Ultimo incontro dibattito per la Quaresima 2007. Interverranno lo scrittore prof. Umberto Berardo e il teologo biblista don Michele Tartaglia | Diocesi di Trivento

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Ultimo incontro dibattito per la Quaresima 2007. Interverranno lo scrittore prof. Umberto Berardo e il teologo biblista don Michele Tartaglia

Giovedì 29 marzo il prof. Umberto Berardo, insegnante e scrittore, e don Michele Tartaglia, teologo e biblista, saranno i relatori di “Le nozze di Cana: quali i valori forti per questa nostra società debole?”. L’incontro dibattito si terrà a Trivento nel salone del Centro Polifunzionale di Colle San Giovanni, ore 17.30.

Giovedì ultimo incontro dibattito: è il caso di dire all’inglese “last but not least”, cioè ultimo ma non meno importante. Anzi, a dire il vero, è il più corposo, perché due saranno i relatori dell’incontro voluto e programmato dal vescovo diocesano mons. Domenico Scotti. Si affronterà la disquisizione della situazione quotidiana della crisi di questa nostra società e si proporranno quali gli interventi positivi che noi cristiani, proprio noi testimoni e vittime insieme, se non addirittura anche complici, di un mondo diventato violento, siamo chiamati a porre in atto, perché siamo pieni di fede, non già di una fede qualsiasi, né di una fede genericamente volta verso l’aldilà, ma piuttosto portatori di una fede-impegno, una fede colma di forte e irrinunciabile responsabilità morale.

Ascolteremo, così, una rapsodia a due voci: il prof. Umberto Berardo partirà dai vuoti macroscopici della nostra società, il sacerdote don Michele Tartaglia ci accompagnerà alla riscoperta del nostro saper rivitalizzare questa umana aggregazione contemporanea, purtroppo travagliata da mille contraddizioni.

Il professore Berardo è molto conosciuto a Trivento, vi è stato prima come studente e poi insegnante di materie letterarie, nei primi anni della sua attività scolastica di docente; ora è il Direttore dell’Ufficio diocesano dei problemi sociali e del lavoro, inoltre da anni è validissimo animatore della Caritas diocesana, all’inizio dell’anno, insieme a don Alberto, ha diramato un duro documento in favore dei lavoratori abbandonati a se stessi dall’azienda “Villa Italia” di Piana d’Ischia in Trivento e dalle istituzioni; è anche uno stimato e raffinato pubblicista, nonché autore di racconti sull’amara vita dei nostri paesi minacciati, una volta, dalla povertà e dallo sfruttamento, e, ora, dissanguati dall’emigrazione. Il sacerdote don Michele è il Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose nella vicina arcidiocesi di Campobasso, tiene quest’anno corsi di esegesi biblica, sul Vangelo di san Luca, ai sacerdoti della nostra forania. Entrambi i relatori ci condurranno dalla lettura del nostro vissuto sociale all’attualizzazione profetica del senso del miracolo di Cana di Galilea, in pratica a saper passare dal senso del miracolo al miracolo della speranza e del cambiamento di senso, quello che dobbiamo ridare alla nostra vita.

Ci ritroviamo, infatti, tutti ad abitare in un mondo irriconoscibile: benché lo crediamo creato da Dio, ormai esso è solo gravido di oppressioni, è ricolmo del vilipendio di ogni valore, anche il più elementare, si arriva perfino a violentare e dissacrare la nostra madre natura. Ci dobbiamo noi abbandonare alla disperazione e allo sconforto? Oppure c’è ancora spazio per un pizzico di speranza, per un rigurgito di utopia, sia pure fragile, labile e tenue, ma sempre un piccolo spiraglio di salvezza? Il vino dato miracolosamente ai convitati di Cana ci fa intuire, nella straordinaria freschezza dell’episodio evangelico, che il cambiamento dell’acqua in vino è il segno della volontà del divino maestro che noi, suoi discepoli, siamo chiamati a creare l’atmosfera di una gioia esuberante, perfino al di là di ogni regola ed equilibrio. Non è la nostra una presenza consolante, appena ai margini della società, ma una presenza attiva nella prospettiva di una ricostruzione essenziale dei capisaldi dell’esistenza. In altre parole il regno di Dio non è una realtà estranea, sopra e fuori di questo regno terreno, il suo senso vero è dare senso al fondamento del senso stesso del mondo. Siamo cittadini di questo mondo, ma non ne siamo esclusivamente prigionieri, perché spinti da una speranza che punta su un cambiamento radicale: una città futura diversa, una comunità alla quale aspirano anche quelli che non sembrano avere più speranza. Mi piace riportare qui una bella espressione di padre Ernesto Balducci: “io credo che nella società di oggi e nelle singole coscienze ci siano come delle speranze soffocate sotto un selciato di luoghi comuni, di culture trasmesse. Ci sono polle d’acqua sotto il selciato della strada. Occorre disselciare questi pavimenti, occorre far venire fuori queste polle d’acqua viva, occorre dare voce alla speranza di chi l’ha perduta: è un compito a cui non è garantito nessun successo a breve scadenza”.

Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali - Comunicato StampaTrivento (CB), 27 marzo 2007

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