Note sul convegno Diocesano del 14 ottobre | Diocesi di Trivento

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Note sul convegno Diocesano del 14 ottobre

Vescovo: la Chiesa si preoccupa molto della famiglia: per avere una visione più bella della vita.

Leone Giuseppe e Mariarita:

  • Progetto CEI 2002: originato dal discorso magisteriale che affermava che la famiglia poteva fare Chiesa, discorso che faticava ad entrare nelle parrocchie e nelle famiglie. Così in 5 anni di cammino si è sviluppato in alcune parrocchie un percorso che restituisca alla famiglia la possibilità di manifestare in virtù della potenza sacramentale il portare e testimoniare Gesù Cristo agli altri per essere Chiesa.
  • Le prospettive sviluppate nel corso di quattro anni: contemplazione di come il sacramento del Matrimonio possa costituire un dono per gli sposi e per la Chiesa e la sponsalità centro dello Chiesa, con gli sposi immagine del Cristo da portare a tutti (I ANNO); Come la coppia può svolgere un ministero nella Chiesa e nella Società (II ANNO), in quanto comunità di vita e di amore : attuazione di FC 50; Come la famiglia può rendere il servizio alla vita, in chiave di fecondità che va oltre la fertilità, perché i coniugi aiutano a generarsi l’uno per l’altro, per arrivare ad una reciprocità dono in Cristo (III ANNO); Come la Famiglia che vive la propria esperienza nell’ambito della Chiesa può evangelizzare il contesto nel quale vive ed opera (IV ANNO).
Tavolo del convegno: il Vescovo Scotti, don Gigino Primiano e i Sigg. Giuseppe e Maria Rita LeoneTavolo del convegno: il Vescovo Scotti, don Gigino Primiano e i Sigg. Giuseppe e Maria Rita Leone

Relatori: i coniugi Leone di CatanzaroRelatori: i coniugi Leone di Catanzaro

Il Vescovo Scotti a colloquio con uno dei partecipantiIl Vescovo Scotti a colloquio con uno dei partecipanti
  • Le modalità operative per evangelizzare: il progetto Parrocchia – Famiglia è un non accontentarsi del minimo livello divino abbassato al livello umano, accontentandosi di mantenere la fede che uno ha. Il progetto nasce da un grande amore per la Parrocchia: non si può bypassare la Parrocchia per evangelizzare. La Parrocchia non è una forma aggregativa leggerissima, con il 70% che chiede solo i sacramenti ed è Chiesa Invisibile, non amata e il più delle volte solo giudicata e condannata. Si tratta di immettere una vera conversione pastorale missionaria, operando cambiamenti e non aggiustamenti ove necessari. Nelle Parrocchie sembra che sappiano pregare solo coloro che appartengono a Parrocchie e Movimenti. La Chiesa che vive nelle case oggi non sa più pregare: occorre la conversione parrocchiale. Occorre dare voce alle Famiglie, in quanto la Chiesa si fonda sui sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio, il cui secondo è il grande “addormentato” nelle Parrocchie. Come può la Famiglia evangelizzare:

1. Essendo se stessa, dando il segno del Dio Trinitario, del Dio Comunione; che ha scelto l’uomo e la donna, differenti e diversi per genere, per essere una cosa sola. La cultura odierna tende ad annullare la diversità uomo/donna. L’immagine di Dio è nell’uomo/donna, non solo nell’uomo, non solo nella donna. L’uomo e la donna che si amano, che tentano di ragionare come una sola persona, nonostante debolezze e cadute.
2. E’ necessario che l’uomo la donna si amino ad immagine dell’amore di Dio. La relazione uomo/donna nel matrimonio è guidata dallo Spirito Santo, e se la preghiera non anima la Famiglia, la Famiglia non può evangelizzare. Perché chi evangelizza è lo Spirito Santo, che è stato donato gratuitamente.
3. La famiglia evangelizza in forza del Sacramento ricevuto. Nel servizio è nascosta la forza evangelizzatrice della Famiglia, la cui prima azione è verso l’altro coniuge, come potenzialità data dal Sacramento.
- Le prime Chiese sono nate nelle case, nell’oicos, la casa. La famiglia ha delegato le sue funzioni ad una società anonima anche in campo di Fede. E’ importante riconoscere nel proprio ambiente di vita la possibilità di evangelizzazione: le relazioni e le reti familiari costituiscono possibilità infinite e nuove di evangelizzare. Così si può incidere in una società che progressivamente sta perdendo il centro e il significato che è Gesù Cristo.
- Tale progetto si è concretizzato in comunità di evangelizzazione familiare.

