Dagli al vescovo! Bagnasco e la pensione d'oro-bufala | Diocesi di Trivento

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Dagli al vescovo! Bagnasco e la pensione d'oro-bufala

Dagli al vescovo! Bagnasco e la pensione d'oro-bufalaUna pensione d’oro. Una pensione da fare invidia. Una pensione di cui è lecito indignarsi, perbacco, additando il beneficiario al pubblico ludibrio. Lo sproposito di 650,50 euro lordi al mese! Questa è la pensione del cardinale Angelo Bagnasco. Quella vera. Poi c’è quella di fantasia, che corre giuliva dalle rotative al web, grazie al tetragono impegno di tanti solerti divulgatori di disinvolte menzogne: quattromila euro, anzi forse di più, la pensione per i tre anni da ordinario militare.
Bum. La trombetta squilla da sinistra, le risponde il trombone da destra.

Si sa quanto la gente sia sensibile, a ragione, di fronte a pensioni sproporzionate, esagerate, faraoniche. Perché non far credere che tra i pensionati nababbi ci sia anche l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ma sì, un prete e cardinale? Pezze d’appoggio? Nessuna, ma che importa? Intanto tromboniamo, poi si vedrà. Chi comincia per primo? Abbiamo risalito la corrente putrida fino a febbraio.

Il 17 su Change.org (la piattaforma di petizioni on-line) l’impavido Ciro Verrati, presidente di Laicitalia e vicesegretario nazionale di Democrazia Atea, tuona: «Lo Stato italiano toglie alle vedove, per dare a Bagnasco. Ora basta!». A nessuno sfugge la raffinatezza dell’immagine, il grifagno Bagnasco che ruba alle vedove. Il testo ha alcuni passaggi da manuale del non-giornalismo. Ad esempio questo: «Bagnasco ha diritto a una pensione che si aggira, secondo alcune fonti attorno a 4.000 euro, ma secondo alcuni la pensione erogata dall’Inps in suo favore sarebbe addirittura di 7.000 euro, nonostante abbia "prestato servizio" nell’esercito per soli tre anni». "Alcune fonti" quali? "Secondo alcuni" chi?

Il meglio, o il peggio, arriva a maggio. Prima "il Messaggero", "Libero" e infine "il Giornale", che soffre di palese schizofrenia tra chi scrive l’articolo e chi lo titola. Il testo recita: «La pensione (di un ordinario militare, ndr) è di oltre 4mila euro lordi al mese. Bagnasco prende di meno perché non è arrivato ai 20 anni di servizio». «Quanto» di meno? Mistero. Ma il titolista tromboneggia: «La pensione d’oro di Bagnasco: quattromila euro come militare». Da parte sua "Libero" riprende pari pari Change.org e, senza verifiche, fa da trombetta a Verrati: quattromila, settemila; e se un errore c’è, «è in difetto». Perepè!
Quali saranno mai le preziose e infallibili fonti di costoro? Qualcuno ha telefonato alla Cei, o all’Istituto centrale sostentamento clero, o all’Inps per sincerarsi di tale pensione da nababbo? Nessuno, ci mancherebbe, a parte la tardiva correzione a giochi fatti del "Messaggero", riprendendo il comunicato della Cei diffuso ieri dall’Ansa.

Riassumendo: il cardinale Angelo Bagnasco percepisce un «unico trattamento previdenziale, quello standard del Fondo Clero, pari a 650,50 euro lordi». Lordi, neanche netti. Il resto è fuffa, rigurgito anticlericale, pessimo giornalismo improntato alla norma non scritta, ma praticata, del cinismo ottuso: sparala grossa, poi si vedrà. Esattamente il contrario, ironia della vicenda, di quanto da quasi due anni tutti i giornalisti si sentono ripetere alla nausea ai corsi obbligatori d’aggiornamento dove ancor più obbligatorie sono le lezioni di deontologia: verifica, controlla, senti tutti gli interessati. Sì, buonanotte.
Una domanda rimane sospesa sulla palude fetida. Perché? Qual è il senso? È in atto una strategia per ottenere che cosa? Vien voglia di citare Vasco Rossi: «Voglio trovare un senso a questa storia / anche se questa storia un senso non ce l’ha». Oppure affidarsi alla psicopatologia, almeno per quel "Giornale" che sette anni fa si accanì, con modalità compulsive a tutta pagina, contro l’allora direttore di "Avvenire", un caso da manuale di character assassination, salvo poi chiedergli malvolentieri scusa in un piedino di pagina imbarazzato.

Forse è delirio da onnipotenza mediatica. Forse è calcolo. O forse solo andare nella corrente di un laicismo cialtrone: "Dagli al vescovo!". Tanto i preti non querelano (finora), mica sono star o politici. E gli editori possono stare tranquilli (finora).

Nel frattempo la calunnia della pensione d’oro del cardinale, perché di calunnia si tratta, si è diffusa imprendibile nel web. Viene in mente la penitenza che Filippo Neri, santo con il raro dono dell’umorismo, affibbiò a una nota chiacchierona: prendi una gallina e gira per Roma spargendo penne e piume. La donna lo fa, e torna già sollevata da san Filippo, ma la penitenza è appena cominciata: e adesso, le dice il santo, vai a recuperare tutte le penne e le piume. Ecco la pena adeguata per chi sappiamo.Avvenire © -Umberto FolenaTrivento, 31 maggio 2016

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