COLLABORAZIONE TRA PARAGUAY E SANTA SEDE | Diocesi di Trivento

La voce del Papa

COLLABORAZIONE TRA PARAGUAY E SANTA SEDE

COLLABORAZIONE TRA PARAGUAY E SANTA SEDE Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). Nella mattinata di lunedì 25 novembre 2013, il Signor Horacio Manuel Cartes Jara, Presidente della Repubblica del Paraguay, è stato ricevuto in Udienza dal Santo Padre Francesco e successivamente si è incontrato con l'Arcivescovo Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui, dopo aver rilevato i buoni rapporti bilaterali esistenti tra la Santa Sede e il Paraguay, sono stati affrontati temi di comune interesse attinenti alla situazione del Paese e della Regione, come la lotta alla povertà e alla corruzione, la promozione dello sviluppo integrale della persona umana ed il rispetto dei diritti umani. Non si è mancato, inoltre, di sottolineare il ruolo e il contributo della Chiesa nella società, come anche la collaborazione del Paraguay con la Santa Sede a livello internazionale.

SAN GIOSAFAT ESEMPIO DI AMORE FRATERNO E DI IMPEGNO NEL SERVIZIO ALL'UNITÀ DELLA CHIESA

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). "'Ognuno amerà l'altro come se stesso e perciò godrà del bene altrui come proprio. Così il gaudio di uno solo sarà tanto maggiore quanto più grande sarà la gioia di tutti gli altri beati'". Con queste parole di San Tommaso d'Aquino, il Papa ha ricevuto questa mattina 3.000 pellegrini greco-cattolici provenienti da Ucraina e Bielorussia, a Roma per celebrare il 50° anniversario della deposizione dei resti di San Giosafat nella Basilica Vaticana. Questa mattina, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, insieme con l'Arcivescovo Maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, ha celebrato la Divina Liturgia presso l'altare della Confessione della Basilica Vaticana.

Alle ore 12:00 il Santo Padre Francesco è giunto in Basilica per salutare i pellegrini ai quali ha detto: "Cari fratelli e sorelle, il modo migliore di celebrare san Giosafat è amarci tra noi e amare e servire l'unità della Chiesa. Ci sostiene in questo anche la testimonianza coraggiosa di tanti martiri dei tempi più recenti, i quali costituiscono una grande ricchezza e un grande conforto per la vostra Chiesa. Auguro che la comunione profonda che desiderate approfondire ogni giorno all'interno della Chiesa cattolica, vi aiuti a costruire ponti di fraternità anche con le altre Chiese e Comunità ecclesiali in terra ucraina e altrove, dove le vostre comunità sono presenti".

LA VERA FEDE SI VEDE SPECIALMENTE NEI MOMENTI DI DIFFICOLTÀ

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre ha ricevuto i volontari che hanno prestato servizio nell'organizzazione dell'Anno della fede. "In questo tempo di grazia - ha detto il Papa - abbiamo potuto riscoprire l'essenziale del cammino cristiano, nel quale la fede, insieme con la carità, occupa il primo posto".

"La fede, infatti, - ha proseguito il Papa - è cardine dell'esperienza cristiana, perché motiva le scelte e gli atti della nostra vita quotidiana. Essa è la vena inesauribile di tutto il nostro agire, in famiglia, al lavoro, in parrocchia, con gli amici, nei vari ambienti sociali. E questa fede salda, genuina, si vede specialmente nei momenti di difficoltà e di prova: allora il cristiano si lascia prendere in braccio da Dio, e si stringe a Lui, con la sicurezza di affidarsi ad un amore forte come roccia indistruttibile. Proprio nelle situazioni di sofferenza, se ci abbandoniamo a Dio con umiltà, noi possiamo dare una buona testimonianza".

"C'è bisogno - ha sottolineato il Pontefice - di comunità cristiane impegnate per un apostolato coraggioso, che raggiunga le persone nei loro ambienti, anche in quelli più difficili. (...) Sopratutto aprirsi a quanti sono più poveri di fede e di speranza nella loro vita. Parliamo tanto di povertà, ma non sempre pensiamo ai poveri di fede: ce ne sono tanti. Sono tante le persone - ha ricordato infine il Papa - che hanno bisogno di un gesto umano, di un sorriso, di una parola vera, di una testimonianza attraverso la quale cogliere la vicinanza di Gesù Cristo. Non manchi a nessuno questo segno di amore e di tenerezza che nasce dalla fede".

