In ricordo di don Orlando | Diocesi di Trivento

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In ricordo di don Orlando

Il passo fermo, lo sguardo fiero, la mano forte. Quella mano forte sulla mia testa appena china per ricevere la benedizione, il conforto; quella mano che prendeva la mia per darmi coraggio.

Il sorriso spontaneo, la risata genuina. Quel sorriso che solo a vederlo mi faceva star meglio. E quelle parole, sì, le parole. Chi mai potrà dimenticarle?

Quelle parole tiepide che potevano sciogliere ogni ghiacciaio formatosi dentro al mio cuore; quelle parole che diventavano medicina per la mia anima; quelle parole di affetto, di rassicurazione, di conforto, dette sempre con il tono giusto e nel giusto momento. E le parole di rimprovero, gli affettuosi scoppoletti dietro al collo, sempre accompagnati da un sorriso. Poi le parole non dette, quelle solo trasmesse dal tuo sguardo, quelle che più mi sono entrate dentro, quelle che hanno penetrato la mia anima ed il mio cuore fino in fondo, fino a scavarsi un cantuccio in cui restare. Quelle che mi hanno dato la forza per affrontare i momenti più difficili, quelle che sono state un arcobaleno nelle tenebre, quelle che mi hanno dato la speranza, la luce.

Un faro nella notte, sei stato per me, don Orlando!

E la tua fede, la fede che mi hai trasmesso, lasciano in me la speranza che continuerai ad essere sempre tu, da lassù, il lume che continuerà a fare luce sul mio sentiero quando brancolerò nel buio. Lo so che mi guiderai, come so che mi stai guardando e so anche che forse starai sorridendo perché hai già preso la mia mano un’altra volta per accompagnarmi lungo tutto il tragitto che dovrò percorrere. Ma è troppo grande il dolore che mi pervade in questo momento. Mi devasta e mi svuota il pensiero che non ci saranno più le nostre chiacchierate dinanzi al caminetto acceso che tu tanto amavi; non potremo più passare le serate d’inverno a filosofare con il sottofondo della legna scoppiettante e inebriati dall’aroma del caffè; non gusteremo più il thè insieme, né più mangeremo alla stessa tavola e mai più potrò stringermi tra le tue braccia forti e quando sarà l’ora del caffè, non sentirò più la porta aprirsi e non vedrò mai più la tua talare nera fare capolino ed osservarmi sorridente dall’angolo della cucina.

La tua poltroncina resterà vuota, come la mia anima, perché con te è andata via una parte di me. “SURSUM CORDA”, mi dicevi sempre, ma è troppo difficile fare mie queste tue parole proprio adesso, proprio ora che non ci sei tu a pronunciarle, che non ci sei a tu a darmi conforto. Non ci sei più tu a travolgermi come un uragano, a scuotermi, a trascinarmi con il tuo carisma e con la tua forza che potrei paragonare forse all’esplosione di una stella. E adesso sei tra le stelle, nei colori del cielo, nella luna e nel sole.

Sei nelle nuvole, nella pioggia, e ti troverò anche nella neve, in quella neve che non riusciva a fermarti e trattenerti in casa neanche negli inverni più gelidi. Perché tu non ci riuscivi a stare fermo in un posto, non ci riuscivi a stare senza vederci, senza passare con noi anche solo mezz’ora del tuo tempo. Nonostante il ghiaccio, nonostante il freddo, nonostante tutto.

E avevi tante visite da fare poi.
Un ammalato, una persona anziana, qualcuno con un problema da risolvere.
E tu correvi. Sempre.
E hai trascurato te, pensando solo a chi aveva più bisogno. E non hai mai pensato che la tua salute avresti dovuto metterla al primo posto, non hai pensato a prenderti cura di te e te ne sei andato via in un silenzio assordante, e adesso la tua assenza, la tua mancanza, stanno provocando un tremendo frastuono nel mio cuore ed in quello di chi, come me, ha avuto la fortuna di viverti così profondamente, così intensamente.

Io non posso fare a meno di piangere, anche se so che non dovrei, devo lasciare che la tua anima arrivi serena in paradiso, devo lasciare che il tuo spirito si elevi in alto abbandonando per sempre questo luogo mortale per raggiungere l’eterno.

Ma con te, caro Mons., se ne è andata la primavera e tutti quei profumi, i sapori, i colori che facevano di un fiore appassito la rosa più bella di ogni giardino.

Addio, caro Mons.! Sei stato per me guida, padre, amico, nonno, sei stato per me forza, speranza. Sei stato per me ancora, appiglio, sei stato per me il porto sicuro in poter sempre approdare. Sei stato maestro di vita, maestro di fede, sei stato il mio mentore ed anche il mio bastone. Vai, mio caro Mons., è giunto il momento di salutarti davvero, di lasciarti andare sereno.

Vai, Sali, e ti prego, guidami da lassù, non lasciarla mai questa mia mano inerme, tienila stretta, stringila forte e accompagnami nel mio cammino come hai fatto sempre. Vai, mio capitano! Ti lascio andare, ti lascio ricevere il premio tanto atteso, ti lascio vivere il meglio dopo questa parentesi mortale in questo piccolo pezzo di mondo.

Risali la tua scala verso il paradiso, ma ogni tanto, ti prego, voltati indietro a guardarmi e io sarò lì, con il mio sguardo rivolto verso di te, con i miei occhi dentro i tuoi, con il mio braccio teso, ad attendere che tu prenda la mia mano e che mi porga un sorriso.
Ma non fermarti, Sali, è quello il tuo posto, in alto, dove la tua anima potrà danzare con le stelle.

E anche se mi vedrai piangere, non darti pena per me Addio mio capitano!3 settembre 2014

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