Breve presentazione della Biblioteca Emidiana | Diocesi di Trivento

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Breve presentazione della Biblioteca Emidiana

Un'immagine della Biblioteca Emidiana di Agnone

Al fine di comporre questa breve esposizione, che vuole offrire una sintetica panoramica sulla storia e sulla composizione della Biblioteca Emidiana, mi sono servita degli appunti e dei documenti inviati alla Sovrintendenza redatti da don Giovanni Fangio, parroco della chiesa di Sant'Emidio per venticinque anni, tornato al Padre il 17 agosto 2017. Chi lo ha conosciuto sapeva bene con quanto zelo e quanta dedizione si sia dedicato alla catalogazione e sistemazione del patrimonio librario della Biblioteca e alla comunicazione dello stesso e della magnificenza della chiesa in cui ci troviamo. Credo di farmi portavoce di un sentimento diffuso dicendo la mia stima e gratitudine per il lavoro di ricerca e studio e per il suo apporto umano e spirituale, semplicemente impagabili. Se fosse qui, alle mie parole sono certa che risponderebbe: "Signorì, non lo dite troppo forte che sennò ci credo!".

Don Luigi Pannunzio, nell'opuscolo pubblicato in ricordo della fondazione e inaugurazione della biblioteca, scrive: "E qui verremo a pregare e studiare: clero e popolo nella nostra Chiesa ritroveranno i loro sacerdoti amati, nei libri sudati, che li fecero buoni e gloriosi."1

Personalmente ho trovato molta verità in queste parole. Permettetemi quindi di ringraziare sua Eccellenza il vescovo monsignor Claudio Palumbo e il mio parroco don Onofrio Di Lazzaro per avermi offerto la possibilità di entrare in questo scrigno di tesori antichi e nuovi e ritrovare don Giovanni proprio qui, dove lo avevo lasciato.

Fondazione della Biblioteca

Nel 1897, anno della sua fondazione ad opera dell'allora parroco don Angelo de Horatiis, la Biblioteca Emidiana contava circa 700 volumi. Fu inaugurata ufficialmente il 16 giugno 1901 dal successore di don de Horatiis don Luigi Pannunzio il quale oltre ad aggiungere nuovi volumi, lasciò in eredità alla biblioteca il busto marmoreo di Dante Alighieri realizzato a Firenze da Giovanni Duprè e donato da sua figlia Amalia che si trova qui nel primo salone. Don Teodoro Cervone succedette a don Pannunzio continuando l'opera di ampliamento della Biblioteca. Nel 1937 don Nicola Marinelli, nel frattempo divenuto parroco, in un convegno a Pescara riportava che il numero di volumi era salito a 5000. Nel 1963 divenne parroco don Filippo La Gamba che aggiunse ai 7000 che riceveva altri 3000 volumi. Don Giovanni Fangio si ritrovò quindi al suo arrivo con circa 11.000 volumi che come già detto catalogò e sistemò, aggiungendovene altri 2000. Ad oggi possiamo quindi dire che la biblioteca conta 13.000 volumi e comprende 16 manoscritti, 140 pergamene, 10 incunaboli, 125 cinquecentine. La restante parte dei volumi risale al periodo tra il 1600 e il 1800 e tratta dei temi più disparati: dalla filosofia alla medicina, dal diritto feudale alla storia della Chiesa, passando ovviamente per la storia agnonese, molisana ed abruzzese. A questo proposito, come riportato da don Giovanni in una lettera indirizzata alla sovrintendenza nel 2001, Giorgio Palmieri e Antonio Santoriello, autori della Rassegna Bibliografica Molisana, hanno dichiarato la Biblioteca Emidiana una delle più importanti presenti nel Molise e la più fornita per quanto riguarda le opere riguardanti il Molise.

Don Giovanni nei suoi appunti ci fornisce alcune notizie sui motivi che, secondo la sua interpretazione dei documenti qui conservati, spinsero i sacerdoti fondatori a dare vita a questa biblioteca. Essendo don de Horatiis e don Pannunzio pastori attenti e di grande spessore culturale oltre che umano e spirituale, intuirono che l'unico modo per arginare l'anticlericalismo diffusosi alla fine del XIX secolo e inizi del XX anche nella città di Agnone fosse quello di incontrare le persone nel dialogo intellettuale. I parroci, quindi, intesserono e curarono mirabilmente relazioni con la classe dirigente e intellettuale agnonese e la loro intuizione si rivelò corretta.