PAPA FRANCESCO CHIUDE L'ANNO DELLA FEDE

Città del Vaticano, 24 novembre 2013 (VIS). Questa mattina, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'Universo, il Santo Padre Francesco ha presieduto, sul Sagrato della Basilica Vaticana, la Celebrazione Eucaristica in occasione della chiusura dell'Anno della fede, che era stato inaugurato da Papa Benedetto XVI l'11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II. Hanno concelebrato con il Santo Padre i Cardinali, i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, gli Arcivescovi e i Vescovi.

A lato dell'altare sono state esposte le reliquie dell'Apostolo Pietro, contenute in una cassetta in bronzo che reca la scritta 'Ex ossibus quae in Arcibasilicae Vaticanae hypogeo inventa Beati Petri Apostoli esse putantur' ("Dalle ossa rinvenute nell'ipogeo della Basilica Vaticana, che sono ritenute del Beato Pietro Apostolo").

Prima dell'inizio della Santa Messa, è stata effettuata una raccolta di offerte da destinare alle popolazioni delle Filippine recentemente colpite dal tifone Haiyan. Al termine della Celebrazione, il Santo Padre ha consegnato la sua Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium" a 36 rappresentanti del Popolo di Dio provenienti da 18 diversi Paesi: un vescovo, un sacerdote e un diacono scelti tra i più giovani ad essere stati ordinati; religiosi e religiose, quindi alcuni rappresentanti di ogni evento di questo Anno della fede: dei cresimati, un seminarista e una novizia, una famiglia, dei catechisti, un non vedente (che ha ricevuto dal Papa il documento in Cd-rom tale da essere riprodotto in forma auditiva), dei giovani, esponenti delle confraternite, dei movimenti, e infine due artisti e due rappresentanti dei media.

Di seguito pubblichiamo il testo dell'omelia che Papa Francesco ha pronunciato dopo la proclamazione del Santo Vangelo:

"La solennità odierna di Cristo Re dell'universo, coronamento dell'anno liturgico, segna anche la conclusione dell'Anno della fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, al quale va ora il nostro pensiero pieno di affetto e di riconoscenza per questo dono che ci ha dato. Con tale provvidenziale iniziativa, egli ci ha offerto l'opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l'incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore.

Desidero anche rivolgere un cordiale e fraterno saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, qui presenti. Lo scambio della pace, che compirò con loro, vuole significare anzitutto la riconoscenza del Vescovo di Roma per queste Comunità, che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo.

Allo stesso modo, per loro tramite, con questo gesto intendo raggiungere tutti i cristiani che vivono nella Terra Santa, in Siria e in tutto l'Oriente, al fine di ottenere per tutti il dono della pace e della concordia.

Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di Cristo. Cristo è al centro, Cristo è il centro. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia".

L'Apostolo Paolo, nella seconda lettura tratta dalla Lettera ai Colossesi, "ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio: Gesù Cristo, il Signore. Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le cose. Signore della creazione, Signore della riconciliazione.

Questa immagine ci fa capire che Gesù è il centro della creazione; e pertanto l'atteggiamento richiesto al credente, se vuole essere tale, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo, le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d'altro, ne derivano soltanto dei danni, per l'ambiente attorno a noi e per l'uomo stesso.

Oltre ad essere centro della creazione e centro della riconciliazione, Cristo è centro del popolo di Dio. E proprio oggi è qui, al centro di noi. Adesso è qui nella Parola, e sarà qui sull'altare, vivo, presente, in mezzo a noi, il suo popolo. È quanto ci viene mostrato nella prima Lettura, dove si racconta del giorno in cui le tribù d'Israele vennero a cercare Davide e davanti al Signore lo unsero re sopra Israele. Attraverso la ricerca della figura ideale del re, quegli uomini cercavano Dio stesso: un Dio che si facesse vicino, che accettasse di accompagnarsi al cammino dell'uomo, che si facesse loro fratello.

Cristo, discendente del re Davide, è proprio il 'fratello' intorno al quale si costituisce il popolo, che si prende cura del suo popolo, di tutti noi, a costo della sua vita. In Lui noi siamo uno; un solo popolo uniti a Lui, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in Lui, in Lui come centro, abbiamo l'identità come popolo.

E, infine, Cristo è il centro della storia dell'umanità, e anche il centro della storia di ogni uomo. A Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone nel Vangelo di oggi.

