Ricorrenze 2015 a Duronia | Diocesi di Trivento

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Ricorrenze 2015 a Duronia

Ricorrenze 2015 a Duronia

Carissimi amici presenti oggi così numerosi dalla comunità di Duronia e non solo, il 2015 è l'anno dedicato dalla Chiesa italiana alla vita consacrata.
In tale ambito si inseriscono in maniera molto opportuna tre ricorrenze che riguardano la nostra comunità.

Ricorre il 50° anno dalla venuta a Duronia delle Suore Missionarie Francescane del Sacro Cuore, il 50° dell'ordinazione sacerdotale di Padre Antonio Germano ed il 25° dell'ordinazione sacerdotale del nostro parroco don Gino D'Ovidio.
Per l'occasione abbiamo tra noi S.E. mons. Domenico Angelo Scotti che ancora una volta ringraziamo per l'enorme sensibilità verso i momenti di incontro delle comunità parrocchiali e per l'affetto che nutre nei confronti delle popolazioni della Diocesi.

Grazie davvero, eccellenza, per tutto l'impegno che manifesta come pastore di questa chiesa diocesana.
Siamo grati della presenza anche a padre Peppino Palumbo, originario di Frosolone e da anni missionario in Sudamerica, ed al giovane don Simone Iocca da pochi giorni ordinato sacerdote di questa diocesi. 
Sono ricorrenze quelle di cui ci occupiamo oggi che ovviamente devono generare gioia, festa, ma direi anche riflessione su questi eventi e soprattutto gratitudine profonda e riconoscenza al Signore per aver dato il frutto del lavoro prezioso di queste persone anzitutto ai fratelli più bisognosi, ma anche alla Chiesa ed alla comunità di Duronia.

Vedete, la nostra essenza come senso per la vita può venirci dal suo fondamento ontologico, ma anche da un umanesimo autentico come riconoscimento della dignità e dei diritti fondamentali di ogni essere umano.
Il valore di una persona sta nella complessità dei talenti e delle potenzialità che esprime e che riesce a mettere al servizio della collettività.
Per tale ragione abbiamo la necessità di uscire dalla stessa singolarità della nostra unicità per vivere una piena relazionalità, perché non possiamo esistere senza un'interazione continua con gli altri.

0ccorre prendere coscienza del fatto che il valore di una persona non dipende da quello che ha o che sa, ma dalla sua volontà e capacità di crearsi una prospettiva di autenticità che è quella di relazionarsi agli altri con amore per costruire quel bene comune raggiungibile con la realizzazione della giustizia sociale.
Sono valutazioni sul significato dell'esistenza che nel caso delle persone che oggi festeggiamo vengono anzitutto da una fede matura in Dio alla cui chiamata esse hanno risposto senza se, senza ma e senza forse.

Il 18 agosto 1965 a Duronia, con l'impegno dell'allora parroco don Giovanni Russo, arrivavano tre suore Mariane, suor Filomena Zito, , suor Bernardetta e Suor Chiara cui poi si aggiunsero le Francescane Suor Patrizia e successivamente suor Teresina, tutte provenienti da altri contesti geografici, culturali ed ecclesiali, ma che rispondevano con amore alle necessità di una comunità che nelle loro persone ha trovato una ricchezza d'impegno esercitato con una umanità straordinaria.

Dopo di loro si sono alternate tantissime suore che hanno assicurato ai duroniesi un servizio allo stesso tempo umano, spirituale, culturale e sociale.
Con l'arrivo delle suore a Duronia nel 1965 è stato possibile aprire una scuola materna nella quale sono stati educati tanti ragazzi, avviare forme innovative di organizzazione del catechismo e della liturgia, strutturare una forma di assistenza alle anziane nella casa di riposo "Villa Serena", ma creare anche rapporti di solidarietà e condivisione della parrocchia con tutte le famiglie. 

Oggi queste suore, nelle persone di suor Teresina, suor Antonia, suor Mariangela, suor Celina, suor Anzi e suor Nova, sono per fortuna ancora tra noi e continuano la loro opera di servizio alla comunità.
Il lavoro che esse svolgono vi assicuro che non è né facile e tantomeno agevole, ma davvero faticoso e pieno di difficoltà; eppure sono sul campo ogni giorno per alleviare sofferenze, per far crescere spiritualmente le nuove generazioni e per costruire intorno a loro relazioni di solidarietà e di amore.
La loro umiltà non le ha mai portate a chiedere qualcosa per se stesse e chi le conosce bene sa che vivono la vita di comunità senza lussi o agi, ma in un perfetto stile francescano che poi è tipico della loro congregazione in ogni luogo in cui lavorano, in Italia ed in altri paesi.
Io mi faccio portavoce umilmente di quella che sicuramente è una loro esigenza: la vicinanza, l'affetto e la preghiera al Signore perché le sostenga in tutti i momenti della giornata e soprattutto in quelli più critici.

Alla madre provinciale, suor Marta Camerotto, oggi presente in mezzo a noi, voglio esprimere a nome di tutti i duroniesi un grazie sentito e caloroso per le grandi opere portate avanti in cinquant'anni dalla loro congregazione nella nostra comunità.

Nel 1964 un giovane duroniese, discepolo di don Alfredo Ricciuto, veniva ordinato sacerdote e sceglieva di esercitare il suo ministero come missionario saveriano in uno dei paesi più poveri del mondo, il Bangladesh, e lì chiedeva di andare a portare la buona novella del Signore risorto tra i muci, ovvero i fuori casta con i quali pochi accettano di relazionarsi ritenendoli impuri a causa di pregiudizi di natura socio-politica e pseudo-religiosa.