  • La comunità familiare è un gruppetto di persone costituito da una coppia di sposi che si riunisce una volta la settimana nella propria casa per evangelizzare. Quindi si garantisce un turno di un’ora per pregare davanti al Sacramento, chiedendo che il Signore evangelizzi la comunità.
  • Dopo 2 – 3 mesi, appena il clima parrocchiale cambia, si iniziano a fare le comunità familiari nelle proprie case. Ci si riunisce per un’ora e mezza e si loda e ringrazia il Signore, dopo di che si condivide la propria piccola fede; finito il momento di condivisione il parroco tiene una piccola catechesi sulla Parola di Dio per un quarto d’ora; terminata la catechesi, ognuno nel confronto dice la sua senza essere controbattuto; preghiera di intercessione : si prega per tutte le persone, ognuno porta una propria “lista del povero” che contiene un elenco di persone per cui si prega; al termine, si prega brevemente per se stessi e per le proprie difficoltà; si chiude con il Padre Nostro.
  • Durante la settimana, ogni membro della comunità prega per gli altri membri, e poi racconta agli altri le proprie esperienze: ciò crea in tutti un’attenzione reale agli altri nel concreto della vita; si invitano gli altri a venire a pregare nelle case.
  • Tutto questo va fatto in comunione con il Parroco, che viene aggiornato volta per volta da un piccolo rapportino stilato dai coordinatori: non c’è un rapporto ossessivo, ma si esprimono delle accortezze. Punto di arrivo: adorazione eucaristica e Messa settimanale, punto di arrivo in cui si costruisce la Famiglia con la “F” maiuscola, la Chiesa attorno a Cristo.

