Scheda sul conferenziere, Luciano Larivera | News

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Scheda sul conferenziere, Luciano Larivera

Scheda sul conferenziere, Luciano Larivera

A trentasei anni, dopo undici anni di formazione, arriva l'ordinazione sacerdotale. Mi ero abituato a fare lo scolastico e lo studente. Ero quasi perfetto in questo ruolo. In effetti tante volte mi sono sentito più un fratello gesuita e consideravo normale vivere il sacerdozio come partecipazione al ministero dei Padri. Dopo tanta preparazione entro in un nuovo tempo di incompetenza e impreparazione. Mi immagino come un marito che dopo tanta attesa diventa padre, ma avviene tutto di colpo e così lo studio e le simulazioni mentali si devono confrontare con pannolini concreti e nuove responsabilità adulte.

La mia vita nella Compagnia di Gesù ha antiche origini. Un cugino di mio padre, sacerdote (mons. Vincenzo Ferrara della Diocesi di Trivento), aveva studiato al seminario di Posillipo e i gesuiti formatori erano già, agli occhi dei miei genitori, un valido ausilio per il loro ruolo di educatori. E mi ritrovai a leggere Aggiornamenti sociali a dieci anni.

Sono l'unico figlio di Nicola e Lucia, che hanno lasciato il loro paese, Montefalcone nel Sannio (CB) in Molise, prima per lo studio e poi per il lavoro. A Milano hanno messo su famiglia e i miei primi venticinque anni di esistenza li ho trascorsi, gustosamente, sotto la Madonnina. Dopo l'asilo e le scuole elementari dalle suore - donne molto dinamiche quelle suore milanesi - ho frequentato le medie e il liceo scientifico al nostro Leone XIII. Le classi erano strettamente maschili e lo sport era il companatico abituale della mia crescita. Ovviamente la scoperta dell'altra metà del genere umano avveniva in contesti extrascolastici. Ma questa è un'altra storia.

Gli ultimi due anni del liceo sono stati segnati dalla scoperta del Signore Gesù. Non che prima non avessi un'assidua vita di pratica religiosa, ma a diciotto anni la persona di Gesù entrò nella mia vita in modo irreversibile; merito delle lezioni di religione del padre Maurizio Costa, del gruppo giovanile che nacque attorno a una sua iniziativa e del servizio di barelliere a Lourdes. Durante i miei anni universitari quel gruppo divenne una Comunità di Vita Cristiana e lì è maturata e si è chiarita la mia chiamata alla Compagnia di Gesù. E il solo nome del nostro ordine mi mette sempre grande emozione.

Il mio sogno nel cassetto era una famiglia e una professione e quindi senza incertezze mi sono iscritto ad economia aziendale alla Bocconi di Milano: studi interessanti e lavoro sicuro. Invece durante l'anno ignaziano e in piena preparazione della tesi di laurea, le prospettive sono cambiate e nel 1992 - l'indimenticabile anno di tangentopoli, delle stragi di mafia... - chiedevo di entrare in noviziato, sempre che non avessi dovuto fare il servizio militare. Cosa che avvenne. Dopo l'addestramento iniziale, mi sono goduto ben undici mesi all'ospedale militare di Baggio a Milano nel reparto neuropsichiatrico (ma non da ricoverato!) solo da semplice aiutante di sanità. Del mio intenso e variopinto percorso di formazione, voglio ricordare gli anni di magistero nella comunità di Reggio Calabria. Sono stati due anni indispensabili di coinvolgimento, impegno, sperimentazione. E ho scoperto, oltre alcuni miei modi confusionari, l'affetto, la stima e la pazienza dei miei confratelli e delle persone incontrate.

Adesso sono a Roma e ho iniziato la licenza in teologia morale alla Gregoriana, seguendo un po' i miei interessi sulle questioni economiche, politiche e sociali. Condivido questa preparazione al sacerdozio specialmente con la mia nuova comunità de La Civiltà Cattolica che mi sta accompagnando con molta premura e fraternità, direi quasi "tifo".

Ufficio comunicazioni sociali - TriventoTrivento (CB), 26 gennaio 2011

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