12 Giugno - Domenica di Pentecoste | Diocesi di Trivento

Commento al Vangelo

12 Giugno - Domenica di Pentecoste

12 Giugno - Domenica di Pentecoste E’ l’ultimo giorno della grande festa, il più importante. Le parole di Gesù («Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me … Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva»); si comprendono meglio se riferite al rito dell’acqua. Ogni giorno, durante la festa delle capanne, i sacerdoti scendevano alla fontana di Siloe per attingere l’acqua da portare, in una brocca d’oro, all’interno del tempio per i riti delle abluzioni e delle preghiere per la pioggia. Gesù invita la folla a credere in Lui, il solo che può spegnere la sete di salvezza.

Forte è il riferimento alla roccia dell’Oreb, essa stessa immagine di Dio, Roccia d’Israele, sorgente di tutto il bene per il popolo dell’esodo; l’acqua che scaturisce a fianco del Tempio dalla sorgente di Siloe ha lo stesso significato, perché il Tempio è come la roccia dell’Oreb. Nelle parole di Gesù c’è l’anticipo dello squarcio nel costato, da cui sgorgherà “sangue ed acqua”. Ad aprire la sorgente sul monte fu la verga di Mosè; sul calvario fu la lancia del soldato. Nel tempo della Chiesa è la fede in Gesù a spalancare le porte del cenacolo sull’effusione dello Spirito Santo con i suoi sette doni.

La sapienza serve a capire come davvero funziona la vita e a costruire la casa sulla roccia. Fa vedere le cose di Dio – le realtà soprannaturali – e fa capire come Dio vede le nostre cose. Non è una conoscenza intellettuale, ma esperienziale, che passa dalla condivisione della stessa vita divina. E’ la sposa che offre le gioie dell’intimità con Dio. E’ l’esultanza degli Apostoli dopo Pentecoste. E’ l’anticipo del Paradiso.

L’intelletto fa riconoscere la presenza di Dio nella vita quotidiana, smaschera l’apparenza, cerca la verità nelle persone e nelle parole. E’ “lo Spirito che insegna ogni cosa”. Serve molto nell’evangelizzazione e nella catechesi, sia a chi parla che a chi ascolta.

Il consiglio aiuta a conoscere il progetto di Dio su ogni persona. E’ un dono ricevuto, e da condividere, per conoscere la volontà di Dio. Accresce la virtù della prudenza.

La fortezza sostiene la resistenza al male, aiuta a mantenere gli impegni presi e a sostituire l’amore per la forza con la forza dell’amore. E’ lo spirito dei martiri, ma anche di tanti ammalati che offrono le loro sofferenze. E’ il volto di un amore grande.

La scienza nasce dalla conoscenza e dall’amore totale verso Dio. Chi conosce Dio vede le persone e le cose in relazione a Lui, compreso il rispetto della natura. Chi ha questo dono è il vero scienziato che migliora la sua vita e quella degli altri, perché percepisce la presenza del Creatore nelle creature e di Gesù in ogni uomo. E’ la base della santità.

La pietà riconosce Dio come padre e tutti i figli come fratelli e sorelle. Fa sperimentare la sua tenerezza e ci fa sentire prediletti. Dà il senso della provvidenza, ma anche la forza del pentimento dei peccati.

Il timore di Dio fa capire che Dio deve essere rispettato. Non è paura, ma riconoscimento della santità e della trascendenza di Dio. Dal timore nasce l’adorazione, la lode, il ringraziamento.Mons Angelo Sceppacerca12 giugno 2011

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