Le parole dell’Arcivescovo mons. Pelvi nella festa di San Casto | Diocesi di Trivento

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Le parole dell’Arcivescovo mons. Pelvi nella festa di San Casto

Le parole dell’Arcivescovo mons. Pelvi nella festa di San Casto

Carissimi,
il racconto evangelico considera l'eventualità della persecuzione nella vita cristiana. Nei confronti di Gesù si impone una scelta netta. Seguirlo esige un distacco radicale dagli affetti più cari. Occorre che i discepoli, siano preparati ad affrontare l'odio, le umiliazioni e la violenza, sapendo trasformare le circostanze più sfavorevoli in occasioni di efficace testimonianza.

Questa certezza sostiene la perseveranza e la franchezza dei discepoli mandati ad annunziare a tutti ciò che hanno ascoltato dalla viva voce del Maestro. L'unico timore della vita cristiana dev'essere quello di rinnegare Cristo. Chi, infatti, gli rimane unito stringe con lui un legame vitale, per cui non ha motivo di temere la condanna degli uomini né la morte del corpo. Bisogna ogni giorno volgersi a Cristo; è lui a dare la misura e il giusto peso ai vincoli affettivi; per lui bisogna essere pronti a sacrificare tutto, anche se stessi, certi che donerà la vita in pienezza a chi è pronto a perderla, a causa sua.
La pagina del vangelo ricorda che il martirio è la testimonianza. I martiri sono luminosi testimoni di Cristo fino al sacrificio della vita per causa sua. Ogni discepolo di Gesù è chiamato, a quel sacrificio incruento di sé che si consuma nel segreto della coscienza disposta a ogni rinuncia per la fedeltà al Signore e alla sua Parola. Abbiamo ogni giorno infinite occasioni per rendere testimonianza a Cristo e al vangelo: talora basta declinare un invito o evidenziare il contenuto poco edificante di una proposta per diventare impopolari tra gli amici.

«Sarete odiati a causa del mio nome, ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato». Perseverare ha sempre un prezzo, un costo, poiché chi realizza la vita secondo i criteri del successo, del piacere e del potere la perderà, mentre chi avrà perduto la propria vita per Gesù la troverà. Prendiamo esempio dal nostro primo Vescovo di Trivento, San Casto, che nella preghiera chiedeva al Signore di annunciare con coraggio il suo amore, vissuto in situazione di ostilità e persecuzione con l'offerta della vita.

Per questo dobbiamo chiederci: perché il cristiano può essere perseguitato? Perché la strada del discepolo è il cammino della croce in cui egli può essere chiamato, come il Cireneo, a portare la croce del Signore? Perché il giusto, povero e disarmato, diventa di imbarazzo agli empi?

Amare Gesù è un lavoro impegnativo e seguirlo comporta sforzo e fatica. Di fronte alla tentazione diffusa di eliminare dal vivere ciò che è faticoso e comporta sofferenza in nome dell'idolatria del "tutto, subito e senza sforzo", occorre ribadite che non si danno grandi realizzazioni umane, né una vita santa senza fatica, dedizione, sacrificio. Né possiamo dimenticare che l'obbedienza alla volontà del Padre da parte di Gesù è divenuto un portare la croce.
Se la confessione di fede non porta a un concreto morire per il Signore perdendo la propria vita, allora lo stesso vivere per lui è insignificante. È necessario, perciò, che la comunità cristiana viva il primato della fede, amando il Signore. Si tratta di immergersi nella logica di chi dà la vita per gli altri, che si fa schiavo fino a lavare i piedi ai fratelli, che avvolge il peccatore con la misericordia, che opera la pace in mitezza, che prega e vuole che tutti gli uomini arrivino alla verità e siano salvati. Si tratta di essere santi come il nostro San Casto, vescovo e martire.
C'è bisogno di santi e di comunità sante, di chiese sante. Solo così il mondo può essere invitato a credere in Gesù Cristo e in colui che l'ha mandato. Seguire Gesù è santità vissuta, perché l’Evangelo non è un libro, non è solo un annunzio, ma è e deve essere la vita del cristiano.

