Il Molise ha un futuro? | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Il Molise ha un futuro?

Il Molise ha un futuro? Da anni la regione in cui abbiamo scelto, come tanti, di vivere ed operare sta attraversando una recessione paurosa in tutti i settori della vita pubblica.
Abbiamo sempre amato questa terra alla quale siamo legati dalle radici, ma anche dagli affetti.

Oggi siamo più che mai preoccupati, soprattutto perché non vediamo prospettive serie per le nuove generazioni e questo davvero ci amareggia.
Le classi dirigenti da anni si occupano prevalentemente della ricerca del potere ed utilizzano ormai la politica più come organizzazione delle clientele che come tecnica di soluzione dei problemi comuni.

Come a livello nazionale, anche da noi pochi ostentano un benessere esagerato ed escludente, mentre i più fanno davvero fatica a sopravvivere.
Tra i primi ci sono anche soggetti che si definiscono appartenenti all'area politica della sinistra e proclamano ad alta voce idee di eguaglianza e di giustizia sociale.
A tale proposito sarebbe forse ora per tutti noi porre un limite all'ipocrisia e manifestare maggiore coerenza tra principi affermati e stili di vita vissuti.

Il nuovo consiglio regionale è in carica ormai da quattro mesi, ma le nubi nere che offuscavano l'orizzonte non si sono diradate.
Già sulla stessa autonomia istituzionale della regione c'é contraddizione e poca chiarezza d'idee tra gli stessi membri della giunta regionale.

La situazione di crisi delle aziende è grave e quella occupazionale è pesante, soprattutto a livello giovanile; ciò che si richiede, pertanto, non è tanto la negoziazione della cassa integrazione, ma un serio piano di sviluppo regionale che incoraggi certo l'arrivo di capitali esterni, ma soprattutto promuova un'educazione dei giovani alla cultura del lavoro e politiche fiscali che agevolino l'imprenditorialità autoctona agli investimenti produttivi.

Il deficit prodotto per anni ha portato, di fatto, il Molise ad un ridimensionamento inaccettabile dell'assistenza sanitaria. Ai cittadini si era detto che, in cambio di una razionalizzazione della rete ospedaliera, si sarebbero creati servizi di eccellenza nei nosocomi presenti nei principali centri della regione e soprattutto si sarebbe organizzata la medicina territoriale. In realtà c'è stato solo il taglio dei posti letto con gravi difficoltà per chi ricorre al ricovero e i molisani per curarsi hanno ripreso i viaggi della speranza.

I dati statistici ci dicono ormai che nella nostra regione consumiamo poca cultura e ne produciamo pochissima, mentre non riusciamo neppure a promuovere all'esterno quella sin qui elaborata.

La rete scolastica regionale dovrebbe comporsi in poli zonali di eccellenza in grado di dare agli allievi strutture edilizie sicure, socializzazione allargata, tecniche didattiche avanzate, ma anche presidi di ricerca e di supporto didattico presso tutte le comunità; diversamente la sola aggregazione delle scuole in istituti comprensivi finirà per penalizzare i comuni meno abitati. Purtroppo la strada fin qui scelta mira unicamente al contenimento della spesa pubblica, ma di questo passo davvero l'istruzione si depaupera.

La situazione della viabilità e del trasporto pubblico è assolutamente antidiluviana e penalizza soprattutto gli abitanti delle piccole comunità delle aree interne che, nel più dei casi, sono collegati ai capoluoghi di provincia da una sola corsa di pullman che rientra in paese a distanza di ore.
È davvero tanto difficile riorganizzare tale servizio a livello comunale?

Potremmo andare avanti parlando del degrado paesaggistico ed ambientale, della banda larga nel settore delle comunicazioni che si aspetta da anni, dell'inefficienza dei servizi e delle strutture ricettive, ma anche di quelle culturali e per il tempo libero.
Sia chiaro a tutti che scriviamo queste riflessioni senza volerci dare alcun ruolo di bastian contrario o del solone di turno.

Ci piacerebbe molto semplicemente che, oltre al lavoro per la definizione degli assetti di potere, chi in campagna elettorale ha proclamato a gran voce la necessità del confronto pubblico delle idee sulle soluzioni dei problemi comuni oggi si attivi per promuoverlo, perché solo il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte può dare sostegno alla democrazia, spazio alla ricchezza delle proposte ed aiuto concreto nel delineare un possibile e concreto sviluppo culturale, economico e sociale per il Molise. Se diversamente si procede senza disegni validi e condivisi, abbiamo il timore che questa nostra regione rischi di non avere futuro.

Se vogliamo dargliene uno, abbiamo una sola scelta: uscire dalla logica degli annunci improvvisati e poco concertati e scegliere la via di una programmazione economica che veda i Molisani protagonisti nell'elaborazione d'idee, nella nascita di un'imprenditorialità regionale e nella voglia diffusa di investire il proprio denaro in loco in attività produttive innovative e realizzabili. Umberto BerardoTrivento (CB), 29 giugno 2013

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