DISCUSSIONE SULLA BOZZA PASTORALE

FORANIA DI FROSOLONE

  • Migliorare la forma espositiva eliminando le ripetizioni terminologiche;
  • Esprimere meglio la finalità generale e gli obiettivi specifici delle varie tappe del percorso, evitando estrinsecazioni generiche e ripetitive;
  • Definire con chiarezza la famiglia una comunità comprendente genitori e figli e non lasciarla intendere come coppia di sposi soltanto;
  • Ridare alle famiglie un ruolo educativo centrale sul piano religioso e nella trasmissione dei valori;
  • Costituire nelle parrocchie un gruppo che si occupi della condivisione dei problemi comuni e che organizzi l’aiuto economico per le famiglie in difficoltà;
  • Promuovere l’incontro intergenerazionale;
  • Nominare un responsabile parrocchiale per l’organizzazione delle tappe del progetto e per la verifica del percorso;
  • Inviare tutti i documenti prodotti alle famiglie che gestiscono l’attuazione del piano pastorale a livello parrocchiale;
  • Organizzare una messa mensile nelle parrocchie per le famiglie con una preparazione preventiva dell’eucarestia;
  • Far nascere nelle parrocchie centri di aggregazione per le famiglie capaci di organizzare una vita di comunità ricca sul piano umano, spirituale, sociale, ricreativo;
  • Unificare in diocesi il percorso di crescita spirituale con un lavoro sinergico e non frantumato in gruppi ecclesiali chiusi;
  • Rompere le cause che creano divisioni tra le famiglie nelle comunità parrocchiali;
  • Incontri nelle famiglie per approfondire il vangelo della domenica precedente;
  • Coinvolgere negli incontri i genitori impegnati nella preparazione dei figli ai sacramenti;
  • Servirsi delle famiglie dei gruppi scout per organizzare la festa della famiglia;
  • Incontri mensili per seguire nella vita di fede le coppie sposate negli ultimi anni;
  • Stimolare gli amministratori locali per leggi in favore delle famiglie anche con la messa a disposizione di alloggi;
  • Coinvolgere nel piano pastorale le scuole attraverso gl’insegnanti di religione;
  • Preparare gl’incontri tra famiglie con questionari preventivi;
  • Incontri periodici con famiglie di altre parrocchie;
  • Riunioni nelle parrocchie per un’indagine empirica sulla situazione delle famiglie;
  • Informazione in diocesi sulle possibilità occupazionali;
  • Trovare metodi per interessare agli incontri i giovani;
  • Centralità della famiglia nella catechesi, evitando nella stessa un metodo scolastico;
  • Necessità di fondare oratori, soprattutto per gli adolescenti;
  • Centri di ascolto per approfondire la riflessione sulla parola di Dio e per imparare a pregare insieme;
  • Necessità di responsabilizzare i genitori nell’impegno di una vita cristiana realmente vissuta;
  • Portare la famiglia ad interessarsi dei problemi sociali del territorio;
  • Evitare la dispersione delle iniziative;
  • Ridefinire in maniera più adeguata la tempistica della realizzazione delle fasi del piano pastorale.
TRIVENTO
Non si è analizzata la bozza. Discussioni animate.
La discussione sulla situazione della Diocesi non si ritiene impellente.
Proposte concrete:
  • Riflessione sulla Parola di Dio in preparazione alla Messa Domenicale
  • Peregrinatio Mariae nelle case oppure nelle Chiese
  • Un’ora di adorazione settimanale in Chiesa con i figli
  • Un serio cammino di iniziazione cristiana alla Fede
  • Incontri periodici per coppie, programmati a livello foraniale e diocesano.
  • Insistere sulla la preghiera in famiglia

AGNONE/CAROVILLI
Riuniti gruppi di persone che non si conoscevano.
Il primo passaggio: cercare di capirsi e dialogare.
Ci si è fermati sul fatto organizzativo: migliorare la comunicazione.
Il progetto è valido.
Tuttavia, si fa osservare:

  • Molti non hanno potuto né discutere, né valutare la bozza, perché arrivata in ritardo. Convocare un secondo incontro, in cui sentire sulla bozza i pareri degli insegnanti di religione, delle suore, e delle parrocchie, che hanno bisogno di tempo per riflettere, di fare più incontri. Questo al fine di non imprigionarci in tempi – capestro, che non portano alla partecipazione e al coinvolgimento, ma rischiano di far sì che tutti deleghino a qualcuno il compito di elaborare il progetto.
  • Coinvolgere la Pastorale Giovanile e i giovani della Pastorale Giovanile nel cammino
  • Si nota che un progetto pastorale deve coinvolgere tutte le pastorali, altrimenti ognuno va per la sua strada. Si nota l’assenza di parroci e referenti delle Pastorali Diocesane. Per esempio, tutti i sacerdoti di Agnone oggi sono assenti, per una Festa che coinvolge tutta quella comunità. Fare attenzione a queste cose. Occorre poi stimolare i referenti delle pastorali a riunire i loro collaboratori perché si esprimano sulla bozza.
  • La Comunicazione è stata abbastanza carente e lenta: una comunicazione rapida ed efficace è importante per coinvolgere tutti, altrimenti si può pensare che si voglia escludere : si propone di sfruttare la comunicazione via e mail o via fax, che è più veloce, magari raccogliendo in una mailing list gli indirizzi dei partecipanti, ed incaricare chi è esperto di comunicazione per gestire queste cose.
Don Francesco MartinoTrivento (CB), 15 ottobre 2007

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