Ritiro del Clero con Don Fabio Rosini | Diocesi di Trivento

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Ritiro del Clero con Don Fabio Rosini

Ritiro del Clero con Don Fabio Rosini

Dopo la bellissima ed interessantissima serata dell'Assemblea diocesana vissuta in Agnone nella chiesa di Maria Santissima di Costantinopoli gremita fino all'inverosimile, durante la quale i sacerdoti, i religiosi i catechisti e i tanti fedeli laici hanno ascoltato con piacere le profonde riflessioni di don Fabio Rosini, esperto comunicatore della Diocesi di Roma, nella mattinata di sabato 23 ottobre lo stesso relatore, presso il Centro Pastorale "Don Antonino Scarano" di Colle san Giovanni in Trivento, ha dettato pensieri di riflessione ai sacerdoti diocesani durante il loro ritiro mensile del clero.

Il relatore ha insistito nell'evidenziare che la chiamata del Signore va riconosciuta, accolta, difesa e testimoniata nelle vicende ordinarie della vita quotidiana. Don Dario. ha sottolineato che al centro di ognuno di noi c'è una parola e che ogni atto che facciamo è intenzionale: "Chi è che sa ascoltare gli altri? – si chiede don Fabio -: chi ha imparato ad ascltare quella parola dentro". San Giuseppe lo ha fatto con orgoglio e con umiltà a seconda delle vicende esterne, Maria santissima "custodiva queste parole, serbandole nel suo cuore". E noi? Spesso siamo dominati dalla distrazione: siamo schizofrenici, vogliamo fare tante cose insieme, ma non ne portiamo nessuna a compimento. C'è una tendenza avida a prendere tutto... E' necessario ripartire dalla preghiera e dall'ascolto della Parola divina: dice un salmo a questo proposito: "Salvami dalla foresta delle lingue".

Ha spiegato allora don Rosini: "Come si fa ad ascoltare? Innanzitutto occorre stare in silenzio. E se il silenzio è povertà, per ascoltare bisogna fare spazio: nessuno riesce ad ascoltare senza perdere qualcosa". Per esempio nel battesimo Gesù rimase in silenzio per lasciare spazio alla parola del Padre, che è nel cuore di Gesù: "Questi è il mio Figlio prediletto, ascoltatelo". Tutto quello che Gesù farà in seguito, parte da quella parola. Lui vive di quella parola perché lui è quella parola. Così anche ogni uomo sboccia nella bellezza e nella grandezza quando scopre di essere figlio di Dio".

L'onore, la grandezza, la bellezza, la consapevolezza di essere anche noi figli di Dio ci deve far superare tutte le difficoltà ed essere nello stesso tempo consapevoli di essere dispensatori della grazia del Signore.

Ai fedeli laici è nostro dovere ricordare che tutte le persone sono meravigliose e nessuno si deve disprezzare in quanto è sempre opera di Dio! E a maggior ragione ciò vale per noi sacerdoti che dobbiamo fuggire la tristezza perché, come diceva san Giovanni Paolo II: non siamo la somma dei nostri peccati e delle nostre debolezze, noi siamo tutto l'amore di Dio per noi più la nostra capacità reale di rispondergli, di dirgli di sì.

La nostra vocazione è nascosta dentro una gioia che Dio ha messo nel nostro cuore e abbiamo il dovere di combattere contro il nero che è nel nostro cuore, la tristezza è sempre opera del demonio: "C'è una parola dentro di te, la tua chiamata è nascosta dentro una gioia che Dio ha messo nel tuo cuore.

Forse eri piccolino/a... un fatto, prova a ricordare le prime cose belle della tua vita. In principio era la Parola, in principio c'è una Parola di Dio, Dio crea il mondo con una Parola e crea te con una Parola nel cuore. Grave sarebbe se tu facessi tutte cose belle ma dentro al cuore hai tutte parole brutte, sporcheresti quelle cose, le rovineresti. O comunque non ne saresti felice".

Disprezzarci, pensare male di noi, ci toglie energie, ci allontana dagli altri, ci fa vivere da egoisti concentrati solo su noi stessi, sul nostro ombelico. Di certo quel dialogo negativo non viene da Dio, è opera del tentatore. Perché in ciascuno c'è un seme di bellezza che il Signore ha piantato quando ci ha chiamato alla Vita e non ha senso attaccarsi alle cose che ci appesantiscono l'animo e che ce la tolgono quella vita.

Don Fabio ha concluso con queste accorate parole, e noi lo ringraziamo di vero cuore, per ricordarci che: "C'è qualcosa di molto bello dentro di te. (...) Voi dovete coltivare la luce che avete nel cuore, c'è qualcosa di molto bello che tutti voi avete dentro. (...) Le persone sono bellissime, tutte le persone hanno una bellezza dentro straordinaria, tutte le persone sono meravigliose, tutte le persone portano in sé qualcosa di unico, di irripetibile, bisogna servire quella unicità. Bisogna aiutare le persone a entrare nella vita. Ci sono cose che ti fanno vivere e cose che ti fanno morire. Perché ami le cose che ti fanno morire? perché coltivi le cose, i pensieri, che ti distruggono?".

Ufficio comunicazioni socialiTrivento, 25 ottobre 2021

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