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La paura e... le paure

La paura e... le paureLa piana del Matese e le centrali a biomasse La paura è lo stato mentale e fisiologico di forte emozione che gli esseri umani e gli animali provano per una situazione di pericolo, reale o presunto, di fronte alla quale si sentono impotenti rispetto a minacce per la propria incolumità o felicità.

Sempre esistita nella storia, la paura genera immediatamente ansia e può sfociare nella fuga dalla minaccia insorta, ma anche in una protezione istintiva, come nella ricerca di aiuto o nella costruzione di una rete di solidarietà.

Nel passato le paure erano legate a fattori locali determinati, precisi e controllabili oppure avevano caratteri universali come quelle per la fine della vita; per entrambe tuttavia si tentavano vie di uscita con le rogazioni o le preghiere liberatorie per il fulmine, le tempeste, la fame, le malattie, la guerra o con la riflessione filosofica degli Stoici e degli Epicurei ed il pensiero teologico delle grandi religioni relativi alla morte.

La paura può nascere dall'ignoranza delle cause di un pericolo che insorge, ma anche da innovazioni tecnico-scientifiche che non riusciamo a padroneggiare.

Kierkegaard in "Il concetto dell'angoscia" sostiene giustamente che l'inquietudine diventa negativa solo per chi si pone in condizione di passività di fronte ad essa, mentre per quelli che hanno capacità di discernimento, di azione e d'intervento essa si connota come una condizione di scelta e di libertà.

Su tale linea di pensiero si pone l'appello di Paolo Borsellino " Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola."

Andare oltre il pericolo significa non farsi imprigionare dalla paura, ma cercare con forza e coraggio strade di salvezza possibili.

Oggi nella società globalizzata la paura può diventare uno spettro, secondo la definizione della storica Joanna Bourke o un demone come in un recente saggio di Zygmunt Bauman.
Nelle nostre società aperte e fluide delle paure ci sfuggono sempre più le cause, gli elementi costitutivi e soprattutto gli strumenti in grado di riacquistare le forze per superare la condizione di insicurezza, incertezza ed impotenza recuperando il controllo della gamma di possibilità di soluzione dei conflitti esistenziali.

Un sondaggio Demos per l'Osservatorio Europeo sulla Sicurezza ci dice che le paure più diffuse sono le preoccupazioni per l'incolumità personale, per la distruzione dell'ambiente e la natura, per il futuro dei figli, per la qualità dei cibi che mangiamo, per la perdita di lavoro e la disoccupazione, per la crisi internazionale, per la criminalità organizzata, per il terrorismo, per le guerre cui seguono quelle per i furti e le aggressioni, per i disastri naturali.

Nel corso della civiltà umana la gestione della paura ha avuto momenti di solidarietà, ma soprattutto fughe nell'individualismo egoista e segregazionista.

Una certa protezione contro le disgrazie alla persona è venuta dal Welfare State negli Stati moderni, mentre non si è riusciti mai a garantire un'equa redistribuzione della ricchezza e soprattutto una giustizia sociale su vasta scala.

La società globalizzata è sempre più deregolamentata sul piano delle garanzie per l'esistenza con logiche di esclusione verso gruppi sociali e popoli in cerca di diritti fondamentali negati in favore di logiche affaristiche di un neoliberismo sempre più affamato di profitti.
Ecco allora che nella città, luogo prevalente delle paure, si cerca di ingigantire e capitalizzare le stesse attraverso spinte segregazioniste con creazione di aree etniche omogenee o con sistemi di sicurezza a pagamento quali recinzioni o allarmi elettronici.
Si creano così spazi d'interdizione ed una mixofobia che esclude qualsiasi forma di coabitazione, ma che al più serve solo ad esorcizzare i problemi.

La preoccupazione sul futuro, la fragilità sociale e l'insicurezza esistenziale non si affrontano analizzandone le cause, ma cercando di eliminarne provvisoriamente gli effetti per le classi sociali che possono permettersene i costi.
Per motivi strettamente commerciali si è perfino disposti a costruire o amplificare le paure, come avviene quotidianamente nei media.

Molti vorrebbero convincerci che nella società globalizzata è pressoché impossibile controllarne cause ed effetti e perciò le soluzioni sarebbero l'autoritarismo, la guerra ai nemici ed i sistemi di protezione a pagamento.
Queste sono logiche neoliberiste che allontanano da una convivenza umana razionale, equa, condivisibile ed accettabile per tutti.
Delle paure bisogna piuttosto acquistare consapevolezza distinguendo anzitutto quelle vere da altre costruite in maniera artificiosa.

Occorre altresì ricostruire legami collettivi di solidarietà e di condivisione attraverso una rifondazione di diritti individuali, sociali e politici veri per tutti non dimenticando mai che è la povertà in special modo quella che, come sostiene Paolo Flores d'Arcais, "genera disperazione e sottomissione".

Ci sono spettri delle paure difficilmente controllabili perché fuori della realtà storica ed interni ad una natura degli esseri umani nella quale è impossibile entrare, ma altri sono dentro la società ed è lì che molto possiamo incidere per dare tranquillità di vita a tutti.
Seguendo l'idea di Kierkegaard, allora, crediamo occorra davvero essere capaci con coraggio di percepire ed analizzare le paure, ma anche di convivere con esse per misurarsi con il rischio e l'angoscia superando le difficoltà esistenziali ed imparando a vivere non come "io", ma come "noi" in relazione solidaristica con gli altri.

Solo così la mixofobia potrà trasformarsi in mixofilia.Umberto BerardoTrivento (CB), 24 ottobre 2014

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