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Un breve ricordo della figura di don Alessandro Porfirio

Era forte don Alessandro. E’ bastato incontrarlo una volta, davanti a quella che era la sua casa e il suo orgoglio di sacerdote, la chiesetta di Roccaspromonte, per capire di che pasta era fatto: schivo, riservato, ma con un carisma che traspariva dagli occhi al primo sguardo.

Perché don Alessandro, ti guardava negli occhi, senza troppe cerimonie, con umiltà e discrezione ma dall’alto di una spiritualità che appariva, sin da subito, profondissima. Per questo l’impatto con lui non poteva essere formale: ti sembrava di conoscerlo da sempre e nell’ascoltare le sue parole non potevi fare a meno di prestare attenzione, attenzione vera, all’uomo e al suo progetto.

Perché don Alessandro era un sacerdote del fare, lo si capiva subito, con una totale dedizione alla sua Comunità per la quale tanto aveva fatto nel corso degli anni. Una comunità di cui andava fiero, a cui aveva dato tutto se stesso, con dedizione e generosità.

Bastava essere a Rocchetta il giorno dei funerali a San Valentino, per comprendere di quanto amore e rispetto godesse la figura di don Alessandro da parte dei suoi parrocchiani. Un paesino splendido di poco più di 100 abitanti che si è stretto intorno al suo sacerdote e alla sua famiglia con una dignità e una compostezza che colpivano al cuore. Le campane della chiesa di Rocchetta, strapiena di gente, al termine della funzione hanno suonato a festa, perché così avrebbe voluto don Alessandro.

I tanti bambini presenti scorazzavano sul selciato a testimonianza del fatto che la vita continua, deve continuare, e che in fondo quel giorno triste non poteva essere tale perché don Alessandro resta e sarà sempre il parroco di Rocchetta.
Il giorno successivo, era il giorno della tumulazione nel cimitero del paesino, anch’esso ristrutturato per volere di don Alessandro, e che si raggiunge dopo una faticosa salita.

Doveva essere, quell’estremo saluto terreno, una cerimonia privata, presente solo la famiglia. E invece, alle 9 del mattino, c’era ancora una volta l’intero paese a salutare don Alessandro. Che per tutti era poi don Sandrino, parroco della gente tra la gente. Era forte don Alessandro…

Andrea LogotetaParma, 27 febbraio 2014

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