Mentre tutti gli altri si rivolgono a Gesù con disprezzo – 'Se tu sei il Cristo, il Re Messia, salva te stesso scendendo dal patibolo!' – quell'uomo, che ha sbagliato nella vita, alla fine si aggrappa pentito a Gesù crocifisso implorando: 'Ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno'. E Gesù gli promette: 'Oggi con me sarai nel paradiso': il suo Regno. Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l'uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta. Oggi tutti noi possiamo pensare alla nostra storia, al nostro cammino. Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi ha anche i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene, in questa giornata, pensare alla nostra storia, e guardare Gesù, e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: 'Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia di diventare buono, ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore. Ma ricordati di me, Gesù! Tu puoi ricordarti di me, perché Tu sei al centro, Tu sei proprio nel tuo Regno!'. Che bello! Facciamolo oggi tutti, ognuno nel suo cuore, tante volte. 'Ricordati di me, Signore, Tu che sei al centro, Tu che sei nel tuo Regno!.

La promessa di Gesù al buon ladrone ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l'ha domandata. Il Signore dona sempre di più, è tanto generoso, dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada!".

ANGELUS: PAPA FRANCESCO RICORDA L'HOLODOMOR, LA GRANDE FAME IN UCRAINA E RINGRAZIA TUTTI COLORO CHE HANNO LAVORATO PER L'ANNO DELLA FEDE

Città del Vaticano, 24 novembre 2013 (VIS). Al termine della Santa Messa per la chiusura dell'Anno della fede, il Santo Padre Francesco ha guidato la recita dell'Angelus con i fedeli presenti in Piazza San Pietro.

"Prima di concludere questa celebrazione - ha detto il Papa - desidero salutare tutti i pellegrini, le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni e i movimenti, venuti da tanti Paesi. Saluto i partecipanti al Congresso nazionale della Misericordia; saluto la comunità ucraina, che ricorda l'80° anniversario dell''Holodomor', la 'grande fame' provocata dal regime sovietico che causò milioni di vittime".

"In questa giornata, il nostro pensiero riconoscente va ai missionari che, nel corso dei secoli, hanno annunciato il Vangelo e sparso il seme della fede in tante parti del mondo; tra questi il Beato Junípero Serra, missionario francescano spagnolo, di cui ricorre il terzo centenario della nascita".

"Non voglio finire senza un pensiero a tutti quelli che hanno lavorato per portare avanti quest'Anno della fede. Mons. Rino Fisichella, che ha guidato questo cammino: lo ringrazio tanto, di cuore, lui e tutti i suoi collaboratori. Grazie tante!".

"Ora preghiamo insieme l'Angelus. Con questa preghiera invochiamo la protezione di Maria specialmente per i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono perseguitati a motivo della loro fede, e sono tanti!"

Al termine della recita della preghiera mariana, Papa Francesco ha ringraziato nuovamente tutti per la loro presenza ed ha augurato buona domenica e buon pranzo.

CATECUMENI: CUSTODITE L'ENTUSIASMO DEL PRIMO MOMENTO CHE VI HA FATTO APRIRE GLI OCCHI ALLA LUCE DELLA FEDE

Città del Vaticano, 23 novembre 2913 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre ha presieduto il Rito di ammissione al Catecumenato, indetto nel contesto dell'Anno della fede. Erano presenti circa 500 catecumeni, provenienti da 47 paesi dei cinque continenti, accompagnati dai loro catechisti. Dalle ore 16:00, prima dell'arrivo del Santo Padre, sono state proposte ai presenti alcune testimonianze di adulti che si stanno preparando a ricevere i sacramenti dell'iniziazione cristiana e di una coppia di catechisti. Alle ore 16.30 è iniziata la Liturgia, con i Riti di introduzione che si sono svolti nell'atrio della Basilica di San Pietro, dove il Papa ha accolto una rappresentanza dei candidati con i loro garanti, invitandoli poi ad entrare in chiesa.

Nel corso della Liturgia della Parola, prima della consegna del testo dei Vangeli ad alcuni dei catecumeni, Papa Francesco ha pronunciato l'omelia ed ha ricordato che i presenti provenivano da molti Paesi diversi "da tradizioni culturali ed esperienze differenti. Eppure,- ha detto - questa sera sentiamo di avere tra di noi tante cose in comune. Soprattutto ne abbiamo una: il desiderio di Dio. (...) Quanto è importante mantenere vivo questo desiderio (...). Se viene a mancare la sete del Dio vivente, la fede rischia di diventare abitudinaria, rischia di spegnersi, come un fuoco che non viene ravvivato. Rischia di diventare 'rancida', senza senso".

Papa Francesco ha citato il racconto del Vangelo nel quale Giovanni Battista indica ai suoi discepoli Gesù come l'Agnello di Dio. "Due di essi seguono il Maestro, e poi, a loro volta, diventano 'mediatori' che permettono ad altri di incontrare il Signore, di conoscerlo e di seguirlo. Ci sono tre momenti in questo racconto che richiamano l'esperienza del catecumenato".

