Le violenze romane e quella statua profanata | Diocesi di Trivento

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Le violenze romane e quella statua profanata

Le violenze romane e quella statua profanata Cari amici, quanto è accaduto ieri tra piazza San Giovanni e via Merulana (dove abito quando sono a Roma) è davvero inquietante. Non centinaia, ma migliaia di giovani violenti e organizzati – gli unici veramente organizzati – hanno messo a ferro e fuoco un quartiere, ferito poliziotti, incendiato auto, sfondato vetrine. E preso d’assalto i locali di una parrocchia, profanando un crocifisso e una statua di Maria.

Fa impressione vedere quella statua in frantumi sull’asfalto. I black bloc sono entrati bestemmiando, hanno usato violenza verso chi difendeva le statue, le hanno distrutte. Fa impressione perché ci troviamo a poche centinaia di metri da San Giovanni in Laterano, la basilica del vescovo di Roma, cioè del Papa. E a poche centinaia di metri dalla più antica basilica mariana, Santa Maria
Maggiore, dove si venera l’antica icona della Salus Populi Romani.

Siamo nel cuore antico della cristianità. Eppure abbiamo visto accadere ciò che è accaduto. I black bloc con le loro premeditate azioni devastanti, hanno rovinato la pacifica manifestazione di centinaia di migliaia di persone “indignate” per la crisi e per come certa politica (non) l’affronta. Con le loro violenze organizzate hanno fatto un favore ai signori della finanza internazionale. Il miglior regalo possibile.

Un tempo, quando in Italia c’era una sinistra seria, i grandi cortei avevano un loro servizio d’ordine interno: persone fisicamente capaci che garantivano l’isolamento agli eventuali infiltrati facinorosi, che invece ieri, hanno potuto coprirsi le spalle nella grande fiumana dei manifestanti pacifici, anche se in molti casi sono stati da loro contrastati. Ma il vero servizio d’ordine, efficace, efficiente, ce l’avevano loro, i black bloc.

Chi sono questi nuovi violenti? Chi ha fatto sì che soltanto in Italia sia accaduto ciò che non è accaduto negli Usa, in Germania e in tantissimi altri Paesi dove ieri sono scesi in piazza milioni di persone per protestare? Chi sono e che cosa vogliono, se non distruggere tutto ciò che incontrano nella loro strada, bruciando auto che poveri cristi non hanno ancora finito di pagare? E perché hanno devastato anche una chiesa e una parrocchia, cioè un luogo dove i poveri sono aiutati e sostenuti?Andrea TornielliRoma, 17 ottobre 2011

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