2 febbraio: XIV Giornata mondiale della vita consacrata | Diocesi di Trivento

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2 febbraio: XIV Giornata mondiale della vita consacrata

2 febbraio: XIV Giornata mondiale della vita consacrata Ma queste persone consacrate chi sono veramente? Né reperti preistorici sono, né gente fuori del tempo! Sono ben altro.

Bruno Ferrero ce ne spiega il segreto con questo racconto: “un fiume, durante la sua tranquilla corsa verso il mare, giunse a un deserto e si fermò. Davanti ora aveva solo rocce disseminate di anfratti e caverne nascoste, dune di sabbia che si perdevano nell'orizzonte. Il fiume fu attanagliato dalla paura. "È la mia fine. Non riuscirò ad attraversare questo deserto. La sabbia assorbirà la mia acqua e io sparirò. Non arriverò mai al mare. Ho fallito tutto" si disperò. Lentamente, le sue acque cominciarono a intorpidirsi. Il fiume stava diventando una palude e stava morendo. Ma il vento aveva ascoltato i suoi lamenti e decise di salvargli la vita. "Lasciati scaldare dal sole, salirai in cielo sotto forma di vapor acqueo. Al resto penserò io", gli suggerì. Il fiume ebbe ancor più paura. "Io sono fatto per scorrere fra due rive di terra, liquido, pacifico e maestoso. Non sono fatto per volare per aria". Il vento rispose: "Non aver paura. Quando salirai nel cielo sotto forma di vapor acqueo, diventerai una nuvola. Io ti trasporterà di là del deserto e tu potrai cadere di nuovo sulla terra sotto forma di pioggia, e ritornerai fiume e arriverai al mare". Ma il fiume aveva troppa paura e fu divorato dal deserto”.

Le persone consacrate sono semplicemente quelle donne e quegli uomini, assetati e assennati, che passano il loro tempo nel silenzio, senza parlare, per togliere il velo ingannevole del contingente e fissare lo sguardo oltre ogni umana visione, per entrare lentamente e immergersi profondamente nel mistero di Cristo. Sono quei fortunati pellegrini che, seppure arsi di sete mentre vagano nella caverna buia dell’arida vita, appena percepiscono il lieve sgorgare di una sorgente d’acqua fresca e dissetante, proprio lì si dirigono, si inginocchiano e ne bevono sereni, obliandosi nel mistero della grazia.

Per loro cadono, come foglie morte, le immagini ingannevoli del mondo fuggevole e si spengono, senza eco di rimpianto, le parole gridate delle illusioni mediatiche e nel loro cuore, nel più profondo silenzio, si fa largo spazio l' amore infinito, l'acqua limpida della divina Parola, il segreto del Figlio Crocifisso e Risorto e, finalmente, scoprono un’immensità celestiale, un orizzonte nuovo, senza confini.
Sono persone normali e allo stesso tempo eccezionali: brave nel sapere, cioè, rinunciare a se stesse all'esterno e all'interno, capaci di abbracciare anche la sofferenza e che si spingono fino all’interiore annientamento, percorrendo tutte le vie della perfezione e dell’amore fraterno, salendo per i gradini delle spirituali meditazioni, allenandosi nelle pratiche ascetiche e nel sacrificio quotidiano per i fratelli, fino ad assaporare i misteriosi ed arcani gusti che prova solo colui che si ritrova nella piacevole avventura del voler scalare le inviolate e tormentose cime dell’estasi.

Il segreto della loro serenità è data tutto dal loro compagno nascosto, ma pur sempre vicino, lo Sposo, il Divino Maestro, finda quel giorno beato nel quale Egli ha rivolto loro lo sguardo, li ha cercati, li ha chiamati, li ha sedotti ed ora ogni volta che essi si guardano dentro, vi trovano sempre Gesù, il Signore, che li accompagna con occhi pieni di dolce, infinita tenerezza.

Ed ecco perché loro sembrano strani, in controtendenza; ecco perché cercano sempre di impegnarsi non al più facile, ma al più difficile e si sforzano non di raggiungere traguardi umani alti e pregiosi, ma mettendosi al servizio degli umili, dei poveri e degli emarginati.

E noi, poveri esseri umani e così spesso mondani, pensando a loro, possiamo ricordarci che c'è un modo solo per superare gli improvvisi deserti dei sentimenti e le aridità a volte feroci che sbarrano il tranquillo fluire della nostra esistenza. Anche noi potremmo lasciarci trasformare dai raggi luminosi di quel Sole meraviglioso che è Dio e abbandonarci alle imprevedibili folate del misterioso Vento dello Spirito. Don MimìTrivento(CB), 1 febbraio 2011

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