SAN DONATO. RIFLESSIONE STORICO-SPIRITUALE DEL SANTO VESCOVO DI AREZZO | Diocesi di Trivento

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SAN DONATO. RIFLESSIONE STORICO-SPIRITUALE DEL SANTO VESCOVO DI AREZZO

Celenza sul Trigno 04-05-13. Gran finale per l’ultimo incontro formativo ed informativo, per completare il ciclo quadruplice degli incontri di Storia Ecclesiastica voluto con insistenza dal parroco Don Erminio Gallo.
Presso il Santuario di San Donato, Mons. Don Alvaro Bardelli, parroco del Duomo di Arezzo, si è rivolto al numeroso pubblico presente, in un’atmosfera intima e coinvolgente, con parole non “pompose” ma semplici ed efficaci per raggiungere l’emotività affettiva degli ascoltatori ( dovuta alla profonda devozione per il Santo) per meglio far conoscere la figura e l’opera di San Donato, venerato in tantissimi luoghi italiani ed esteri.

Con la sua “chiacchierata” e non conferenza, ( come da lui stesso precisato) ha ripercorso e sintetizzato il periodo storico delle persecuzioni, mettendo in rilievo che nell’Impero Romano venivano accolti tutti i vari “Credi” ma non il Cristianesimo, in quanto minava e metteva in discussione la divinità dell’Imperatore e affermando l’uguaglianza e la fratellanza fra gli uomini distruggeva una Civiltà strutturata su una divisione netta dei ceti sociali, con lo sfruttamento degli schiavi.

Da qui le persecuzioni fino a Costantino, che conferisce all’Imperatore una nuova sacralità ( custode della fede) e che concede la libertà ai Cristiani di professare la propria religione.
Dopo il Concilio di Nicea, inizia un nuovo “Mondo”, sorgono nuove diocesi e si restringono i templi pagani. Tra i molti martiri si erge la figura di San Donato.

Il 7 agosto del 362, Donato sarebbe morto decapitato e il suo corpo, raccolto e sepolto dai Cristiani nei pressi della città di Arezzo.
Della vita del Santo si ha conoscenza da un’antica “Passio” scritta da Severino Vescovo.

Nato a Nicomedia, ancora fanciullo, venne a Roma con la famiglia, qui fu educato da Pimenio e fatto chierico; suo compagno di studi e di formazione religiosa era Giuliano.
San Pier Damiani nei suoi Sermoni così commenta: “Ecco che nel campo del Signore crescono assieme due virgulti, Donato e Giuliano, ma uno di essi diverrà cedro del Paradiso, l’altro carbone per le fiamme eterne”.
Infatti, divenuto imperatore ed apostata , Giuliano promulgò una nuova persecuzione contro la Chiesa nel 362.

Nella città di Roma furono vittime tra gli altri i suoi genitori ed il prete Pimenio, allora Donato fugge ad Arezzo accolto dal monaco Ilariano alla cui scuola di sacrifici e di virtù, il giovane si sarebbe formato.
Le “Passioni” riferiscono che il santo monaco dovette più volte intervenire per frenare lo slancio caritatevole, i lunghi digiuni e le continue preghiere del giovane discepolo, ma che Donato non avrebbe accolto continuando nella vita austera e devota , tanto che la fama della sua santità ben presto si diffuse non solo nella città di Arezzo, ma in tutto il territorio.

Le genti accorrevano per ascoltarne la parola e i consigli; ben presto si diffusero notizie di prodigi e conversioni. Fra i tanti miracoli la “Passio” racconta che fa risuscitare una donna di nome Eufrosina che aveva in custodia una ingente somma di denaro, ma che con la sua improvvisa morte non si trovava più; fa vedere di nuovo ad una povera cieca Siriana, a cui dona anche la luce della fede; libera dal demonio il figlio del prefetto di Arezzo, Asterio.
Viene poi ordinato diacono e sacerdote dal Vescovo Satiro e prosegue la sua opera con predicazioni in città e nelle campagne.

Alla morte del Vescovo, viene scelto e ordinato Vescovo dal Papa Giulio I° e prosegue la sua opera con rinnovato zelo e altri prodigi gli danno molta popolarità.
Durante la celebrazione della Messa, al momento della Comunione ai fedeli nelle due specie, mentre egli distribuisce il pane, il suo diacono Antimo distribuisce con un calice di vetro il vino, entrano nel tempio i pagani che con violenza mandano in frantumi il calice.
Donato allora, dopo intensa preghiera, raccoglie i frammenti e li riunisce, ma manca un pezzo del fondo del calice; egli continua a servire il vino senza che esso cada dal fondo mancante.
Fra lo stupore generale provocato dal miracolo, ben 79 pagani si convertono.

Un mese dopo l’episodio il prefetto di Arezzo Quadraziano fa arrestare sia Ilariano che Donato i quali vengono uccisi, Ilariano ad Ostia il 16 luglio e Donato decapitato ad Arezzo il 7 agosto.
La devozione popolare, che attribuisce a San Donato la capacità di ottenere da Dio la guarigione dell’epilessia, pare che sia legata alla morte e di conseguenza si trovò ad essere invocato anche in caso di semplice emicrania.
Da allora la devozione crebbe a dismisura verso il Santo e per questo i solenni festeggiamenti avvengono proprio in questa data.

San Donato è cresciuto ad una bella scuola di fede e di eroismo. E noi?
I Santi sono cristiani veri che hanno portato a compimento il loro Battesimo. Sono persone che
sostengono, pregano per noi e ci guidano.

Ogni Santo Patrono è il capo della comunità , davanti al Signore a Cui rivolge parole per intercedere grazie per il popolo che lo ha scelto e confida in lui, ma fa anche la sua parte di carità, di “ comunione fraterna” e non di “divisione”.
Avere devozione per i Santi significa conformarsi il più possibile alla loro vita e sentirsi “popolo di Dio”.
E alla domanda: “ Chi è Gesù?”. Rispondere : “E’ mio fratello !”.

E’ ciò che San Donato ci chiede.

E’ ciò che il Prof. Sergio Tanzarella, Mons. Don Alvaro Bardelli e il Parroco Don Erminio hanno sperato e voluto che ognuno di noi rispondesse ogni giorno così alla propria “coscienza”……
Grazie di cuore!Maria Di NunzioCelenza sul Trigno (CH), 7 maggio 2013

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