Eppure c'è un affievolimento degli ideali: quando vengono meno le guide e i punti di riferimento, si diventa vittime di avventurieri senza scrupoli, si entra in quel generale disorientamento che caratterizza i tempi confusi della storia. Ma Gesù pone i rimedi necessari per affrontare questi pericoli e superarli: l'attaccamento alla sua parola e l'assistenza dello Spirito santo saranno garanzie sufficienti a perseverare sino alla fine nella fedeltà all'Evangelo.

La storia presente non è da vedere con le lenti nere delle nostre paure, ma con l'occhio limpido della parola di Dio. Gesù è venuto, viene e verrà;
Egli era, è e sarà.

Cristo riprende ad incoraggiarci, aggiungendo la speranza di grandi ricompense. Quanto più saranno lunghe e dure le sofferenze del giusto nel confessare Cristo, tanto più crescerà la sua gioia eterna. Voi mi avete confessato con coraggio qui in terra - dice Cristo - e io vi prometto una ricompensa infinitamente al di sopra dei vostri meriti, poiché io vi riconoscerò davanti al Padre che è nei cieli. Perché allora vi affannate, perché volete cercare qui il vostro premio, voi che siete salvati nella speranza? Se fate del bene in terra e non ricevete qui alcuna ricompensa, non turbatevi, anzi rallegratevene, perché ciò significa che vi viene riservata per il tempo futuro, cioè per l'eternità, una ricompensa più grande dei vostri meriti.

Non sia turbato il nostro cuore. Tu lo sai, o Signore, che sarebbe giunto anche per me il momento del turbamento. Per me e per tanti assieme a me. Come è possibile che ci siano tanto odio e vendetta? Tanta corruzione e indifferenza? Tanta fame di soldi e di potere? Tanta violenza e tanta prepotenza?
Gesù risponde al mio turbamento, assicurandomi che c'è un posto anche per me là dove è lui, un posto preparato a chi, nonostante il turbamento, persevera con lui nelle prove e nella bufera. Perché è Lui la via, la verità e la vita; con Lui si possono e si devono attraversare i cicloni della avidità e della sensualità senza limiti e i venti gelidi dell'ingiustizia.

Tanti vogliono portarti per altre strade? San Casto ti ricorderà che Gesù è la via. Vogliono indicarti soluzioni più avanzate, più degne del nuovo millennio? Ricordati che Gesù è la verità. Vogliono insegnarti come vivere più intensamente e più liberamente? Ricordati che Lui è la vita. Ricordati che con Gesù puoi iniziare una vita nuova, non facile, ma bella... Avvicinati stasera al Sacramento dell'amore che non ha limite..

Per essere guariti, infatti, facciamo comunione nell'Eucaristia, dove si crea una stretta relazione tra il corpo di Gesù e il nostro corpo.
Dall'Eucaristia possiamo attingere ogni virtù. Vogliamo la fede, fondamento della vita cristiana? Questo è il mistero della fede e possiamo ripetere: «Signore accresci la nostra fede» (Le 17,5). Vogliamo l'umiltà, che è l'inizio della perfezione? Accostiamoci al Dio umiliato e crocifisso, vivente in un pugno di farina, e attingeremo l'umiltà. Vogliamo la purezza? Il corpo di Gesù è la carne santa che fa perdere il gusto dell'insipienza alla nostra carne. Vogliamo la forza per resistere alle tentazioni? Questo è il pane dei forti. Vogliamo il conforto nel dolore? Nutriti da quel cibo e inebriati da quel calice, non sentiamo alcuna sofferenza. Vogliamo la carità, l'amore a Dio e agli uomini? Il pane eucaristico è il cemento che ci rende un cuore solo e un anima sola e unisce all'Amore essenziale. «Dio è carità» (1 Gv 4,16) e chi mangia la carità, vive di carità.

Signore Gesù, testimone fedele e verace dell'amore del Padre, sostieni questi tuoi figli per l'intercessione celeste del nostro Santo Primo Evangelizzatore, Casto. Infondi fortezza in chi è perseguitato per la fede, coraggio in chi è chiamato ad abbandonare tutto per seguirti più da vicino, sapienza in chi deve discernere i veri dai falsi valori che il mondo propone. Fa', o Signore, che la Chiesa di Trìvento ti sappia riconoscere senza ambiguità davanti uomini, per essere da te riconosciuta davanti al Padre nel giorno della vita senza fine.

+ Vincenzo PelviTrivento (CB), 8 luglio 2011

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