L’ultima intensa nevicata | Diocesi di Trivento

Riflessioni

L’ultima intensa nevicata

L’ultima intensa nevicata Quel che segue è ispirato dal testo di Isaia: “come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato e fecondato la terra, così ogni tua Parola…” (Is 55, 10-11).

e in nessun modo vogliono offendere o mortificare quanti in questi giorni subiscono danni e disagi per le continue e forti nevicate.

Esiste ancora in me il potere magico della neve, oltre ogni facile immaginazione. Essa attutisce i rumori con il suo candido manto e ci può regalare anche piccoli, minuscoli, ma straordinari sogni se appena chiudiamo gli occhi e, mentre sentiamo il tocco gelido del cielo, veniamo come rapiti, ci ritroviamo in un piccolo paradiso, dove lo sguardo ora si perde, in un candido paesaggio, e la mente si riposa e ripensa distese infinite.

La neve è bella perché è bianca, ma bianca come solo un’altra cosa al mondo può esserlo, come la coscienza pura di un santo. Chi conosce bene la neve sa che quel bianco è ineguagliabile e a tutti dona una dolce sensazione di pulizia e di candore. E’ bianca perché riflette fino al novantacinque per cento della luce, grazie alle infinite sfaccettature di ghiaccio che riflettono la luce proprio come minuscoli specchi. Così ogni coscienza è pura se riflette la grazia del Signore.

La neve affascina i bambini, ma infastidisce gli anziani; la studiano gli scienziati e ne parlano i poeti. Due esempi mi vien facile farli: “La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri. Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio. Ha un nome. Un nome di un candore smagliante: neve”, così scrive Maxence Fermine in Neve; e Romano Battaglia, ne Il fiume della vita, ha scritto: “il tempo è come un fiocco di neve, scompare mentre cerchiamo di decidere cosa farne”.

Vedi com’è bella la neve, proprio qui tra le nostre stradine, sui tetti delle nostre case? Guarda: noi camminiamo sulla neve e lasciamo dietro di noi tutte quelle orme, ed esse restano lì bianche, precise, affiancate, ordinate.

Ma domani, quando ci alzeremo, riguarderemo questa grande distesa bianca e, forse, non ci sarà più nulla, né un’orma, né un segno qualsiasi, niente. Altra neve le avrà cancellate, di notte, o i primi raggi di sole l’avranno sciolta: è proprio il tempo che le nasconde o le avrà fatte sparire, e allora sarà come se non fosse mai passato nessuno.

Ma non è così nella vita, non sarà mai come se noi non fossimo mai esistiti.

Se c’è un luogo, al mondo, in cui posso pensare di essere troppo gelidi, di essere quasi nulla, quel luogo è questo: la poltiglia che resta dopo il nostro esserci arrabattati per tanto o per nulla, nel tempo che passa, per una vita vera o per una vita falsa, per orme evanescenti o per impronte leggere.

In effetti sono io, sei tu, siamo noi che lentamente, molto lentamente, ma altrettanto inesorabilmente, dimentichiamo. Dimentichiamo le emozioni più profonde, i luoghi più cari, le esperienze più sentite e perfino le persone, anche quelle che ci sembravano aver lasciato in noi ricordi indelebili, sbiadiscono a poco a poco. E’ proprio così: io dimentico, sì, forse anche tu li dimentichi, tutti, tutti quanti; e non è giusto se dimentico quelli che mi amavano veramente e persino quelli che dicevo di amare. Questi sono gli ultimi a scomparire, e una volta che li ho dimenticati abbastanza, anche se faccio veramente fatica, devo ricordarmi che posso pensare ancora a loro, li devo aiutare e posso continuare ad amare loro, ad aiutare qualcun altro, affinché torni la primavera.

Guardandola neve che cade silenziosamente, pensando a quanto scrive Giobbe “Sei forse entrato nei depositi della neve? Li hai visti i depositi della grandine…” (Giobbe 38, 22),capisco sempre di più la mia fragilità e la Sua grandezza, ma scopro anche che la mia grande fragilità diventa una piccola grandezza se solo mi avvicinassi e iniziassi a collaborare costantemente con il Signore.

Non per nulla Kahlil Gibran asseriva: “E, come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. Fidatevi dei vostri sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l’eternità”.

Ogni mia parola (Come la pioggia e la neve)

don Mimì FazioliTrivento (CB), 8 febbraio 2012

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