Un impegno discreto e di lungo periodo. La Caritas italiana per i terremotati d'Abruzzo | Diocesi di Trivento

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Un impegno discreto e di lungo periodo. La Caritas italiana per i terremotati d'Abruzzo

Un impegno discreto e di lungo periodo. La Caritas italiana 
per i terremotati d'Abruzzo

Mentre le popolazioni colpite dal sisma attendono la visita di Benedetto XVI, nelle zone già colpite dal terremoto si sono registrate tre nuove scosse di magnitudo tra il 2.6 e il 2.9 della scala Richter. In molti attendono di poter tornare nelle loro case ma le nuove scosse contribuiscono a far permanere la paura tra gli sfollati. Secondo gli ultimi dati della Protezione civile, aggiornati a sabato scorso, le persone che ancora non sono rientrare nelle loro abitazioni sono oltre 65.000, alloggiate nelle tendopoli ufficiali (35.852 persone in 178 aree), negli alberghi di Pescara, Teramo, Chieti e Ascoli Piceno (circa 22.817 persone in 417 strutture) e in abitazioni messe a disposizione da privati (circa 6.789 persone in 1.693 abitazioni).

A questi sfollati, sistemati tramite i canali ufficiali, vanno aggiunti i molti (altre decine di migliaia) che hanno trovato sistemazioni autonome, dormendo in auto, camper e roulotte, allestendo microinsediamenti spontanei di tende (anche presso parrocchie), collocando tende nel giardino di casa, raggiungendo parenti e conoscenti in località lontane dalle zone terremotate. Si tratta di persone - spiega la Caritas - che non vogliono allontanarsi troppo dalle loro case danneggiate o che scelgono di stare in strada perché hanno ancora paura di rientrare. Ma, come accade sempre in occasione di analoghe emergenze, c'è da tenere conto anche di un considerevole numero di persone che, rimanendo in tenda, a ridosso delle proprie case, intende esercitare anche una vigilanza costante affinché le istituzioni sentano il peso dell'emergenza e prendano decisioni condivise dagli stessi terremotati. Tutte queste persone attendono risposte.

La Caritas italiana sta monitorando con assiduità la situazione nelle aree colpite dal sisma del 6 aprile, intervenendo sia per l'emergenza sia in una ottica di lungo periodo, per prevenire quello che è giustamente considerato, dopo i morti, l'effetto più drammatico del terremoto, ovvero la disgregazione sociale ed economica del territorio. La zona più colpita è chiaramente quella rientrante nell'arcidiocesi dell'Aquila. Qui, nei 49 Comuni colpiti, si sono registrati tutti i decessi, 303 in totale, su 97.020 abitanti a vario titolo colpiti dal sisma.

L'obiettivo dell'intervento della Caritas italiana, dunque, è supportare la Caritas diocesana per rilevare i bisogni, coordinare e pianificare le risorse e l'azione ecclesiale, collegarsi adeguatamente con la realtà civile. A questo fine sono state distribuite sul territorio strutture permanenti di ascolto e servizi di segretariato sociale. Raccogliendo qui le informazioni necessarie, facendo tesoro anche delle passate esperienze, la Caritas progetta di realizzare nelle zone maggiormente colpite dal sisma delle strutture prefabbricate per attività liturgiche, sociali e ricreative, scuole e asili parrocchiali, opere a servizio dei poveri. Verranno anche promossi strumenti economici adeguati per il sostegno alle piccole imprese sul territorio, soprattutto quelle a carattere familiare, attraverso il microcredito, la realizzazione e il ripristino di piccoli laboratori artigianali, il sostegno alle attività produttive agricole.

Il principale centro operativo della Caritas italiana è attivo presso la parrocchia di San Francesco d'Assisi nel quartiere Pettino, nella periferia a ovest dell'Aquila. Qui è stato allestito un magazzino dove, sin dalla primissima emergenza, sono stati distribuiti aiuti alla popolazione.

Da lunedì 13 aprile si sono poi susseguite le visite delle sedici delegazioni regionali della Caritas in vista dei gemellaggi con l'arcidiocesi dell'Aquila, ed è stato stretto un accordo con l'Azione cattolica italiana per coordinare insieme l'impegno dei volontari - si prevede circa 1.500 - che nei prossimi mesi si alterneranno nell'area del terremoto.
Per fare questo, chiaramente, la Caritas conta anche sulle offerte in denaro, che nelle prime due settimane hanno permesso di raccogliere quattro milioni di euro, cui si aggiungono i 5 milioni messi a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana e le offerte raccolte durante la colletta nazionale del 19 aprile.

Mentre il maltempo e i movimenti tellurici continuano a tormentare quanti sono costretti fuori dalle proprie abitazioni in condizioni precarie, i centri di ascolto della Caritas svolgono un ruolo fondamentale: "Il centro di ascolto è essenziale - spiega don Dionisio Humberto Rodriguez Cuartas, direttore della Caritas diocesana dell'Aquila e parroco di Paganica, epicentro del sisma - perché è la Caritas che cerca di essere vicina a chi è provato, a chi vive il momento della difficoltà. E sono certo che attraverso la presenza degli operatori Caritas daremo risposte a tante necessità.
La speranza - conclude don Dionisio - è che il giorno di domani sia migliore di quello di oggi".

L'Osservatore RomanoL'Aquila, 28 aprile 2009

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