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AAA... Diritti fondamentali cercansi

AAA... Diritti  fondamentali cercansiAAA... Diritti fondamentali cercansi Chi cerca di nasconderlo è a nostro avviso in cattiva fede.
L'Italia è un paese allo sbando ormai da tempo sul piano culturale, politico, economico e sociale.
La ricerca langue a qualsiasi livello e la scuola nei suoi vari ordini è abbandonata a se stessa, priva com'è di qualsiasi risorsa.

Sul piano politico la democrazia è una chimera e da anni abbiamo un parlamento ed un governo di nominati che sembrano vivacchiare, felici dei tanti privilegi arrogatisi, ma incapaci di affrontare i nodi fondamentali del cancro della vita del paese come quelli del debito pubblico, dello scandalo etico della speculazione finanziaria, delle eccessive aliquote fiscali, dell'evasione fiscale e della vergognosa distribuzione del lavoro e del reddito che hanno finito per creare pochi ricchi e tantissimi poveri, come attestano i dati recenti dell'Istat.
L'economia è in recessione e, come hanno affermato di recente Squinzi, presidente di Confindustria, e Marchionne, amministratore delegato di FCA, incapace di reagire ai venti di crisi che stanno riducendo sempre più produzione ed occupazione.
Il tenore di vita si sta degradando soprattutto nelle classi sociali con redditi medio-bassi.

Intanto con una disoccupazione giovanile che ha superato il 50% manca il diritto fondamentale che è quello al lavoro.

La qualità dell'esistenza dei cittadini è davvero molto bassa, perché il welfare ha visto abbassarsi il livello di tutti i servizi, da quello della salute ad altri quali l'istruzione, i trasporti, le comunicazioni.
Capite che un popolo che manca dei diritti fondamentali o che li vede paurosamente ridimensionati non può più avere serenità per sé e per le generazioni future, cui dobbiamo pensare con rispetto, visto che si tratta dei nostri figli e nipoti.
Questa in sintesi la fotografia della situazione italiana rispetto alla quale il governo ed il parlamento sembrano estranei, incapaci come sono di cercare soluzioni urgenti per risollevare le sorti dell'economia.
Talune soluzioni fin qui tentate sembrano francamente solo trovate elettorali e non hanno garantito alcuna spinta ai consumi ed alla produzione.

Non c'è bisogno di un master in economia per capire che l'Italia non può percorrere la strada del ridimensionamento dello stato sociale, ma ha bisogno subito di riorganizzare il sistema finanziario ormai nelle mani di speculatori amorali senza scrupoli, di ridurre drasticamente il debito pubblico, di far scendere la pressione fiscale e di procedere, senza solo annunciarla, all'eliminazione della spesa pubblica improduttiva e dei tantissimi privilegi retributivi accumulati negli anni dalle estese caste che si sono costruite nella società.
Tra le forze politiche esiste ormai una sorta di indifferenziata convergenza verso programmi che non mirano più a scardinare le disuguaglianze, ma sostanzialmente a mantenere l'assetto esistente che pure a parole tutti cercano di criticare.
L'era post ideologica sta cedendo il passo ad uno pseudo pragmatismo alquanto fumoso, pasticciato ed inconcludente dove non si riesce più a distinguere alcuna posizione.

La cosiddetta sinistra sembra ormai non avere più soluzioni proprie ai problemi ed appare incapace di farsi carico dei drammi che la popolazione sta vivendo.

In Molise poi viviamo una situazione tragica che è determinata da un'economia allo sbando dove le uniche espressioni che circolano nelle analisi degli esponenti della classe dirigente sono "il riconoscimento delle aree di crisi" e la garanzia della "cassa integrazione in deroga".
I giovani stanno tornando ad emigrare e questo potrebbe portarci alla definitiva desertificazione demografica che sarebbe la fine della regione a livello istituzionale.

Anche qui non possiamo accontentarci di critiche qualunquistiche o di sogni fuori da ogni logica di seria programmazione.

C'è una necessità impellente alla quale a nostro avviso dobbiamo lavorare tutti.

In Molise esiste una consistente disponibilità di capitali come dimostra la raccolta degli diversi istituti di credito e degli uffici postali; manca invece la volontà nel rischio degli investimenti e soprattutto c'è una forte carenza di capacità imprenditoriale che tutti dobbiamo promuovere a partire dalle scuole fino ai diversi enti religiosi, sociali e politici.

Cerchiamo investitori esterni che facciano azienda da noi, mentre dovremmo soprattutto stimolare i molisani ad investire nell'economia produttiva piuttosto che nel risparmio fine a se stesso.
Settori in cui sviluppare la regione ce ne sono come dimostrano ormai le tante esperienze pilota nel settore dell'agricoltura, dell'allevamento, dell'artigianato, del turismo e dell'industria.

Costruire un'imprenditorialità autoctona dunque è un compito allargato; farla crescere, garantendole agevolazioni fiscali, infrastrutture adeguate e presenza sui mercati è, invece, competenza della politica ed è ciò che purtroppo da noi manca del tutto.

Non abbiamo mai chiesto le autostrade o gli aeroporti che qualcuno si è inventato per buttare cenere negli occhi dell'elettorato di questa regione; pretendiamo al contrario diritti fondamentali come un'equa distribuzione del lavoro, servizi essenziali come strade, trasporti, sanità, istruzione ed altri essenziali per un sistema di vita in grado di dare a tutti i beni indispensabili.

Se la politica è capace di stare dietro queste necessità, si muova e lavori in fretta, altrimenti non può trascinare i problemi all'infinito, ma deve avere il coraggio di farsi da parte.

Tertium non datur o forse sì: i molisani dovrebbero avere uno scatto di orgoglio e di dignità e rivendicare con forza nei modi che decideranno i loro diritti all'esistenza.Umberto BerardoTrivento (CB), 8 settembre 2014

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