Non potendo per evidenti ragioni soffermarmi su tutto il materiale presente, avrei selezionato due opere di cui parlare brevemente, perché davvero uniche.

Il primo è il Quaresimale che San Bernardino da Siena "dimenticò"qui in Agnone quando venne a far visita alla città durante la Quaresima del 1400. In alcune fonti si definisce questo quaresimale come la raccolta delle omelie della Quaresima. Secondo altre, (don Nicola Marinelli), si tratterebbe di un corso di predicazione quaresimale.2

Al successo della predicazione del santo di deve, secondo don Giovanni, la presenza del monogramma bernardiniano IHS nella chiave di volta di diverse case del centro storico e, in particolare, anche sulla testa di Gesù Bambino nella scena della circoncisione nell'altare ligneo della Sacra Famiglia qui nella chiesa di S. Emidio. 3

Nel 1451 fu autorizzata da papa Nicola V la costruzione del convento di S Bernardino. C'è da dire che questo convento, nato a seguito della fruttuosa predicazione del santo senese, si iscrive nella lunga, imponente tradizione religiosa della città di Agnone in generale e di quella francescana in modo particolare. Nel 1232, a sei anni dalla morte del Poverello di Assisi, veniva consacrata la chiesa di S Maria della Maiella, prima chiesa di S Maria di Agnone, ad opera dei francescani conventuali qui presenti, a cui si aggiunsero i Minori Osservanti e i Cappuccini. Volendo superficialmente riportare altre figure francescane importanti per la città di Agnone non si può non ricordare la predicazione di S Giovanni da Capestrano, coevo di S Bernardino da Siena, e le figure luminosissime del Servo di Dio Padre Matteo da Agnone, cappuccino, predicatore e grande esorcista nato ad Agnone nel 1563 e morto a Serracapriola, dove sono conservate e venerate le sue spoglie 4, e il Beato Antonio Lucci,conventuale nato ad Agnone nel 1682 5, che fu vescovo di Bovino per vent'anni e che si distinse per la sua opera di riforma, di lotta alle ingiustizie sociali, e per la sua particolare attenzione ai poveri. 6

Il secondo è il registro della professione religiosa delle clarisse del Monastero di Santa Chiara qui in Agnone. In questo registro, risalente al 1700, sono stati riportate le professioni religiose delle suore al momento dell'ingresso in monastero. La particolarità di questo registro risiede nella bellezza degli stemmi delle famiglie delle suore, disegnate nelle pagine accanto alla professione religiosa. Anche questo documento preziosissimo si iscrive in una lunga e ricca tradizione, basti pensare che il primo Monastero delle monache clarisse di clausura in Agnone esisteva già dal 1249 e nel 1281 fu posto "sotto la diretta giurisdizione e protezione della Santa Sede 7" da papa Martino IV.

  1. Don Luigi Pannunzio, "Nella Inaugurazione della Biblioteca Emidiana fatta da sua Eccellenza Illustrissima e Reverendissima il Cardinale Giulio Boschi il giorno 16 giugno 1901 perché si ricordi il 10 marzo 1897", Lucca: 1901, Tipo-Litografia A.Amedei, pag.9.
  2. Don Giovanni Fangio, "I Francescani di Agnone nei secoli". Parrocchia di S Emidio, Agnone, 2012.
  3. Don Giovanni Fangio, "I Francescani di Agnone nei secoli". Parrocchia di S Emidio, Agnone, 2012.
  4. Don Antonio Mattatelli, "Un santo contro il demonio". Edizioni Segno, 2015 , p.11.
  5. Don Erminio Gallo,"Il Beato Antonio Lucci e la sua opera di Riforma". Palladino Editore, 2015, p.9.
  6. ID, p. 7.
  7. Fangio, p.4.
Don Onofrio Di LazzaroAgnone, 31 luglio 2018

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