"In primo luogo, c'è l'ascolto. I due discepoli hanno ascoltato la testimonianza del Battista. Anche voi, cari catecumeni, avete ascoltato coloro che vi hanno parlato di Gesù e vi hanno proposto di seguirlo (...). Nel tumulto di tante voci che risuonano intorno a noi e dentro di noi, voi avete ascoltato e accolto la voce che vi indicava Gesù come l'unico che può dare senso pieno alla nostra vita".

"Il secondo momento è l'incontro. I due discepoli incontrano il Maestro e rimangono con Lui. Dopo averlo incontrato, avvertono subito qualcosa di nuovo nel loro cuore: l'esigenza di trasmettere la loro gioia anche agli altri, affinché anch'essi lo possano incontrare. Andrea, infatti, incontra suo fratello Simone e lo conduce da Gesù. Quanto ci fa bene contemplare questa scena! Ci ricorda che Dio non ci ha creato per essere soli, chiusi in noi stessi, ma per poter incontrare Lui e per aprirci all'incontro con gli altri. Dio per primo viene verso ognuno di noi; e questo è meraviglioso! (...) Nella Bibbia Dio appare sempre come colui che prende l'iniziativa dell'incontro con l'uomo: è Lui che cerca l'uomo, e di solito lo cerca proprio mentre l'uomo fa l'esperienza amara e tragica di tradire Dio e di fuggire da Lui. Dio non aspetta a cercarlo: lo cerca subito. È un cercatore paziente il nostro Padre! Lui ci precede e ci aspetta sempre. Non si stanca di aspettarci (...) E quando avviene l'incontro, non è mai un incontro frettoloso, perché Dio desidera rimanere a lungo con noi per sostenerci, per consolarci, per donarci la sua gioia. Dio si affretta per incontrarci, ma mai ha fretta di lasciarci. (...). Come noi aneliamo a Lui (...) così anche Lui ha desiderio di stare con noi, perché noi (...) siamo le sue creature".

"L'ultimo tratto del racconto è camminare. I due discepoli - ha spiegato il Papa - camminano verso Gesù e poi fanno un tratto di strada insieme con Lui. (...) La fede è un cammino con Gesù (...) ed è un cammino che dura tutta la vita. Alla fine ci sarà l'incontro definitivo. Certo, in alcuni momenti di questo cammino ci sentiamo stanchi e confusi. La fede però ci dà la certezza della presenza costante di Gesù in ogni situazione, anche la più dolorosa o difficile da capire".

"Cari catecumeni - ha concluso il Pontefice - oggi voi iniziate il cammino del catecumenato. Vi auguro di percorrerlo con gioia, certi del sostegno di tutta la Chiesa, che guarda a voi con tanta fiducia. Maria, la discepola perfetta, vi accompagna (...). Vi invito a custodire l'entusiasmo del primo momento che vi ha fatto aprire gli occhi alla luce della fede".

LA CHIESA DEVE DARE ESEMPIO A TUTTA LA SOCIETÀ DEL FATTO CHE LE PERSONE ANZIANE SONO IMPORTANTI, ANZI INDISPENSABILI

Città del Vaticano, 23 novembre 2013 (VIS). Le persone anziane sono sempre state protagoniste nella Chiesa e oggi più che mai la Chiesa deve dare esempio a tutta la società del fatto che esse sono sempre importanti, anzi, "indispensabili", ha detto il Papa questa mattina, nel ricevere in udienza i partecipanti alla XXVIII Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, svoltasi dal 21 al 23 novembre, nell'Aula Nuova del Sinodo, sul tema: "La Chiesa al servizio della persona anziana malata: la cura delle persone affette da patologie neurodegenerative".

Le persone anziane "portano con sé la memoria e la saggezza della vita, per trasmetterle agli altri, e partecipano a pieno titolo della missione della Chiesa. Ricordiamo che la vita umana conserva sempre il suo valore agli occhi di Dio, al di là di ogni visione discriminante", ha sottolineato Papa Francesco. "Il prolungamento delle aspettative di vita, - ha ricordato il Santo Padre - intervenuto nel corso del XX secolo, comporta che un numero crescente di persone vada incontro a patologie neurodegenerative, spesso accompagnate da un deterioramento delle capacità cognitive. Queste patologie investono il mondo socio-sanitario sia sul versante della ricerca, sia su quello dell'assistenza e della cura nelle strutture socio-assistenziali, come pure nella famiglia, che resta il luogo privilegiato di accoglienza e di vicinanza".