Ebbene questo giovane sacerdote, padre Antonio Germano, perfeziona l'inglese, studia il bengalese e parte per la sua prima missione in un paese lontano migliaia di chilometri dalla sua terra di origine. 
Ha già uno scopo molto chiaro: annunciare a quella popolazione il Vangelo e portarle l'amore di Gesù che necessariamente presuppone un discorso di libertà e di giustizia sociale.

Padre Antonio Germano è lì da trentotto anni e condivide con i suoi muci, in perfetto stile cristiano, ogni cosa, dalla preghiera agli aiuti che gli pervengono per la missione alle riflessioni teologiche che io leggo sistematicamente e che mi auguro qualcuno prima o poi raccolga in una pubblicazione.
Nelle missioni in cui ha esercitato il suo ministero sacerdotale padre Antonio ha dato veramente tutto se stesso per le popolazioni del Bangladesh con la testimonianza di una fede autentica, ma anche con realizzazioni sul piano spirituale, culturale, economico e sociale che di sicuro hanno aiutato i bengalesi delle sue missioni a vivere in modo meno precario.
Duronia ha tanti suoi cittadini che in Italia ed in giro per il mondo rendono onore al proprio paese di origine.

Sono sicuro che essi mi perdoneranno tutti se affermo che senza ombra di dubbio Padre Antonio Germano è il figlio più illustre di questo piccolo paese molisano.
Con lui taluni duroniesi residenti ed emigrati sono in contatto via mail o su Facebook e cercano di essergli vicini con la preghiera, con l'affetto e con il sostegno economico alle sue attività.
Sarebbe auspicabile, amici, ed a questo vi invito, se i duroniesi collegati con lui diventassero tanti, perché è molto bello per un missionario avere queste relazioni di affetto con la sua terra di origine.

Avviciniamolo in questi giorni, chiediamogli i suoi contatti per accompagnarlo nel suo lavoro missionario e seguiamolo nelle sue riflessioni teologiche ad esempio sul sito della diocesi o sul sito www.laterra.org del fratello, architetto Giovanni Germano.
Non mi dilungo per ovvie ragioni di rispetto della vostra attenzione e perché conosco bene l'umiltà e la riservatezza di padre Antonio, ma vi prego di testimoniargli l'affetto e la riconoscenza con la preghiera e la vicinanza umana.

La terza ricorrenza di quest'anno è il 25° di sacerdozio del nostro parroco, don Gino D'Ovidio.
Era un giovanissimo e preparato direttore del seminario di Trivento quando nel 1997 l'allora vescovo mons. Santucci gli chiese di aiutare nella nostra parrocchia il compianto don Giovanni Russo che aveva difficoltà ad esercitare il suo ministero a causa di gravi problemi di salute.
Don Gino non esitò un attimo e si mise a disposizione non solo della parrocchia di Duronia, di cui divenne parroco il 15 aprile 1999, ma più tardi anche di quella di Torella del Sannio.

Chi come noi si onora di avere la sua amicizia lo conosce bene e sa della sua disponibilità a mettersi a disposizione della Chiesa diocesana ovunque ci sia una necessità.
Io lo definisco "il prete jolly" perché gli incarichi che ricopre sono davvero tanti: parroco di Duronia ed oggi anche reggente di Castropignano, vicario della forania di Frosolone, professore di religione presso il liceo di Trivento, insegnante presso i corsi di teologia.
Io lo conosco soprattutto come un sacerdote dalla fede forte e profonda, ma anche capace di coniugare la preghiera con le necessità della realtà umana e soprattutto dei più deboli.
Insomma come vedete si tratta di una personalità di grande preparazione teologica e culturale, ma anche di un sacerdote sempre tra la sua gente, soprattutto quando questa è in difficoltà.

Le iniziative che in questi anni ha promosso a Duronia sono tante, dalle lectio divine sulla Bibbia e sui documenti della Chiesa agli incontri culturali come ad esempio quelli su Monongah, sul Sinodo e sulla famiglia, alla preparazione dei ragazzi e dei giovani ai sacramenti, alle visite ai malati ed alle famiglie in difficoltà.
Vedete, quando si ammala o vive una condizione di difficoltà un duroniese, don Gino è il primo a correre.

Ha poi, questo sacerdote, doti molto elevate di manager come dimostrano il suo impegno in aiuto alle suore per la casa di riposo, ma soprattutto il lavoro straordinario che ha profuso nel commemorare i minatori duroniesi caduti nella miniera di Monongah con lo splendido bassorilievo fatto realizzare dall'artista Massimo Manzo, con il convegno per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia o con la volontà ferrea di dare un'immagine davvero rinnovata della Chiesa parrocchiale e della stessa casa di riposo "Villa Serena".

Il sacerdote credo stia diventando l'unico punto certo di riferimento sul piano spirituale, culturale ed umano per realtà demograficamente così piccole come la nostra.
Facciamo tesoro allora di una figura così ricca come quella di don Gino e stiamogli vicini con l'affetto e la preghiera.

Io mi auguro fortemente che ciascuno di noi sappia manifestare riconoscenza alle suore, a padre Antonio ed a don Gino anche con una donazione personale in sostegno delle loro attività.
All'ingresso della Chiesa trovate degli espositori che vi aiutano a conoscere meglio la figura umana delle persone che festeggiamo.

Dopo aver ringraziato ancora S.E. mons. Scotti per la sua presenza, concludo questo mio breve intervento chiedendo a tutti voi, come testimonianza di affetto e riconoscenza per le suore Missionarie Francescane del Sacro Cuore, per padre Antonio Germano e per don Gino D'Ovidio, un applauso caloroso.

Umberto Berardo18 agosto 2015

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