Giornata della vita consacrata | Diocesi di Trivento

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Giornata della vita consacrata

Giornata della vita consacrata La prossima “Giornata della vita consacrata” (domenica 2 febbraio 2014) quest’anno coincide con la celebrazione della “Giornata per la vita” (prima domenica del mese di febbraio).

L’Ufficio diocesano per la pastorale familiare invita tutti i parroci e le varie organizzazioni religiose che operano a livello diocesano e parrocchiale a valorizzare la ricorrenza della “Giornata per la vita”, compiendo un’opera di sensibilizzazione più incisiva.
Allo stesso tempo non vogliamo né possiamo rinunciare alla celebrazione della Giornata per la vita consacrata.

Pertanto, nella stessa domenica, uniremo le due intenzione di preghiera e di fraternità, celebrando come chiesa diocesana un unico evento, sviluppando il tema:
“La Vita Consacrata al servizio della Vita”

Molte religiose presenti nel nostro territorio, infatti, sono impegnate lodevolmente nel servizio alla vita, nascosta, indifesa o debole, tramite l’apostolato per gli anziani, per le case-famiglie, per i minori, etc…
Vale la pena qui far riferimento ad un articolo di Nicola Gori pubblicato su L'Osservatore Romano, alcuni giorni fa, precisamente venerdì 17/01/2014 dal titolo “Il consacrato non è un’isola”.

È difficile pensare a come sarebbe diversa e forse sterile la presenza della Chiesa in Italia senza la testimonianza che sul territorio realizza la capillare rete di conventi, monasteri, santuari attraverso i quali, da secoli, la vita religiosa è stata il fermento che ha plasmato e radicato in profondità la sensibilità religiosa, la vita culturale e civile del paese. Tutto ciò oggi conosce una rapida trasformazione, sebbene non ancora pienamente avvertita. Questa disattenzione è anche il frutto di una insufficiente percezione della fragilità che attraversa tutta la dimensione della presenza istituzionale della Chiesa in Italia.

Ma oggi, dietro l’angolo, c’è un vero pericolo: clero, religiosi, religiose stanno non solo diminuendo, ma più ancora si sono invecchiati. Cioè, anche se i numeri, nel loro insieme, ancora si attestano una buona consistenza, l’efficacia della loro presenza è però intrinsecamente debole a motivo della sempre più ampia quota di persone anziane. A livello locale quanti nostri paesi godevano della benefica presenza delle suore e negli ultimi anni non ce le hanno più? Nei miei ricordi personali nel 1970 erano a Chiauci, a Pescolanciano, a Frosolone, a Celenza, a Carovilli, a Vastogirardi, a Rosello, ad Agnone, a Capracotta, a Rionero, a Roccavivara, Fossalto, Castropignano, Poggio Sannita. Ecco alcune cifre nazionali più recenti, per capirci meglio: nel 2011 le comunità religiose maschili erano 2.909 con 19.347 consacrati il 37% dei quali con più di settanta anni, quelle femminili 8.441 (e tra queste 501 monasteri di clausura) per 89.299 religiose il 46% delle quali ultrasettantenni. Complessivamente abbiamo 11.350 realtà comunitarie la cui presenza per molti aspetti si intreccia con quella delle 25.572 parrocchie (di queste solo 20.768 hanno parroco residente). Per gli Istituti maschili spesso il legame con la parrocchia è un diretto coinvolgimento nell’attività pastorale. Infatti 1.749 risultano essere le parrocchie affidate a una famiglia religiosa, il che vuol dire che una comunità su due ha un diretto impegno nella cura pastorale dei fedeli. Diversa è, ovviamente, la situazione tra le suore. A fronte dei pochissimi casi (36) nei quali la parrocchia è affidata a una religiosa, a prevalere è la logica dell’affiancamento. Alle suore si affida la formazione dei fanciulli e di giovani (scuola materna, catechesi, e pastorale giovanile), una parte della pastorale (visita alle famiglie, agli anziani, ecc.), le iniziative caritative (aiuto ai poveri, accoglienza emigrati, ecc.).

Invito a leggere quanto
Padre Antonio Spadaro s.j, direttore della rivista La Civiltà Cattolica, seduto tra i 120 superiori generali ricevuti dal Papa il 29 novembre scorso, in 15 pagine, registra sulla rivista il colloquio libero e spontaneo, facendo una cronaca commentata dell’incontro tra il papa e i superiori generali. Ne cito solo uno dei passaggi più forti della conversazione sui tanti temi trattati (la complessità della vita, fatta di grazia e di peccato; l’essere profeti nel nostro mondo, la fraternità, la denuncia della “tratta delle novizie” e di atteggiamenti quali ipocrisia e fondamentalismo, l’elogio della grande decisione di Benedetto XVI nell’affrontare i casi di abuso, l’importanza dei carismi, le sfide più urgenti, il rapporto tra i religiosi e i vescovi, la necessità della tenerezza, di sapere “accarezzare i conflitti”, e di una scossa capace di svegliare il nostro mondo intorpidito): “Bisogna formare il cuore. Altrimenti formiamo piccoli mostri. E poi questi piccoli mostri formano il popolo di Dio. Questo mi fa venire davvero la pelle d’oca”.

In conclusione, voglio ricordare che papa Francesco, prima accomiatarsi dai 120 Superiori Generali presenti, il Papa aveva annunciato che il 2015 sarà un anno dedicato alla vita consacrata, e lasciando l’aula aveva affermato: «Vi ringrazio, vi ringrazio per questo atto di fede che avete fatto in questa riunione. Grazie, per quello che fate, per il vostro spirito di fede e la ricerca del servizio. Grazie per la vostra testimonianza, per i martiri che date alla Chiesa e anche per le umiliazioni per le quali dovete passare: è il cammino della Croce».Ufficio comunicazioni sociali29 gennaio 2014

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