Domenica 26 aprile il Vescovo Claudio celebra la Santa Messa dalla Cripta della Cattedrale | Diocesi di Trivento

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Domenica 26 aprile il Vescovo Claudio celebra la Santa Messa dalla Cripta della Cattedrale

La Cripta della Cattedrale di Trivento

Domenica 26 aprile 2020 il nostro Vescovo Mons. Claudio Palumbo celebrerà da solo la liturgia eucaristica della Terza domenica di Pasqua e l'emittente TLT Molise ne trasmetterà in diretta alle ore 10.00 la Santa Messa dalla stupenda Cripta di San Casto.

Le coordinate di TLT Molise sono:

  • TLT Molise CH. 43 UHF: TLT Molise (Molise); DVB-T - FTA; LCN 14 SDTV
  • TLT Molise CH. 31 UHF: TLT Molise (Abruzzo); DVB-T - FTA; LCN 110 SDTV
  • TeleFoggia CH. 22 UHF: TLT Molise (Puglia); DVB-T - FTA; LCN 614 SDTV

Nell'omelia il nostro presule commenterà il meraviglioso racconto dell'apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus: mentre sono sconvolti per il dramma della croce e hanno il cuore chiuso alla fede, Gesù apre la loro mente alla luce delle Scritture e dell'Eucaristia.
In questa terza domenica di Pasqua siamo invitati a camminare con i discepoli di Emmaus: liberati dalla nostra ceci­tà, potremo anche noi riconoscere Cristo, che cammina al nostro fianco.
Essi andavano a testa bassa, col cuore amareggiato per la spe­ranza frustrata. Cristo era con loro, ma il profondo accoramento impediva loro di riconoscerlo.
Tutti viviamo la dolorosa esperienza di questi due discepoli: la fede ci viene meno, ci prende lo scoraggiamento e la stanchezza: lungo il cammino della vita ci sentiamo soli e abbandonati. Dobbiamo imparare a riconoscere Cristo che cammina al nostro fianco, per rinfrancare il nostro cuore con la sua presenza e la sua parola.


Brevi notizie sulla Cripta di San Casto

La Cripta di San Casto in Trivento, dove oggi mons. Claudio Palumbo celebra la Santa Messa da solo, è un posto meraviglioso per sentire pienamente il silenzio, la quiete e la pace, per elevare una preghiera o intonare un canto e per godere di quella esperienza mistica che manca tanto all'uomo contemporaneo e che gli farebbe recuperare di sicuro quella dimensione spirituale che proprio in questo luogo si avverte in tutta la sua avvolgente e confortante intensità.

La Cattedrale di Trivento conserva gelosamente uno scrigno d'incomparabile bellezza, prezioso d'arte e ricco di reperti sanniti, romani e bizantini: è la Cripta di S. Casto che, nel Molise, è uno dei luoghi più affascinanti, oltre che per i suoi valori religiosi e i significati simbolici, per la sua composizione spaziale e per la singolarità dei suoi elementi architettonici.
Questo tempio paleocristiano si trova nella parte sottostante al presbiterio e a parte della navata centrale della Cattedrale di Trivento. È stato edificato, subito dopo l'editto a Tessalonica dell'imperatore Teodosio nel 380 d. C, abbattendo e riutilizzando il materiale precedente di un antico tempio dedicato a Diana, risalente all'ottanta avanti Cristo; all'inizio era a cielo aperto e fu completato solo nel 720 d. C..

Dopo la costruzione dell'edifico superiore vi si seppellivano i morti e, una volta saturato lo spazio, fu murata e nel 1928 da mons. Attilio Adinolfi casualmente la riscoprì e fin da subito è stata oggetto di ammirazione e di indagine da parte di molti studiosi.
La Cripta è formata da sette piccole navate, tipologia rarissima, ma simbolicamente efficace, con archi a tutto sesto e con volte a crociera sorrette da due grossi pilastri quadrangolari e da sedici colonne, di cui otto monolitiche (quella 'lanceolata' è assolutamente stupenda), disposte in tre file e a distanza irregolare tra loro; gli archi si appoggiano su semicolonne adagiate sui muri che la delimitano. Le colonne e i pilastri sostengono capitelli dalle decorazioni di diversa fattura; ci sono 18 capitelli: molti sono a piramide tronca rovesciata, tipicamente medievali, altri sono in stile ionico, di età sannitico-romana, due dei quali risalenti addirittura al 300 a. C., mentre i capitelli "a cubo" potrebbero essere gli unici costruiti "ex novo".

Questi i reperti di epoca romana che si trovano nella Cripta:

  • L'epigrafe latina incisa su blocco calcareo riutilizzato alla base di un pilastro ed evocante la dedica del preesistente tempio a Diana fatto costruire da Publio Florio, capo della tribù Voltinia.
  • L'epigrafe latina, incisa sulla stele funeraria romana, riutilizzata come base della mensa d'altare nel vano dell'abside centrale, racconta il dolore di una madre, Cassia Massimilla, per la morte del giovanissimo figlio, Quintilio Suetrio, e ci ricorda che Caio Ottavio Suetrio Procuro, lo zio del giovane defunto, era questore della provincia Narbonense con incarico di prefetto dei forestieri per l'intera provincia dell'Africa.
  • Due spezzoni di muro antichissimi (opus reticolatum romanum) nel corpo della parete sinistra, a forma di mezzaluna, simbolo identificativo caratteristico della dea Diana.

Vi si conservano, protetti da spessi vetri, anche tre soggetti pittorici raffigurati sulle pareti di due pilastri frontalmente disposti tra loro, affreschi di stile bizantino, opera di monaci basiliani, vittime della persecuzione iconoclasta scoppiata in Grecia agli inizi dell'ottavo secolo d.C. ad opera del re fondamentalista Leone III Isaurico, il quale, applicando alla lettera la legge mosaica "non ti farai nessuna immagine né di uomo né di animale...", li aveva costretti all'esilio. I dipinti rappresentano:

  • La scena della Crocifissione: Cristo in croce con ai lati la Vergine santa e l'apostolo Giovanni;
  • Un santo monaco dalla lunga barba bianca e con un gran libro in mano;
  • Un giovane diacono con l'aureola, la tonsura e la dalmatica (pregevole ritratto opera di una mano veramente ispirata).

Sull'altare si può osservare una lunetta con il bassorilievo della SS. Trinità fiancheggiata da due angeli e da due delfini, probabilmente risalente al XIII secolo.

Ufficio comunicazioni socialiTrivento, 25 aprile 2020

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