I nuovi volti della povertà | Diocesi di Trivento

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I nuovi volti della povertà

I nuovi volti della povertà La povertà non è certo un fenomeno recente nella storia dell’umanità ed è sicuramente frutto dell’egoismo personale o di gruppo che antepone interessi personali o di classe al benessere collettivo.
Antiche e nuove schiavitù, che hanno portato all’abbrutimento di tanti esseri umani, ne sono la testimonianza più evidente.

Oggi un neoliberismo selvaggio di tipo finanziario è andato oltre il conseguimento del profitto più sconsiderato nel processo di lavoro ed ha favorito, soprattutto con agevolazioni fiscali, speculatori alla ricerca di rendite che hanno spostato ingenti capitali dagl’investimenti nell’economia reale a quelli del mercato borsistico.

Nuovi sistemi di sfruttamento della manodoperanella produzione industriale inpaesi emergenti, anch’essi tollerati senza vergogna sul piano del diritto internazionale ed immolati sull’altare dell’arricchimento a tutti costi di imprenditori senza scrupoli pronti a ricattare i lavoratori con la minaccia della delocalizzazione, hanno fatto il resto e siamo giunti ad una delle peggiori crisi economiche che l’Occidente ricordi.

L’emergenza lavoro e l’aumento della disoccupazione, che in Italia tocca ormai milioni di persone soprattutto giovani, sta creando nel ceto medio e nella classe operaia una miseria spaventosa cui molti non riescono a far fronte e sono costretti a ridimensionare la loro qualità di vita rinunciando ad elementi fondamentali, quali un’alimentazione equilibrata, un’abitazione decorosa, un sistema di riscaldamento decente e perfino una cura adeguata della propria salute.
I frequenti casi di difficoltà esistenziale che i mass media ci pongono di fronte, ma soprattutto la violenza dei tanti suicidi e dei recenti tentativi di protesta irrazionale rispetto alla miseria crescente devono interrogare tutti noi e renderci coscienti di un quadro sociale che molti tentano ancora di rimuovere, ma che dev’essere invece chiarito nelle cause, negli aspetti e nelle possibili soluzioni.

Se la povertà conduce ai suicidi, evidentemente non porta in chi la vive solo bisogni materiali o disagi esistenziali, ma genera sul piano psicologico mortificazione e soprattutto disperazione.
Tanti nel corso dei secoli si sono battuti per raggiungere quell’ideale di uguaglianza che la Costituzione Italiana ha fissato soprattutto in quel suo riconoscere a tutti i cittadini il diritto ad un lavoro fondato su un equo salario.

Una piena occupazione, come redistribuzione del lavoro tra tutti i membri della collettività, è sicuramente il mezzo ideale per dare a ciascuno quella dignità di vita che sola può rendere serena una persona rispetto alle sue necessità vitali.
Ciò è ancora utopia se diamo credito alle analisi del premio Nobel per l’economia J.E. Stiglitz che di recente ha pubblicato l’interessantissimo saggio “Il prezzo della disuguaglianza” pubblicato in Italia da Einaudi.
A tale volume rimandiamo per un approfondimento sui rapporti sproporzionati tra i diversi tipi di stipendio, sulla ineguale redistribuzione della ricchezza prodotta, sulla disuguaglianza crescente tra i molti poveri ed i pochi ricchi e soprattutto sul fallimento della politica nella creazione della giustizia sociale.

L’uguaglianza non è un principio realizzato, ma compito delle persone oneste è quello di crearne i presupposti minimi e progressivi per concretizzarlo.
Intanto è necessario un uso del fisco in grado di agevolare i redditi da lavoro per spostare la tassazione verso le rendite ed i patrimoni.
In questi giorni sceglieremo la destinazione dell’otto e del cinque per mille.

Su tale questione il discorso sarebbe lungo, perché anche le leggi relative sono frutto di compromessi e privilegi, ma possiamo per ora almeno scegliere di destinarli ad Enti che li indirizzano alla solidarietà ed alla condivisione e che soprattutto diano rendiconti trasparenti e dettagliati.
Per ciò che riguarda il welfare non possiamo più accettare le tutele solo per chi perde il lavoro, ma anche per quanti lo cercano e non lo trovano e dobbiamo farlo con l’istituzione del reddito di cittadinanza che ovviamente non può essere di tipo assistenziale, ma collegato ad impegni utili per la collettività.

Centri di orientamento e di riqualificazione professionale in grado di aiutare nella ricerca del lavoro sono ancora servizi che in tante realtà purtroppo sono assenti o poco efficienti.
L’azione di volontariato a sostegno delle persone in difficoltà, infine, non può essere delegata sempre e comunque agli altri, ma deve prevedere l’impegno attento e responsabile di ciascuno di noi.
I passaggi politici e sociali per il superamento delle povertà e la realizzazione dell’eguaglianza non sono facili, ma, come si vede, esistono.

Renderli legislativamente praticabili è compito dei cittadini che, promuovendoli politicamente, scelgono in tal modo non la ricchezza a tutti i costi per sé e per la propria categoria sociale, ma una qualità di vita decente per tutti.Umberto BerardoTrivento, 6 maggio 2013

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