Non abbiamo che cinque pani | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Non abbiamo che cinque pani

Non abbiamo che cinque pani Il 6 e 7 febbraio le Chiese di Abruzzo e Molise sono state a Convegno a Montesilvano per riflettere sulla traccia "In Gesù Cristo un nuovo umanesimo", documento della CEI in preparazione del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze che si terrà dal 9 al 13 novembre.

L'incontro di Montesilvano ha visto tre relazioni: "Non abbiamo che cinque pani" della biblista Rosalba Manes, "In Gesù Cristo il nuovo umanesimo" del cardinale Angelo Bagnasco e "Le Chiese di Abruzzo e Molise verso un'umanità insaporita dallo Spirito" di Mons. Pietro Santoro.

Rilevanti sono stati i momenti di preghiera, delle narrazione di esperienze di umanesimo pratico nelle diverse realtà ed i laboratori di confronto tra i partecipanti delle delegazioni diocesane.
La biblista Rosalba Manes, partendo dal brano della moltiplicazione dei pani in Matteo 14, 13-21, ha tenuto un'ampia relazione sottolineando come Gesù, rispetto alla logica del calcolo dei discepoli che vorrebbero rifluire nel privato licenziando la folla, accoglie gli altri in un momento di relazione e comunione, scegliendo il dono e la moltiplicazione dei pani e dei pesci, risorse di cui nessuno può fare scorta perché sono bene comune.

D'altronde la relatrice ha sottolineato come nel Padre Nostro Gesù ci fa chiedere il pane non a livello individuale, ma come comunità e che i pani che ci ha lasciato sono fondamentalmente cinque: la parola, la preghiera, l'eucarestia, il perdono e la condivisione.
Il cardinale Bagnasco, illustrando la traccia in preparazione all'incontro di Firenze, ha constatato l'assenza dei cristiani sulle soluzioni ideologiche, colonizzatrici e disumanizzanti che spesso intorno a noi si danno ai problemi legati ai temi della vita, della famiglia e della società dove la persona come una monade si vorrebbe sciolta da qualsiasi vincolo etico e sociale con il rischio della disgregazione della comunità.

A chi aspirerebbe a farci intendere che tutto intorno a noi è decrepito, il relatore ha indicato la ricchezza e la dignità dell'esistenza di tanta gente che non accetta di concepire la vita unicamente come produzione, efficienza individualistica ed antagonismo, ma che ne vede la qualità in relazioni di solidarietà e giustizia sociale nelle quali siamo chiamati a ricevere ed a dare.

Il cardinale ha poi sottolineato come, rispetto al deserto che vorrebbe mettere al primo posto i beni materiali ed in cui hanno fascinazioni perfino ideologie "barbare", i cristiani hanno il dovere di affermare gli elementi valoriali e la testimonianza di vita di Cristo rimettendo al centro dell'interesse la persona.

Essendo esperti di umanità i cattolici possono essere fondatori di umanesimo impegnandosi a Firenze per costruire una fondazione teoretica che, soprattutto all'interno della crisi che stiamo vivendo, ci aiuti a capire chi siamo e come stiamo vivendo.
Nel cuore dell'uomo, ha concluso Bagnasco, c'è la nostalgia e l'esigenza dell'assoluto; per questo i cristiani possono aiutare la riflessione sull'uomo come creatura di confine fra la Terra ed il Cielo, fra il Tempo e l'Eternità.

Dopo la narrazione di numerose ed interessanti esperienze diocesane di umanesimo praticato, Mons. Pietro Santoro e don Antonio Mastantuono hanno introdotto il lavoro di dieci laboratori sulle "cinque vie verso l'umanità nuova" indicate dalla Traccia per il cammino verso Firenze: uscire, abitare, annunciare, educare, trasfigurare.

I quasi cinquecento delegati, costituiti dai vescovi, da alcuni presbiteri, ma soprattutto da laici, per due ore si sono confrontati cercando con impegno e passione di riferire esperienze, ma anche di indicare prospettive, itinerari e progetti capaci "di contribuire al dischiudersi dell'umanità nuova dentro la complessità della nostra epoca".

Il comitato promotore delle giornate di Montesilvano si è impegnato a breve a trasmettere a tutte le diocesi i documenti del convegno in maniera che le riflessioni di relatori e delegati possano aiutare le Chiese diocesane ad entrare in modo attivo nella ricerca che la Chiesa Cattolica Italiana farà a Firenze sul ruolo che i cristiani possono e debbono avere nella definizione del senso, del valore e della dignità della donna e dell'uomo.

A Montesilvano i delegati della Diocesi di Trivento, accompagnati da S.E. Mons. Scotti, hanno testimoniato con interventi, partecipazione ai laboratori e presentazioni di documenti come la via dell'amore e della condivisione nella testimonianza di vita come proposta di senso esistenziale all'esistenza si può manifestare attraverso impegni di umanesimo che nella nostra Chiesa locale stiamo cercando tutti di sperimentare da anni attraverso forme concrete soprattutto verso quanti hanno più bisogno di solidarietà come gli anziani, i disoccupati, le famiglie in difficoltà.

Mons. Domenico Angelo Scotti intende approfondire nei prossimi mesi e soprattutto nel periodo quaresimale il confronto e la ricerca tra i cristiani della Diocesi di Trivento in ordine ad un umanesimo che testimoni non una definizione concettuale soltanto, ma un modo di essere; in tal modo ci si confronterà con gli altri nel tentativo di generare ricerca interculturale ed interreligiosa per uscire da contrapposizioni sterili e disegnare un'antropologia condivisa in un mondo che sembra aver perso il rispetto per l'altro, spesso usato come strumento della propria realizzazione.

Con questo impegno, come ha affermato Bagnasco a Montesilvano, acquisiremo una rinnovata consapevolezza del fatto che Gesù si è fatto uomo per salvare la persona, liberarla dalla schiavitù degli idoli e costruire una nuova umanità fondata sulla condivisione e sull'amore.

In un deserto in cui sembra essersi inaridita la speranza e la vita appare solo soffocata da bisogni e cose, tutti abbiamo il dovere di lavorare per ridarle verità, slancio e bellezza. Umberto BerardoTrivento (CB), 11 febbraio 2015

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