I giovani della Diocesi di Trivento al III Pellegrinaggio Nazionale dei Giovani dell’Unitalsi | Diocesi di Trivento

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I giovani della Diocesi di Trivento al III Pellegrinaggio Nazionale dei Giovani dell’Unitalsi

I giovani della Diocesi di Trivento al III Pellegrinaggio Nazionale dei Giovani dell’Unitalsi

Anche i giovani della Diocesi di Trivento hanno partecipato al III Pellegrinaggio Nazionale dei Giovani dell’Unitalsi a Siracusa, dal 24 al 26 aprile 2009, insieme agli altri giovani delle Sottosezioni di Isernia e di Campobasso, accompagnati da Don Francesco Martino, Antonella Florio di Bagnoli del Trigno, e da Peppe Colucci, Presidente Regionale Unitalsi. La comitiva, composta da 43 partecipanti, ha visto la partecipazione di Felicita e Samuele, giovani “in carrozzella” di Agnone e Fossalto, di Francesca Bucci (Agnone), Iole e Carla Griguoli, Gianna, Alessandra, Veronica e Roberta Vespa, Bonsaver Daniela di Bagnoli del Trigno. L’incontro è stato molto toccante, emozionante, ma anche motivo di gioia, di rinnovamento e gratitudine. Ben 1862 i giovani partecipanti, circa 200 in più rispetto ad Assisi 2008 e 450 in più rispetto a Loreto 2007. I giorni di Siracusa sono stati giorni che hanno fatto bene al cuore e alla Speranza cristiana, nel vedere, come espresso dall’inno “Giovani che amano, giovani che credono, giovani che pregano, giovani che speran, speranza di una nuova umanità”, segno che in Italia ci sono ancora giovani disposti a giocare la loro vita per Cristo e che la Chiesa non deve deludere. Sulle loro maglie, gli occhi di Bernadette. Una come loro. Il desiderio di condividere insieme una nuova esperienza di comunità e di incontro ha portato in dote una partecipazione straordinaria di giovani, giunti nel cuore della Sicilia Orientale con ogni mezzo, vivendo la fatica del viaggio come un momento essenziale del “peregrinare”.
L’incontro siciliano si è aperto nel pomeriggio di venerdi, 24 aprile, con la Santa Messa celebrata nella Basilica della Madonna delle Lacrime di Siracusa, un tempio moderno che racchiude l’effige della Madonna che, nel 1953, ha iniziato a versare lacrime umane, come riconosciuto anche dalle analisi scientifiche.
“I giovani – ha detto Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea, nella sua omelia – cercano qualcuno di cui fidarsi ciecamente, al quale affidare il proprio futuro, i propri dubbi, il proprio entusiasmo. E Dio cosa cerca dai giovani? Cerca dei “partner”, per costruire una nuova civiltà dell’amore”.
La celebrazione di apertura ha visto la presentazione di alcuni “segni”, come la borraccia, lo zaino, i sandali, tutti legati al tema del “cammino”, dell’andare, dell’essere pellegrini sulle strade della vita. In serata, altro momento di intensa partecipazione, con la fiaccolata che ha attraversato il cuore della città antica di Siracusa, dove l’apostolo Paolo sostò per tre giorni per annunciare il Vangelo. La fiaccolata ha seguito proprio il percorso di Paolo, dalla sua conversione sulla via di Damasco, fino all’annuncio senza sosta della Parola di Dio. La processione con le fiaccole, che ha illuminato una Siracusa ancora stordita dalle misure di sicurezza attivate per il G8 sul tema dell’Ambiente, si è conclusa presso il Santuario della Madonna delle Lacrime.
La seconda giornata del Pellegrinaggio “Giovani in Cammino”, in svolgimento a Siracusa, ha regalato momenti di forte emozione e partecipazione, da rendere davvero indimenticabile questo appuntamento. Una emozione intensa, che ti scorre come un brivido sulla schiena. La gioia di esserci, per condividere un cammino di testimonianza con gli altri giovani.
Ore 10. L’incontro, nei pressi del Santuario della Madonna delle Lacrime. Splende un caldo sole di primavera, che incoraggia canti, balli e qualche immancabile scherzo, prima di entrare nel vivo di questa seconda giornata.
Alle 10.30 si entra nella cripta sotterranea del santuario. È qui che si consuma il momento più coinvolgente di questa giornata. Si parte con la proiezione delle immagini autentiche girate nel 1953, che documentano la fuoriuscita delle lacrime dal quadro della Madonna. Un fenomeno straordinario, giudicato dalla Chiesa come un evento inspiegabile. L’unica certezza è che quel quadro ha regalato una moltitudine di grazie, nel corpo e nello spirito, a chi ha imparato a fidarsi di Maria. Lo sa bene Giovanna, 85 anni portati con eleganza e disinvoltura. Giovanna è una unitalsiana ed è testimone oculare di quanto accaduto a Siracusa nel 1953. I “Giovani in Cammino” pendono dalle sue labbra, ascoltano ogni parola di Giovanna che ripercorre lo stupore di quei giorni. “I miei occhi hanno visto quelle lacrime, le mie mani hanno toccato quel quadro con il volto di Maria rigato dalla fuoriuscita di quelle lacrime di dolore per i mali del mondo, ma anche lacrime di gioia, perché sin da allora la Madonna vedeva voi tutti, qui, festanti ai suoi piedi”. L’invito di Giovanna ai ragazzi dell’Unitalsi è quello di vivere una vita intensa, dove la fede possa essere vissuta in modo completo e coerente. Ecco perché, dopo la testimonianza di Giovanna, è il momento della “lavanda dei piedi”, eseguita da Don Silvio Santovito, Parroco di Casalbordino, un barelliere e da una sorella di assistenza, per “partire dal punto in cui partiva Gesù: dall’esempio”. “Come ho fatto io, così fate anche voi”. In questo modo, potrete essere “sale della terra”. L’emozione si fa intensa. Dopo la lavanda dei piedi, vengono portati all’altare sacchetti di terra provenienti da tutte le regioni italiane, mischiate al sale. Per il Molise, porta il sacchetto “la nostra” Carla Griguoli. I simboli parlano il linguaggio del cuore. Poi ci sono i simboli della nostra quotidianità, che raccontano le incoerenze della vita umana, sapientemente racchiuse dai Giovani di Puglia in un video, che sulle parole dell’Inno alla Carità di San Paolo, ha fatto scorrere le immagini di un mondo che spesso ha la presunzione di sostituirsi a Dio. Un tentativo fallace, che porta alla disperazione. “Riceviamo Cristo – ha detto Antonio Diella, Presidente Nazionale, visibilmente rapito dal clima di preghiera creatosi nella Cripta – per trovare il senso della vita e la dignità dell’uomo. Amici Giovani, voi siete il sale della terra. Un giovane cristiano non può perdere sapore. Rendete perciò fertile questa umanità”. L’evento, dopo un dovuto pensiero agli amici dell’Abruzzo, si chiude con l’adorazione eucaristica, per ribadire che il “cuore” di questa esperienza di fede è racchiusa nell’eucaristia. Nel pomeriggio, visita alla Siracusa storica. In serata, grande festa presso la “Fiera del Sud”. In programma, cucina siciliana e uno “scambio” molto particolare. Gli amici del Veneto hanno ballato la “vinca”, i siciliani la “tarantella” e i marchigiani il ballo del “salterello”. Poi hanno provato ad insegnarsi reciprocamente i “passi”. Un divertimento incredibile. Giovani in Cammino è anche questo.

