Incontro “vennero a mezzogiorno due farfalle” | Diocesi di Trivento

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Incontro “vennero a mezzogiorno due farfalle”

Incontro “vennero a mezzogiorno due farfalle”Martedì 19 ottobre siamo stati a Campobasso nella sala della biblioteca provinciale “P. Albino” all’incontro “vennero a mezzogiorno due farfalle”: canto alle antiche storie durante il quale sono state declamate poesie già pubblicate e sono stati letti e presentati alcuni brani tratti da una sezione del volume “18 racconti più due” delle Edizioni Il BeneComune.
Dal testo citato si tratta appunto di un segmento intitolato “Nel sistema delle trame” e scritto da Maria Concetta Barone, della quale qualche anno fa ci siamo già occupati in occasione della pubblicazione del suo volume di poesie “I canti della bizzarra”.

Di lei torniamo volentieri a scrivere per interessarci di un genere letterario come il racconto, nel quale crediamo che riesca ad esprimere una ricchezza narrativa degna di grande attenzione.
La sua capacità di scrittrice a noi non è nuova, perché negli anni novanta abbiamo ospitato diversi suoi racconti sul mensile “La vianova”.

Da allora Maria Concetta Barone ha avuto un percorso letterario che l’ha portata a diventare sicuramente una protagonista nel panorama culturale molisano e nazionale.
Noi crediamo di conoscerla abbastanza bene per poter affermare che tutto quanto lei scrive non ha nulla di accademico o di lezioso, ma è profondamente legato al suo modo di pensare e di vivere che è fatto di studio, di creatività, di impegno e di forti relazioni umane e sociali capaci di aiutare la costruzione di quella società del bene comune che lei, come tanti tra noi, insiste a disegnare con le idee ed a costruire con la politica.

La prova di questo che stiamo sostenendo è proprio nell’apertura delle pagine che lei ha scritto per il volume citato.
Parte ancora con la poesia “ ‘Ra, un canto alla fuga” ed è la voglia di andare verso l’utopia, seppure questa è “un vuoto sogno” per gli ultimi, “i perdenti”, come li chiama lei.
Seguono poi otto racconti brevissimi costruiti su storie molto dense dalla trama volutamente sfuggente.

I protagonisti a volte hanno anche nome, ma sono intenzionalmente anonimi, quasi sicuramente perché intendono rappresentare il vissuto di ogni essere umano alle prese con momenti di serenità, di gioia, di dolore, di malattia, di relazioni umane difficili o contrastate.
La narrazione è tutta in prima persona e rende le vicende palpitanti, legate a storie di un mondo che non c’è più ed a realtà che attraversano la vita di questa nostra epoca così difficile ed a volte perfino inumana.

I personaggi sono immersi in storie di una sofferenza insostenibile, come quelle della malattia mentale o dell’esperienza della droga e provano ad uscirne chiedendo affetto; quando poi non ci riescono, rientrano nella dimensione del sogno, in un mondo onirico dove la simbologia, come quella dei numeri o del sangue, è talmente forte da giocare un ruolo importantissimo nella contrapposizione ai mali dell’esistenza e primo fra tutti a quello dei pensieri della morte che vengono esorcizzati appunto con l’evasione nel mondo onirico alla ricerca di quella utopia tante volte invocata, ma che continua inesorabilmente a sfuggirci.

I racconti di Maria Concetta Barone sono brevissimi, come quadri realizzati con poche ed essenziali pennellate, ma in essi la forza narrativa è davvero avvincente e ti porta dentro trame aggrovigliate e tuttavia molto fluide, nelle quali come lettore ti lasci trasportare tra il vissuto attuale, la voglia di una memoria importante di antiche storie ed il desiderio tremendo di abbandonarti al sogno come gioco per scacciare il male e trovare la bellezza della vita che a noi pare l’autrice ricerchi con forza ad esempio in quell’ “amore infinito che trova i suoi spazi e le sue tane all’interno del corpo”.
La prosa è essenziale e non dà spazio a ricercatezze inutili, ma il lessico è scelto con cura, perché ogni parola riesca a comunicare con forza pensieri, sensazioni, sentimenti, desideri, solitudini, ansie, abbandoni, gioie, in una parola l’insieme degli stati d’animo che costituiscono l’esistenza.

La costruzione dei periodi è decisamente telegrafica ed anche la punteggiatura è essenziale, quasi a ricreare in prosa ciò che in poesia chiamiamo un enjambement; per questo il ritmo narrativo diventa intenso e trascina il lettore lungo storie in sequenze brevi, ma dall’intreccio estremamente variegato.

Maria Concetta Barone è sicuramente una delle risorse intellettuali più valide di questo Molise che ha bisogno di valorizzare di più i suoi talenti artistici.Umberto BerardoCampobasso, 25 ottobre 2010

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