Frosolone e il Monumento al sacerdote Giuseppe Maria Trillo | News

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Frosolone e il Monumento al sacerdote Giuseppe Maria Trillo

Frosolone e il Monumento al sacerdote Giuseppe Maria TrilloFrosolone e il Monumento al sacerdote Giuseppe Maria Zampini La sera del 29 giugno nel bel mezzo del concerto bandistico, consegnati i fiori al maestro della banda, in corteo tutti si sono recati sulla “loggia” dove, alla presenza del Sindaco dott. Falese e del parroco don Onofrio, è stato scoperto e benedetto il busto marmoreo del sacerdote don Giuseppe Maria Trillo, parroco dell'allora Parrocchia di San Pietro Apostolo, morto il 17 luglio 1948.

Durante la cerimonia sono state pronunciate queste semplici e spontanee parole:

“Gentili membri di questa fortunata Parrocchia di Frosolone, abbiamo bisogno di accompagnare con proporzionati ed eletti pensieri l'avvenimento che stiamo celebrando. È da molto tempo passata l'ora che volge al desio e intenerisce i cuori e che sembra dirci che non occorrono molte parole per sottolineare questa cerimonia.

Ma quel che è doveroso lo si deve dire, anzi lo si deve gridare ai quattro venti.

Personalmente devo anche aggiungere che provo in questo momento grande commozione per i tanti ricordi dell'infanzia, nati proprio su questa loggia e mai più cancellati, che restano così grandi, così vivi, così veri, e vengono al mio animo quasi come una sorgente di turbamento, che vorrei sedare adesso con una riflessione silenziosa e tranquilla.

Ma non senza esprimere anch'io il profondo compiacimento per questo solenne avvenimento e congratularmi vivamente: con chi ne ha avuto l'idea, con il vostro amato Parroco don Onofrio, con il Sig. Sindaco dott. Sabatino Falese e tutta l'amministrazione che egli presiede, con tutta la cittadinanza, con il progettista e le maestranze, e in particolare con i membri della famiglia Trillo e con il caro maestro Zino Marinaro, geloso custode delle melodie del rettore di san Pietro.

Il vostro è stato un ottimo pensiero ed è un'opera encomiabile quella che avete fatto erigendo un monumento a questo benemerito nostro concittadino e santo sacerdote, perché con tutto ciò si mettono in evidenza dei meriti veri, dei valori che vale la pena di celebrare e di innalzare al di sopra gli altri.

Voi sapete che una delle grandi confusioni, e quindi delle sofferenze, del nostro mondo presente è di non saper bene come rispondere a domande fondamentali: "Ma, in fondo, che cosa vale nella vita? Chi devo seguire? A chi devo credere? Dov'è che c'è un merito che vuole davvero il plauso? Chi posso e devo onestamente imitare?”. In questo esagerato divismo, presente e contemporaneo, le nostre menti sono frastornate da una falsa esibizione di valori che risultano, il più delle volte, devianti e contradditori.

Ebbene, avete fatto opera pregevole, voi Frosolonesi, che avete il merito nel riposizionamento di questo monumento, perché avete avviato una provvida educazione delle vostre menti, cioè a dire : innalziamo dei meriti veri, un eroismo autentico, una volontà veramente grande e sincera. Guardiamo di far vedere e presentare alle generazioni che vengono, a questa nostra Cittadinanza e agli altri che vorranno condividere con noi questi sentimenti, una figura di uomo, di sacerdote e di filantropo che merita di essere conosciuta, apprezzata e seguita.

Don Peppe Trillo lo merita proprio perché intanto è nostro concittadino ed ha voluto operare indefessamente in questo paese, pur avendo avuto la possibilità di incarichi prestigiosi altrove; lo merita perché ha vestito con onore e decoro l'abito talare, umile e povero. Egli ha avuto il grande merito di incarnare, proprio nel nostro recente passato, la figura e l'imitazione testuale delle opere di misericordia predicate da Gesù Cristo, che lo hanno reso a tutti così simpatico e così dolce e così amico, ed è un contradditore così potente di tutto quello che noi, figli del consumismo e vittime dell'individualismo, ordinariamente andiamo cercando. Noi vediamo in questo nostro concittadino una persona che ha personificato la genuina tradizione cristiana, che è ancora tanto viva e popolare tra noi, proprio per la sua autenticità e fedeltà.

Lo innalziamo questo nostro concittadino per metterlo in evidenza, al di sopra della media e diciamo: "Guardate che grande che è stato", perché egli è stato magnanimo, perché ha operato come nessuno, perché la sua grandezza è stata nota a molti, paesani e non, perché si è adoperato per tutti e specialmente per i poveri: ogni suo ricordo ci lascia gli occhi aperti allo stupore e inumiditi di commozione.

Sta bene qui il suo monumento ed ingentilisce e arricchisce questo luogo, lo rende più bello per parlare, per ricordare di don Peppe, di lui e delle sue suggestive musiche, delle sue opere sociali, degli edifici che ha meravigliosamente abbelliti e che ci ha lasciato e che ancora oggi sono l'orgoglio e il vanto di Frosolone: la maestosa croce e la graziosa chiesetta che svettano sul monte Gonfalone, l'artistica facciata in marmo della chiesa di san Pietro, le due splendide statue della Madonna e l'organo melodioso in San Pietro.

Un monumento bello come questo può essere anche incentivo a profonde riflessioni: se un compaesano ha dato la vita in questa maniera per la fede, è segno che questa fede è un gran dono, è una gran bella cosa. E noi, che abbiamo la fortuna di averla, possiamo chiederci: ne facciamo la stessa valutazione, la stimiamo, la amiamo, la facciamo nostra, la celebriamo, la viviamo come si dovrebbe. Se un sacerdote di questa statura per la fede e per la carità cristiana vive, soffre e muore così: io cosa posso e devo fare per esse?

Don Peppe Trillo, da questa sera, torna ad essere ‘vigile sentinella' su questa loggia, offre il saluto di questa terra laboriosa a quanti partono e a quanti arrivano a Frosolone, dice a tutti quanto siamo fratelli e quanto ci vogliamo bene, e come la carità di Cristo ci debba unire tutti e sempre.

Voi tutti, con questi pensieri e con questo augurio, saluto con affetto e sperando che anche lui, il rettore don Giuseppe Maria Trillo, veramente e paternamente, dal Paradiso ci guarda e ci benedice”. Ufficio comunicazioni socialiFrosolone, 30 giugno 2012

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