La piana del Matese e le centrali a biomasse | Diocesi di Trivento

Riflessioni

La piana del Matese e le centrali a biomasse

La piana del Matese e le centrali a biomasse Io e mia moglie Anna siamo appena tornati dalla "Riserva Moac" di Campochiaro (CB) dove molti hanno firmato a sostegno della lotta contro la realizzazione di due centrali a biomassa in quell'area.

Abbiamo parlato a lungo con alcuni componenti dello staff e ci siamo complimentati con loro per l'impegno che stanno tenendo per la difesa dell'ambiente.

Utile senz'altro il concerto musicale organizzato sabato 11 ottobre, ma lì c'è bisogno anche di altre iniziative per allargare la coscientizzazione dell'opinione pubblica e per creare una forza d'urto intellettuale, culturale, sociale e politica capace di impedire la costruzione di quelle centrali che senza ombra di dubbio rappresenterebbero un danno irreversibile per la salute degli abitanti e per l'economia del territorio con la diffusione delle polveri sottili.

Qui non ci fermeremo sui guasti che le diverse iniziative messe in cantiere nel Molise in maniera irrazionale per la produzione di energia elettrica con centrali turbogas, eoliche e a biomasse possono recare agli abitanti ed all'ambiente, perché su tale questione molto si è già scritto o detto, ma senza riuscire a muovere molto sul piano del confronto politico, dove la delega di vertice purtroppo sta prevalendo sulla volontà dei cittadini in barba a qualsiasi rispetto delle elementari regole di una vera democrazia reale.

Agli amici della Riserva Moac abbiamo già suggerito sul posto di affiancare alla raccolta firme tenuta al presidio su moduli prestampati un'altra da tenere on line con una petizione popolare attraverso l'organizzazione di un gruppo su tutti i social network.

Questo può sicuramente allargare l'informazione, ma soprattutto garantire un maggiore coinvolgimento di cittadini dei quali si avrà un gran bisogno nei giorni a venire.

Per il loro lavoro del presidio sarà necessario anche raccogliere fondi e pure questo non è possibile farlo solo attraverso le offerte sul posto; occorre perciò al riguardo munirsi di uno strumento tecnico a distanza attraverso bonifici o versamenti.

C'è ancora, a nostro avviso, la necessità immediata di una grossa assemblea pubblica nell'area per dibattere il problema in essere con un confronto aperto a tutti, ma introdotto da esperti di una certa levatura scientifica che siano in grado di mettere sul tappeto i dati della questione.

In tale sede è altresì opportuno invitare testimoni dei territori dove tali centrali a biomasse sono state già costruite, operatori dei mass-media di livello regionale e nazionale perché possano informare diffusamente e correttamente l'opinione pubblica e tutto il mondo dell'associazionismo capace di mobilitare i cittadini per una grande manifestazione da tenere nel capoluogo regionale.

La piana di Bojano è un'area di un'importanza eccezionale per lo sviluppo industriale, ma soprattutto può essere indirizzata in maniera intelligente all'agricoltura, all'allevamento ed al turismo.

La costruzione delle due centrali a biomasse sarebbe davvero un disastro per la salute degli abitanti, ma anche una iattura per le aziende casearie vicinissime al sito previsto per le centrali.

Direte che non abbiamo menzionato la classe dirigente regionale e locale quale componente del mondo che dovrebbe attivarsi per la soluzione delle difficoltà esistenti al momento, ma i componenti del presidio della Riserva Moac sanno che la politica ha tenuto al riguardo fin qui comportamenti equivoci e sicuramente non lineari nella trasparenza delle decisioni, tra l'altro assunte senza alcuna consultazione dei cittadini.

I giochi politici trasversali stanno davvero indignando l'opinione pubblica e non riusciranno a vivere oltre il tempo di un'esagerazione insostenibile.

Ebbene, se vuole essere partecipe del confronto di idee da mettere in campo, la politica ha una sola possibilità: lavorare in modo concreto e non formale per revocare il provvedimento di costruzione delle centrali a biomasse e rispettare la volontà popolare che non le vuole sul territorio in cui vive.Umberto BerardoTrivento (CB), 13 ottobre 2014

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