Terzo giorno, 26 aprile 2009. Da Paolo a Pietro. I Giovani Unitalsi si sono dati appuntamento al prossimo anno a Roma, nella città del Papa, con la promessa di essere ancora più numerosi. E così è calato il sipario su questo pellegrinaggio dei Giovani in Cammino, che ha avuto una chiusura dal sapore quasi biblico. Nel mare di Siracusa - quello stesso mare che accolse Paolo, l’Apostolo delle Genti - si spiega una vela che raffigura tutte le regioni italiane, orientate dalla bussola dell’Unitalsi, che si offre quale guida sicura sui passi della vita quotidiana. Una immagine forte, intensa, partecipata, coinvolgente. Una chiusura degna della intensità di questi giorni vissuti a Siracusa.

Nel suo saluto finale, Antonio Diella avverte il bisogno di esprimere ai giovani un invito: “Siate voi stessi, non consideratevi una parentesi dell’associazione. L’associazione vi appartiene, l’Unitalsi è vostra, sentitevi liberi di creare, di assicurare il necessario spazio creativo al vostro ingegno, perché è di questo che ha bisogno l’Unitalsi. Voi giovani non siete le “braccia” dell’Unitalsi perché il vigore della vostra giovinezza può essere funzionale alle necessità di “trasporto delle carrozzine”. Voi siete “braccia, mente e cuore” dell’Unitalsi. Coraggio, camminiamo insieme”.

La messa conclusiva è un susseguirsi di meditazioni dal forte valore simbolico. All’offertorio, all’altare i ragazzi dell’Abruzzo portano una pietra e una tegola.
Provengono da Onna, la comunità più colpita dal terremoto. Dai giovani parte un applauso che ha il profumo dell’impegno e della promessa, quella di aiutare gli amici dell’Abruzzo finché sarà necessario. “Il bisogno è tanto – conferma Dante D’Elpidio, della Presidenza Nazionale, che sta coordinando l’impegno Unitalsi in Abruzzo – giacchè ci hanno chiesto di assicurare una presenza costante di uomini e mezzi fino a settembre. Con l’aiuto di questi ragazzi, tutto diventa più semplice”.
Il pellegrinaggio si avvia verso la sua conclusione. Ognuno torna a casa più ricco, più felice, più uomo, più libero, più forte. Chi incontra Cristo, attraverso l’incontro con i fratelli, non ha nulla da temere. E così, la bussola di Cristo rappresenta la migliore garanzia per vivere la navigazione nel mare della vita come una intensa esperienza di senso. È questa la certezza che guida la nave dei Giovani in Cammino.

E’ questa l’emozione vissuta dai nostri giovani, anche quelli della nostra piccola Diocesi, che hanno ricevuto tanto.
E’ questa la gioia e la commozione di chi ha accompagnato, nel constatare che Dio ancora opera prodigi sulla terra, e la Speranza è ancora più forte della disperazione. Il viaggio di ritorno – ben 12 ore di pulmann – non è pesato a nessuno, ma anzi è stato ricco di gioia e fraternità. Speranza per la Chiesa, speranza per la vita. Perché il Pellegrinaggio Unitalsi dei giovani vuole portare all’impegno nella Chiesa, per la Chiesa e con la Chiesa, verso l’autetntica testimonianza della carità.

Don Francesco MartinoSiracusa, 29 aprile 2009

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