Il Papa ha ribadito l'importanza di "una assistenza che, accanto al tradizionale modello biomedico, si arricchisca di spazi di dignità e di libertà, lontani dalle chiusure e dai silenzi, che troppo spesso circondano le persone in ambito assistenziale. In questa prospettiva vorrei sottolineare l'importanza dell'aspetto religioso e spirituale. Anzi, questa è una dimensione che rimane vitale anche quando le capacità cognitive sono ridotte o perdute. Si tratta di attuare un particolare approccio pastorale per accompagnare la vita religiosa delle persone anziane con gravi patologie degenerative, con forme e contenuti diversificati, perché comunque la loro mente e il loro cuore non interrompono il dialogo e la relazione con Dio".

"Cari amici - ha concluso il Pontefice rivolgendosi agli anziani - voi non siete solo destinatari dell'annuncio del messaggio evangelico, ma siete sempre, a pieno titolo, anche annunciatori in forza del vostro Battesimo".

QUANDO LO SPORT VIENE CONSIDERATO UNICAMENTE SECONDO PARAMETRI ECONOMICI SI CORRE IL RISCHIO DI RIDURRE GLI ATLETI A MERA MERCANZIA DA CUI TRARRE PROFITTO

Città del Vaticano, 23 novembre 2013 (VIS). Il linguaggio sportivo è "un linguaggio universale, che supera confini, lingue, razze, religioni e ideologie" e "possiede la capacità di unire le persone, favorendo il dialogo e l'accoglienza" ha affermato il Papa ricevendo questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i Delegati dei Comitati Olimpici Europei a Roma in occasione della 42ma Assemblea Generale.

"Il legame tra la Chiesa e lo sport è una bella realtà che si è consolidata nel tempo, perché la Comunità ecclesiale vede nello sport un valido strumento per la crescita integrale della persona umana. La pratica sportiva, infatti, stimola a un sano superamento di sé stessi e dei propri egoismi, allena allo spirito di sacrificio e (...) favorisce la lealtà nei rapporti interpersonali, l'amicizia, il rispetto delle regole", ha continuato Papa Francesco invitando le istituzioni e le organizzazioni sportive a proporre, specialmente alle giovani generazioni, "itinerari sportivi di formazione alla pace, alla condivisione e alla convivenza tra i popoli".

"È tipico dell'attività sportiva unire e non dividere! Fare ponti e non muri. Anche i cinque anelli intrecciati, simbolo e bandiera dei Giochi Olimpici, stanno proprio a rappresentare lo spirito di fratellanza che deve caratterizzare la manifestazione olimpica e la competizione sportiva in generale" - ha affermato il Pontefice che ha poi sottolineato: "Quando lo sport viene considerato unicamente secondo parametri economici o di conseguimento della vittoria ad ogni costo, si corre il rischio di ridurre gli atleti a mera mercanzia da cui trarre profitto. Gli stessi atleti entrano in un meccanismo che li travolge, perdono il vero senso della loro attività, quella gioia di giocare che li ha attratti da ragazzi e che li ha spinti a fare tanti sacrifici e a diventare campioni. Lo sport è armonia, ma se prevale la ricerca smodata del denaro e del successo questa armonia si rompe".

"Voi, come dirigenti olimpici - ha concluso il Papa - siete chiamati a favorire la funzione educativa dello sport. Tutti siamo consapevoli della grande necessità di formare sportivi animati da rettitudine, rigore morale e vivo senso di responsabilità".

INVIATI SPECIALI DEL SANTO PADRE

Città del Vaticano, 23 novembre 2013 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera, redatta in latino e datata 19 novembre 2013, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Walter Brandmüller, Diacono di San Giuliano dei Fiamminghi, suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 450° anniversario della chiusura del Concilio ecumenico di Trento, in programma nel Duomo di Trento (Italia), il 1° dicembre 2013. La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta dal Monsignore Ludovico Maule, Decano del Capitolo metropolitano di Trento e dal Monsignore Umberto Giacometti, Canonico onorario del medesimo Capitolo metropolitano.

Questa mattina è stata anche pubblicata la Lettera, redatta in latino e datata 12 novembre, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas (Venezuela), suo Inviato Speciale alle celebrazioni conclusive del I centenario dell'istituzione della Provincia Ecclesiastica di Managua (Nicaragua), che avranno luogo il 2 dicembre 2013. La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta da Don Julio César Arana González, Parroco della Parrocchia di "San Judas Tadeo" a Managua e Vicario giudiziale dell'Arcidiocesi e da Don Alfonso Alvarado Lugo, Rettore del Santuario nazionale di "Jesús del Rescate" a Rivas e Vicario penitenziario della Diocesi di Granada.Vatican Information Service25 novembre 2013

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