la sua bontà e la sua simpatia prima che per le sue immense doti personali, che facevano di lui un carissimo amico, una persona speciale: la sua giovinezza, la sua esuberanza e la sua franchezza mi sono state di riferimento e di conforto.

Dopo tanti anni mi manca il suo spirito gioviale e il suo umorismo, la concretezza ed il disincanto verso ogni forma di potere che aveva sempre nell’affrontare gli affanni quotidiani della vita. Né la stanchezza delle lunghe giornate di lavoro né gli inevitabili inconvenienti della vita avevano mai spento il suo sorriso o la voglia di prendersi in giro. E generosamente metteva a disposizione dei suoi amici la sua esperienza, i suoi consigli e la passione che profondeva in tutte le cose, specialmente quando ci stimolava a portare avanti i progetti e le iniziative che ci sembravano troppo ambiziosi per le nostre forze. Non sottovalutava la difficoltà che avremmo incontrato, ne era consapevole, ma ci incoraggiava e alla fine ci convinceva. E’ stato una persona di grande umanità, forte e tenace, che non si arrendeva davanti a niente, meno che mai agli attacchi che qualche volta gli riservavano anche quelli che si proclamavano suoi amici. Bastava un braccio a cui appoggiarsi e lui andava avanti indomito, con l’entusiasmo e la passione di un ragazzino.


L’associazione “Amici di Romeo”
Questo incontro annuale resti un evento che ne raccolga l'eredità e il messaggio, perché il suo contributo e la sua originalità resti vivo non solo nei cuori, ma anche nella storia dei frosolonesi.

Nella vostra associazione ho incontrato e ammirato un gruppo di persone che si prodiga dove e quando la gente è in difficoltà, ha sete di riscatto, di discussione, di rinnovamento, ha fame e sete di cambiamento, di iniziativa per avere credibilità e autorevolezza con tutti gli interlocutori siano essi politici, culturali, religiosi e sociali.
Per far rivivere l’orgoglio di essere frosolonesi, l’orgoglio fondato su questa fiducia, con questo coraggio e questa fierezza, bisogna avere bene in testa quello che dobbiamo e possiamo fare per il bene degli ultimi.

Vi state adoperando per dare continuità ad un’associazione con un’organizzazione seria, responsabile, onesta, pulita, che aiuta a riscoprire nel suo essere concreta e viva davvero un elemento di radicale diversità dall’esistente pubblicizzato quotidianamente, con la progressiva acquisizione della coscienza della propria “personalità storica”, del proprio compito e dunque della propria irriducibile diversità.

Dovrebbe essere finito – amici - il tempo del piombo nelle ali, è finito il tempo del Novecento dipinto soltanto come il secolo della miseria dell’emigrazione, delle due guerre mondiali, dei nostri orrori e delle nostre tragedie. Perché quella Storia del dott. Romeo e di padre Eduardo è la storia della comunità di Frosolone, è la nostra storia – lo ripeto: tutta intera – e di essa dobbiamo andare fieri, perché è la Storia di chi ha lottato sempre e solo per gli altri, per la libertà, la pace, l’eguaglianza e la giustizia sociale.

Romeo e Padre Eduardo si interessavano e hanno lavorato seriamente in tutti quegli anni per una comunità unita e una società veramente solidale. Abbiamo tanto da imparare dal loro esempio e dal loro stile di vita

Conclusione
E a voi della associazione “Amici di Romeo” auguro che ci riusciate veramente a formare una generazione fatta non più di conflitti, ma anche di sogni e di evoluzioni, di speranze e concretezze.
Attenzione! Ricordare è importante, ma la Bibbia avverte:
“Conosco le tue opere, la tua fatica…
Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti.
Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.” (Ap. 2,2.4)

Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali - Comunicato StampaFrosolone (IS), 14 agosto 2010

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