Conferenza a Celenza dal titolo “La figura di san Domenico Abate, ben oltre il rito popolare dei serpari” | Diocesi di Trivento

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Conferenza a Celenza dal titolo “La figura di san Domenico Abate, ben oltre il rito popolare dei serpari”

Conferenza a Celenza dal titolo “La figura di san Domenico Abate, ben oltre il rito popolare dei serpari”

Venerdì 1 agosto 2014 nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Celenza sul Trigno (CH) Padre Sante Bianchi, monaco cistercense e promotore del culto di San Domenico Abate, alle ore21.00 terrà una interessante conferenza su San Domenico Abate, dal titolo “La figura di san Domenico Abate, ben oltre il rito popolare dei serpari”.

In Celenza il culto verso San Domenico di Cucullo è testimoniato fin dal diciottesimo secolo e vi è anche una bella ed espressiva statua, ma nel corso degli ultimi anni era caduto in oblio e solo dallo scorso anno, per vivo interessamento del parroco don Erminio Gallo esso è tornato in auge. E proprio per questo lo zelante e dotto sacerdote quest’anno ha chiamato in parrocchia l’esperto per antonomasia del santo abate a tenere una conferenza esplicativa della grandezza del santo al di là delle incrostazioni devianti di alcuni aspetti di non corretta pietà popolare.

Motivo non secondario della scelta di tale argomento è anche il fatto che proprio San Domenico è stato il fondatore della grandissima abazia di san Pietro Avellana che ricade nel territorio della nostra Diocesi di Trivento, ma purtroppo toltaci dalle leggi eversive.

San Domenico nacque a Foligno l'anno 951 e i genitori ben presto lo affidarono ai monaci di San Benedetto, che, nel monastero della SS. Trinità, alla periferia di Foligno, vivevano nella perfetta osservanza. Aspirando a vita più perfetta e santa, si staccò dalla sua famiglia e dalla terra natia nella decise di ritirarsi, quindi, in un monastero dello stesso Ordine, nella Sabina, in un luogo detto S. Ammone o la Pietra del Demonio. I superiori, acconsentendo anche ai pii desideri del giovane San Domenico, lo rivestirono del santo abito religioso per mano del santo Abate Dionisio, nell'anno 974, quando San Domenico aveva 23 anni.

Per poter vivere ancor più di penitenza e di solitudine, chiese ed ottenne dall'Abate Aligerno di trasferirsi sulla cima di un monte della Sabina, presso la terra di Scandriglia, dove però, scopertasi la sua straordinaria santità, il popolo cominciò a dar luogo ad un ininterrotto e sempre più crescente pellegrinaggio, dopo aver, con soddisfazione immensa, constatato che San Domenico era dispensatore delle grazie di Dio. Nel suo lungo girovagare fondava monasteri e appena si diffondeva la fama di santità andava altrove e così giunse a Prato Cardoso, una zona presso Castel di Sangro, ove fondò una chiesa ed un monastero: quello di San Pietro Avellana. In seguito si trasferì in altra zona, nei pressi di Villalago e fondò una chiesa chiamata San Pietro del lago. Da lì dopo alcuni anni si trasferì a Cocullo, soggetto al potere temporale di Celano. Secondo Strabone e Filippo Cruerio, questo paese era la fine del Lazio.

All'ingresso del paese il santo si incontrò con molta povera gente che, gridando, rincorreva un lupo affamato che portava tra le mascelle il corpo di un bambino nato da poco e sottratto alla madre. Commosso dalle lacrime della povera donna, San Domenico comandò al lupo che lasciasse il corpicino. E subito il lupo, dimentico della sua ferocia, rilasciò il bambino senza alcun danno e lo restituì alla mamma. La gentedi Cucullo dormiva in rozze capanne o all'aperto. Frequenti erano i casi di persone morsicate da serpenti e da vipere di cui la zona era piena, com'è piena tutt'ora.San Domenico operò molti miracoli liberando poveri disgraziati che erano stati morsi dalle vipere o da cani rabbiosi. Liberò alcune donne che, dormendo in aperta campagna, avevano avuto il latte materno succhiato dalle serpi ed a qualcuna erano addirittura penetrate nello stomaco.

Partendo anche da Cucullo i fedeli lo pregarono di lasciare loro qualcosa che li proteggesse contro animali rabbiosi, velenosi o pericolosi. San Domenico si commosse e, portata la mano alla bocca, estrasse un dente molare e lo donò loro. Dente che si conserva con degna venerazione nella chiesa a lui dedicata. San Domenico morì a Sora il 22 Gennaio 1031 all'età di 80 anni e mezzo.

Anche in altre parrocchie della nostra Diocesi San Domenico è venerato (p. es. Pescolanciano, Carovilli, Salcito…) e la grande devozione verso di lui, la grande fiducia, la profonda religiosità dei nostri fedeli deve essere maggiormente ri-centrata su Gesù nostro Maestro via, verità e vita, proprio come intendeva il grande santo benedettino.

Il calendario degli appuntamenti per la festa di San Donato a Celenza

Celenza sul Trigno (CH), 26 luglio 2014

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